TEMPO PASQUALE - Cristo nostra Pasqua
Il mistero pasquale nella vita del cristiano
Angelo card. Amato




Senza risurrezione non c'è cristianesimo.

Il Cristo risorto è l'evento fondamentale della fede cristiana. Per gli autori sacri la risurrezione è il criterio ultimo della verità dell'incarnazione. Lo dice chiaramente San Paolo: «Se Cristo non è risorto, vuota allora è la nostra predicazione, vuota anche la vostra fede. Noi, poi, risultiamo falsi testimoni di Dio, perché contro Dio abbiamo testimoniato che egli ha risuscitato il Cristo» (1.Cor 15,14s).
L'originalità unica di Cristo risiede nel fatto che egli non è solo un personaggio storico del passato.
Egli, come Risorto, è il Vivente nella comunione divina trinitaria, ma anche il Vivente nella Chiesa e nella storia oggi.

La sua risurrezione non è tanto la rianimazione di un cadavere, come fu per Lazzaro, ma l'immersione in una vita del tutto nuova, quella divina, non più soggetta al divenire o al morire. Ed è partendo dal cielo trinitario, che egli, Risorto, si manifestò ai suoi, riconvocandoli alla sua sequela e inviandoli definitivamente in missione.

Per questo, la prima predicazione apostolica fu tutta incentrata sulla risurrezione, evento reale e salvifico come la croce e la morte di Gesù. Rileggiamo l'inizio della prima Lettera di Pietro, che rivela il pieno significato del Cristo risorto: «Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo; nella sua grande misericordia egli ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per una eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce. Essa è conservata nei cieli per voi, che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, per la vostra salvezza, prossima a rivelarsi negli ultimi tempi. Perciò siete ricolmi di gioia» ( I Pt 1,3-6).


  La risposta al Risorto:
«Signore, tu sai tutto; tu sai che ti amo»


Dopo la risurrezione Pietro fu l'apostolo che Gesù sottopose all'esame della carità:
«Simone di Giovanni, mi ami tu più di costoro?» (Gv 21,15).
Rivolgendosi a Pietro, in realtà il Risorto si rivolge a tutta la Chiesa, a tutti i cristiani.

La triplice risposta positiva dell'apostolo fu la conferma del suo grande amore verso Gesù:
«Signore, tu sai tutto; tu sai che ti amo» (Gv 21,17).

In quel «ti amo» dobbiamo mettere le anime fervorose di padri e madri di famiglie, di giovani buoni e di bambini innocenti, di ammalati che offrono il loro dolore per la redenzione del mondo, di consacrati e consacrate che si immolano quotidianamente per testimoniare e diffondere il Regno di Dio.
San Paolo era così convinto della necessità di amare Gesù Cristo da dire: «Se qualcuno non ama il Signore, sia anàtema» (1Cor 16,22).

I primi capitoli del famoso libro di Sant'Alfonso, Pratica di amare Gesù Cristo, spiegano il perché del nostro dovere di carità verso Nostro Signore.



In sintesi, si tratta di tre motivi.


   Il primo è di
riconoscenza. San Paolo esclamava stupito: «Mi ha amato e ha dato se stesso per me» (Gal 2,20). Gesù ci ha amati per primo e ha dato la vita per noi. E l'amore si ripaga con l'amore.

   Un secondo motivo è di
conoscenza: solo amando Gesù lo si conosce: «A chi mi ama mi manifesterò» (Gv 14,21). Non si entra nella conoscenza di Gesù se non attraverso l'amore. E questa l'esperienza dei santi.

   Il terzo motivo è l'osservanza della sua legge. L'amore a Gesù è necessario perché solo amandolo si possono mettere in pratica i suoi comandamenti: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti» (Gv 14,15).
Conclude quindi Sant'Alfonso: «Tutta la santità e la perfezione di un'anima consiste nell'amare Gesù Cristo nostro Dio, nostro sommo bene e nostro Salvatore. Chi ama me, disse Gesù medesimo, sarà amato dall'eterno mio Padre (Gv 16,27).
Alcuni, dice S. Francesco di Sales, mettono la perfezione nell'austerità della vita, altri nell'orazione, altri nella frequenza dei sacramenti, altri nelle elemosine; ma s'ingannano: la perfezione sta nell'amare Dio di tutto cuore»(1).


Il significato della risurrezione «per noi»

La risurrezione di Gesù è anche un evento salvifico
«per noi». Una sintesi di questo “per noi” si può trovare nella tradizione iconografica bizantina. L'icona mette al centro Gesù risorto, risplendente di gloria e circondato da personaggi dell'Antico e del Nuovo testamento.
Il Cristo glorioso con la mano destra stringe la croce della sua passione e morte, fonte della redenzione universale, e con la mano sinistra stringe la mano di un anziano per tirarlo fuori dal sepolcro. Gesù, nuovo Adamo, libera il Vecchio Adamo e, in lui, l'umanità intera dalla schiavitù della morte e dall'insignificanza del regno dei morti, distrutto dalla potenza del Risorto.

L'icona esprime il senso pieno della risurrezione, che è glorificazione di Gesù, ma anche glorificazione dell'uomo e sua partecipazione alla vittoria sulla morte. [...]


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1- Alfonso M. De' Liguari, Pratica di amare Gesù Cristo, I,1.


Angelo Amato sdb - Prefetto Congazione dei Santi - Piazza Città Leonina, 1-00193 Roma



da:
Consacrazione e Servizio Marzo-aprile 2014 - Dossier E' risorto non è qui - il cammino con il Vivente -
Rivista bimestrale delle Religiose - Centro Studi USMI, via Zanardelli, 32 00186 Roma - pp 27-29



 

 

 

sito web ufficiale: www.suoredimariabambina.org