SETTIMANA SANTA
LA VIA REGALE DELLA SANTA CROCE
Romano Guardini


(Riferimenti biblici: Mt. 16, 24-27; Gv. 12,23-26; Col. 1, 24)



A molti sembra duro questo parlare: «Rinnega te stesso, prendi la tua croce e segui Gesù» (Mt. 16, 24). Ma sarà molto più duro sentirsi dire queste estreme parole: «Via da me, o maledetti, nel fuoco eterno!» (Mt. 25, 41). Quelli che ora ascoltano volentieri la parola della croce, non temeranno allora d'aver a udire la sentenza d'eterna dannazione. Questo segno della croce apparirà in cielo, quando il Signore verrà a giudicare. E allora tutti i servi della croce, che si conformarono in vita al Crocifisso, si accosteranno con gran fiducia a Cristo giudice.

Perché dunque temi di prendere la croce, per mezzo della quale si sale al Regno? Nella croce è salvezza, nella croce è vita, nella croce è difesa dai nemici, nella croce è infusione di celeste soavità, nella croce è vigore di mente, nella croce è gioia di spirito, nella croce è l'apice della virtù, nella croce è perfezione di santità. Non v'è salvezza per l'anima né speranza d'eterna vita se non nella croce.

Dunque, prendi la tua croce e segui Gesù, e così arriverai alla vita eterna.


  Egli è andato avanti portando la croce
e per te è morto in croce, perché anche tu porti la tua croce e brami di morir
sulla croce.
E se morrai con Lui, con Lui pure vivrai;
e se gli sarai stato compagno nella pena, gli sarai compagno anche nella gloria.

Ecco: tutto sta nella croce, e tutto consiste nel morirvi.
E non c'è altra via che meni alla vita e alla vera pace interiore, se non la via della santa croce e della mortificazione quotidiana.
Va dove vuoi, cerca quanto vuoi; ma, fuori della via della santa croce, non troverai strada più sublime né più sicura.


Disponi e ordina tutto come ti pare e piace, ma troverai sempre qualcosa da soffrire, che tu voglia o no;
e così incontrerai sempre la croce. Infatti, o sentirai dolore nel corpo, o sosterrai nell'anima tribolazione
di spirito.

Sarai ora abbandonato da Dio, e ora travagliato dal prossimo; e quel ch'è peggio, spesso diventerai gravoso a te stesso. Non ci sarà rimedio che te ne liberi, né conforto che te ne sollevi, ma ti sarà necessario soffrire finché piacerà a Dio. Dio vuole che tu impari a patire tribolazione senza conforto, e sottometterti a Lui in tutto, perché attraverso la tribolazione diventi più umile.

Nessuno sente nel cuore la passione di Cristo così intensamente, come chi avrà dovuto soffrire qualcosa di somigliante. La croce dunque è sempre pronta e t'aspetta dovunque... Se porti volentieri la croce, essa porterà te e ti condurrà al desiderato fine, dove la sofferenza avrà fine: cosa impossibile quaggiù.

Se la porti per forza, essa ti diventerà un peso sempre più grave; se getti via una croce, sicuramente ne troverai un'altra, e forse più pesante.

Tutta la vita di Cristo fu croce e martirio; e tu pretendi per te riposo e gaudio? Se vi fosse stato qualcosa di meglio e di più utile alla salvezza degli uomini che il patire, Cristo senza dubbio ce l'avrebbe mostrato con le parole e l'esempio. Invece Egli esorta chiaramente a portar la croce i discepoli e tutti quelli che vogliono seguirlo, dicendo: «
Se qualcuno vuol venire dietro di me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce, e mi segua» (Mt. 16, 24).

Dopo aver letto e meditato profondamente queste cose, ecco la conclusione: «Solo per mezzo di molte tribolazioni è possibile entrare nel regno di Dio» (Atti 14, 22).



Imitazione di Cristo, lib. II, cap. 12 - Ed. Messaggero, Padova, 1965


da:
Meditazioni per l'anno liturgico - dagli Autori di tutti i tempi
Edizioni Messaggero, Padova 1975, pag 227-228



 

 

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