TEMPO LITURGICO

   
  Tempo di Quaresima
PERCHÈ SOFFRO? PERCHÈ PROPRIO IO?

(Riferim. biblici: Giob. 16,12-22; Mt. 16,21-26; Col. 1,21-22.24)

Un problema continuo si presenta alla mente del malato (che non spera più di guarire): Perché? Proprio io? Perché soffro? Perché gli altri camminano e io resto immobile? Gli altri ridono, corrono, lavorano, godono questo bello e vasto mondo, seguono una strada e una carriera, producono una opera, fanno crescere una famiglia, si occupano tra i loro simili di un gran numero di cose utili e deliziose. Che cosa mi è successo?

   
  Perché sono stato messo in disparte, impotente, inutile, coricato dal mattino alla sera, per giorni e mesi e anni, sul medesimo letto, in compagnia di avvenimenti minuscoli e di questa materia del tempo di cui le persone normali non si accorgono nemmeno? Perché sono stato scelto?

Che cosa mi ha meritato questa designazione personale, questa elezione al ruolo di passivo, l’affissione alla cortina del mio letto di questo programma di torture da subire che sembra essere la mia eredità e la cosa per cui sono nato?

A questo problema terribile, il più antico dell'umanità, Giobbe ha dato una forma quasi ufficiale e liturgica, e Dio solo, da lui interpellato direttamente e messo in causa, era in grado di rispondere;
ma l’interrogativo era così enorme che solo il Verbo poteva risolverlo, non fornendo una spiegazione, ma una presenza, secondo questa parola del Vangelo: «
Non sono venuto a spiegare, dissipare i dubbi con una spiegazione, ma ad adempiere, cioè a sostituire con la mia presenza il bisogno stesso di una spiegazione» (cfr. Mt. 5, 17).

Il
Figlio di Dio non è venuto per distruggere la sofferenza, ma per soffrire con noi. Non è venuto per distruggere la croce, ma per stendervisi sopra.
Tra tutti i privilegi specifici dell’umanità è proprio questo che egli ha scelto per se stesso, e a fianco della morte ci ha insegnato la strada per uscirne e la possibilità di trasformarla...

   
  Nella natura dell’uomo gli è parsa essenziale la sofferenza. Con lui essa ha cessato di essere gratuita, ora essa dà diritto a qualcosa, e questo qualcosa è venuto a portarcelo Cristo.
È venuto a mostrarci che cosa siamo capaci di acquistare e di riparare, pagando; di acquistare e di riparare per noi stessi e per gli altri con una moneta il cui corso è universale, il cui uso ci è imposto, perché ci è lasciata la sola scelta di impiegarla o di perderla completamente.

Così l’uomo che soffre non è inutile e ozioso.
Lavora e, collaborando con la mano benefica e crudele che è all’opera in lui, acquista non beni caduchi e relativi, ma valori assoluti e universali che ha a disposizione...

Cosa meravigliosa!
il suo lavoro è di essere lavorato... fino a che egli abbia dato la risposta essenziale che si richiede da lui, quel sì che per la maggioranza si confonde con l'ultimo respiro.
Così la sofferenza somiglia alla grazia in quanto è una scelta gratuita, anche se nulla vieta di trovare talvolta un rapporto di convenienza tra la natura e il dono di Dio.
C'è però sempre questa differenza: possiamo sottrarci alla grazia, ma non alla sofferenza che ci prende con la forza... Cari amici infermi, siete proprio sicuri che tutta questa gente in piedi e in agitazione sia viva quanto voi?

   
  Paul Claudel - poeta e scrittore († 1955): Toi, qui es-tu? - Ed. Gallimard, 1936 - pagg. 112-115.
   
  da: Meditazioni per l'anno liturgico - dagli Autori di tutti i tempi
Edizioni Messaggero, Padova 1975, pag 219-219


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