Settimana Santa
Il cristianesimo e la Croce sono inseparabili
Romano Guardini


(Riferimenti biblici: Is. 53, 1-12; Mt. 10, 34-39; Col, 1, 24)


Il messaggio di Gesù è messaggio di salvezza. Annuncia l'amore del Padre e la venuta del Regno; invita gli uomini alla pace e alla concordia nella santa volontà di Dio. Tuttavia, la sua parola non inizia col provocar l'unione, bensì la divisione.

Quanto più un uomo diviene intimamente cristiano, tanto più la sua vita si distingue dagli altri che non vogliono divenirlo o almeno nella misura in cui essi si rifiutano di divenirlo. Questo divario sussiste nonostante i vincoli più stretti; poiché non si è cristiani per natura o eredità, ma come conseguenza
d'una decisione interiore e personale. Uno prende questa decisione; l'altro, no. Ecco perché può aversi
da ciò una separazione morale tra padre e figlio, amico e amico, o tra i conviventi d'una stessa casa.

In tale situazione, l'uomo deve porre Gesù al di sopra di tutti gli altri, fossero essi padre e madre, figlio e figlia, amica e amico. Questa esigenza prende in profondità, provoca la tentazione di stare insieme con i genitori e di rinunciare a Gesù.


  Ma Gesù ci pone in guardia: «Se ti attacchi a questa vita e mi sacrifichi ad essa, perdi anche la tua vita, la tua vera vita. Ma se ti distacchi per amor mio, ritroverai te stesso per ciò che è essenziale, oltre ogni misura». Evidentemente è arduo; è la croce. Noi sfioriamo il mistero più difficile del Cristianesimo. Cristianesimo e croce
sono inscindibili.

Da quando il Cristo dovette percorrere
la via della croce, vi è una croce sul cammino di chiunque voglia esser cristiano. Per ognuno, è la «sua» croce.
La natura si erge contro di essa; vuol «risparmiarsi». Rifiuta di passar quella prova. Ma Gesù afferma, ed è la legge fondamentale della sua religione: «Colui che vuole custodire la sua persona, la sua vita, la sua anima, le perderà.


Colui invece che si abbandona alla croce eretta per lui qui o là, le ritroverà e le conserverà per sempre, come un eterno se stesso che ha parte con il Cristo».

Nell'ultimo viaggio a Gerusalemme, immediatamente prima della Trasfigurazione, lo stesso concetto ritorna, espresso in modo più drastico. Allora Gesù disse ai suoi discepoli; «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Poiché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà, ma chi perderà la sua vita per amor mio, la troverà.
Che gioverebbe a un uomo guadagnar tutto il mondo, se perdesse l'anima sua?
O che cosa potrà dare in cambio della propria anima?
Il Figlio dell'uomo, infatti, verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue opere»(Mt. 16,24-27).

È dunque la stessa idea: l'uomo deve prender la sua croce, rinunciare a se stesso, dar la sua vita per il Cristo, per veramente trovarlo. L'idea, in questo brano, è più decisa e penetra ancor più in profondità. Essa non traccia una linea di demarcazione tra l'uno e l'altro uomo, ma tra il fedele e tutto il resto; tra il mondo e me, tra me e me stesso. È la grande dottrina del dono di sé e dell'abnegazione di se stesso.



Romano Guardini, teologo e scrittore: Il Signore


da: Meditazioni per l'anno liturgico - dagli Autori di tutti i tempi
Edizioni Messaggero, Padova 1975, pag 225-226



 

 

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