TEMPO LITURGICO

   
  Tempo di Quaresima
L’ASCESI, UN MEZZO DA AMARE

(Riferimenti biblici: Is. 58, 1-9; Rom. 14, 15-19)


Le forme particolari dell’ascesi riflettono l’epoca che attua tale ascesi e si adattano alla sua mentalità. Nelle condizioni della vita moderna, sotto il peso del sovraffaticamento e dell’usura nervosa, la sensibilità si trasforma.
L’ascesi cristiana non è mai stata fine a se stessa, è soltanto un mezzo, un metodo a servizio della vita, e come tale cercherà di assuefarsi alle nuove necessità. Un tempo l’ascesi dei Padri del deserto imponeva digiuni e privazioni intense ed estenuanti; oggi la lotta si sposta. L’uomo non ha bisogno di un dolorismo supplementare; cilicio, catene, flagellazioni, rischierebbero di sfibrarlo inutilmente.

   
  La mortificazione del nostro tempo consisterà nella liberazione dal bisogno di stupefacenti: fretta, rumore, eccitanti, droga, alcool di tutti i generi.

L'ascesi consisterà più che altro nel riposo imposto, nella disciplina della quiete e del silenzio, dove l'uomo ritrova la facoltà di concentrarsi per la preghiera e la contemplazione, perfino in mezzo a tutti i rumori del mondo, nella metropolitana, fra la folla, ai crocicchi di una città.

Ma più di ogni altra cosa, l'ascesi consisterà nella facoltà di comprendere la presenza degli altri, gli amici di ciascun incontro.
Il digiuno, all'opposto della macerazione inflitta, sarà la rinuncia gioiosa al superfluo, la sua spartizione con i poveri, un equilibrio sorridente, spontaneo, pacato.

Al di là della ascesi fisica e psicologica del Medio Evo si dovrebbe ricercare l'ascesi escatologica tipica dei primi secoli, cioè quell’atto di fede che faceva dell’essere umano nella sua complessità l'attesa gioiosa della Parusia, l’attesa non tanto cronologica, quanto qualitativa, che sa discernere il termine ultimo e unico; in quanto, secondo il Vangelo, il tempo è breve e «lo Spirito e la Sposa dicono: Vieni!» (Ap. 22, 17).

In questo modo, l'ascesi si trasforma in attenzione ai richiami del Vangelo, alla scala delle beatitudini; cercherà l’umiltà e la purezza del cuore, al fine di liberare il proprio prossimo e restituirlo a Dio.

   
  In un mondo affaticato, schiacciato dalle preoccupazioni dagli affanni, che vive a ritmi sempre più frenetici, il nostro compito è quello di vivere «l’infanzia spirituale» che conduce a sedersi alla tavola dei peccatori, a benedire e a spezzare il pane insieme con loro...

Nessuna ascesi, priva dell’amore, avvicina a Dio: «Noi saremo giudicati per il male che abbiamo compiuto, ma soprattutto per il bene che abbiamo omesso perché non amiamo il nostro prossimo», dice san Massimo.

Oggi l’ascesi nella vita spirituale protegge lo spirito dal dominio del mondo e raccomanda di «vincere il male creando il bene». Ne consegue che l’ascesi non rimane nient’altro che un mezzo, che una strategia. L'uomo può suscitare un’atmosfera morbosa, allucinante, in cui vede ovunque il male e il peccato. Ora, l’ascesi evangelica trascina non tanto per eccesso di paura, quanto per eccesso d’amore traboccante di tenerezza cosmica.

Santa Dorotea offre una bella immagine della salvezza sotto forma di un cerchio il cui centro è Dio la cui circonferenza è formata da tutti gli uomini. Più ci si avvicina al centro - Dio - più i raggi del cerchio, il prossimo, si avvicinano gli uni agli altri. Sant’Isacco diceva al suo discepolo: «
Ecco, fratello, un comandamento che ti affido: la misericordia trabocchi sempre dalla tua bilancia, fino al momento in cui sentirai in te stesso la misericordia che Dio prova per te e per il mondo».




   
  Paolo Evdokimov - teologo laico, pioniere dell’ecumenismo (†1970): L'Orthodoxie - «Unité chrétienne: Pages Documentaires» - Lione, nov. 1970 - pagg. 34-35 e 41.
   
  da: Meditazioni per l'anno liturgico - dagli Autori di tutti i tempi
Edizioni Messaggero, Padova 1975, pag 201-202


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