TEMPO LITURGICO

   
  Tempo di Quaresima
AI PIEDI DELLA MONTAGNA DI DIO

(Riferimenti biblici: Gen. 12,1-5; Mt. 19,27-29; 2Cor. 4,18-5, 9)


Quando qualcuno si decide a partire per ricercare Dio, deve fare i bagagli, sellare l'asino e mettersi in cammino. La montagna di Dio è appena visibile in lontananza. Bisogna partire all'alba. E' una partenza importante. Bisogna dire addio. A che cosa? A tutto e a niente. A niente, perché questo mondo che si lascia ci sarà sempre vicino, in noi, fino all'ultimo respiro. Cacciato e respinto, ha molta probabilità di risorgere più veemente all'interno di noi stessi.


A tutto, perché, partendo alla ricerca dell'assoluto, tagliamo i ponti con tutto ciò che potrebbe distoglierci da esso o che, in noi e negli esseri, tende a opporsi all'azione divina. In fondo, ciò che è più difficile lasciare è il nostro io che, nel bisogno fondamentale di libertà, si oppone a Dio.
  La separazione non sta nell'allontanamento, ma nel distacco. Bisogna a tutti i costi impedire alla nostra personalità di piegarsi su se stessa, di costruirsi contro Dio una cittadella dove Dio non sarà ammesso che come ospite...

Prima di partire è necessario dare qualche colpo d'accetta. Tagliando attorno a noi stessi, ci accorgiamo che tagliamo in noi stessi. Tuttavia, per partire, non bisogna aspettare d'essere staccati da tutto e da se stessi...

Che cosa portare con sé? Tutto se stesso e niente in meno. Strana risposta, dopo aver detto che è necessario lasciare tutto e in primo luogo se stessi. Ma è proprio vero: bisogna portare tutto se stesso. Molti partono apparentemente. Non si portano dietro, che un fantasma di loro stessi, un modello astratto.
Mettono loro stessi al sicuro prima d'iniziare il viaggio. Si fanno una personalità artificiale, presa in prestito, costruita sui libri;
ed è questa personalità artificiale, questo robot, quest'ombra di loro stessi, che inviano alla ricerca di Dio. Non entrano mai veramente con tutto il loro essere nell'esperienza...

  Partendo, bisogna caricarsi di tutto ciò che si possiede e partire con tutto quello che si è. Prendere tutto: le grandezze e le debolezze, il passato di peccato, le grandi speranze, le tendenze più basse e più violente, tutto, perché tutto deve passare per il fuoco.

Tutto deve essere finalmente integrato per fare un essere umano capace di entrare corpo e anima nella conoscenza di Dio. Davanti a sé Dio vuole un essere reale, che sappia piangere e gridare sotto l'effetto della sua grazia purificatrice; vuole un essere che conosca il prezzo dell'amore umano e l'attrattiva dell'altro sesso; vuole un essere che senta il desiderio violento di resistergli.

E' un essere umano reale che Dio vuole avere dinanzi, altrimenti la sua grazia non avrà nulla da trasformare, l'essere reale si sottrarrà... Quando la decisione di partire è presa e tutto l'essere è presente per la partenza, bisogna accordare il nostro corpo e la nostra anima col grande corpo di Cristo che è la Chiesa: - vivere con lei, sentirne le pulsazioni scandite dalla sua vita liturgica, dai suoi insegnamenti, dai sacramenti e dalla sua costante attenzione. Vivendo nel ritmo della Chiesa, sarà più facile orientare se stessi verso il Signore.

   
  Yves Raguin, gesuita, studioso delle religioni orientali: Chemins de la contemplation – Coll. "Christus" n. 29 - Desclée De Brouwer, 1969 - pagg. 28-30.
   
  da: Meditazioni per l'anno liturgico - dagli Autori di tutti i tempi
Edizioni Messaggero, Padova 1975, pag 179-180


web site official: www.suoredimariabambina.org