TEMPO LITURGICO

   
  Tempo di quaresima
IL CAMMINO DELL'UOMO CHE CERCA DIO

(Riferimenti biblici: Sal. 130,1-3; Mt. 11,28-30; 2 Cor. 12,6-10)


La vita spirituale, salve rare eccezioni, inizia da un avvenimento chiamato
«conversione». Poco importa il suo contenuto preciso; essa è come uno choc seguito da un passaggio netto da uno stato ad un altro. Come una luce rivela le ombre, la conversione svela all'improvviso l'insufficienza inconsistente del presente, orienta verso un mondo nuovo e comporta l'impegno gioioso di tutto l'essere. Anche coloro che ereditano la fede da bambini arrivano, presto o tardi, alla sua scoperta cosciente e alla appropriazione personale e sempre sconvolgente.
   
  Una lettura, un incontro, una riflessione fanno sorgere un'improvvisa e grande luce. Al suo chiarore, tutto acquista ordine come in una geniale poesia che dà ad ogni cosa un valore verginale e inestimabile: è la primavera religiosa.

Come una gemma piena di vita, l'essere umano si sente dilatato da una gioia sorprendente e da una simpatia spontanea per tutti. Tempo indimenticabile: come la luce che illumina una festa, essa permette di vedere in Dio il volto sorridente del Padre che esce incontro al figlio.

Questo tempo tuttavia è di breve durata. Il volto del Padre prende l'aspetto del Figlio e la sua croce ci oscura dal di dentro. La nostra croce si profila nettamente e non è più possibile ritornare alla fede semplice e infantile di un tempo.
Le dissonanze dolorose lacerano l'anima nella chiaroveggenza del male e del peccato; è la tensione estrema tra le due condizioni che si escludono a vicenda.
La esperienza brutale delle La vita spirituale, salve rare eccezioni, inizia da un avvenimento chiamato «conversione». Poco importa il suo contenuto preciso; essa è come uno choc seguito da un passaggio netto da uno stato ad un altro.

   
  Come una luce rivela le ombre, la conversione svela all'improvviso l'insufficienza inconsistente del presente, orienta verso un mondo nuovo e comporta l'impegno gioioso di tutto l'essere. Anche coloro che ereditano la fede da bambini arrivano, presto o tardi, alla sua scoperta cosciente e alla appropriazione personale e sempre sconvolgente.

Una lettura, un incontro, una riflessione fanno sorgere un'improvvisa e grande luce. Al suo chiarore, tutto acquista ordine come in una geniale poesia che dà ad ogni cosa un valore verginale e inestimabile: è la primavera religiosa. Come una gemma piena di vita, l'essere umano si sente dilatato da una gioia sorprendente e da una simpatia spontanea per tutti. Tempo indimenticabile: come la luce che illumina una festa, essa permette di vedere in Dio il volto sorridente del Padre che esce incontro al figlio.

Questo tempo tuttavia è di breve durata. Il volto del Padre prende l'aspetto del Figlio e la sua croce ci oscura dal di dentro. La nostra croce si profila nettamente e non è più possibile ritornare alla fede semplice e infantile di un tempo. Le dissonanze dolorose lacerano l'anima nella chiaroveggenza del male e del peccato; è la tensione estrema tra le due condizioni che si escludono a vicenda. La esperienza brutale delle cadute e delle incapacità può portare sull'orlo della disperazione.

La tentazione di gridare all'ingiustizia, di dire a Dio che ci chiede troppo e che la nostra croce è più pesante di quella degli altri, è grande. Una vecchia storia racconta una simile rivolta in un uomo semplice e sincero che, condotto da un angelo verso un mucchio di croci differenti e invitato a sceglierne una, scelse la più leggera accorgendosi poi con meraviglia che era proprio la sua! L'uomo non è mai tentato oltre le proprie forze. Dio ci attende a questo istante decisivo. Aspetta dalla nostra fede un atto virile, la piena e cosciente accettazione del nostro destino; ci domanda di assumerlo liberamente. Nessuno può farlo al nostro posto, nemmeno Dio. La croce è fatta dalle nostre debolezze é dalle nostre deficienze; è costruita con i nostri slanci trafelati e soprattutto con le nostre profonde tenebre dove si eccita una sorda resistenza e dove ristagna un'inconfessabile bruttezza; in breve, con tutta la complessità che, in questo momento preciso, è l'io autentico.

Ora, «ama il prossimo tuo come te stesso» (Mt. 19, 19) comporta un certo amore di se stesso. È l'invito ad amare la nostra croce. Indica forse l'atto più difficile: accettarsi per quello che si è. Sappiamo che i più orgogliosi e i più assetati di amor proprio sono gli scontenti di se stessi, quelli che si odiano segretamente. Il momento importantissimo dell'incontro con se stessi esige una spogliazione completa, la visione immediata e totale di sé fin nelle pieghe più segrete... Nel momento della solitudine, solo l'umiltà profonda ci viene in aiuto col riconoscere l'incapacità radicale dell'umana natura: essa costringe l'uomo a mettere tutto il proprio essere ai piedi della croce, e allora di colpo Cristo solleva per noi quella pesantezza opprimente:
«Imparate da me; il mio giogo è agevole e il mio carico è leggero» (Mt. 11,30).
   
  Paolo Evdokimov , teologo laico (+1970): Les ages de la vie spirituelle - Desclée de Brouwer, Parigi 1964 - pagg. 66-68
   
  da: Meditazioni per l'anno liturgico - dagli Autori di tutti i tempi
Edizioni Messaggero, Padova 1975, pag 177-178


web site official: www.suoredimariabambina.org