TEMPO LITURGICO

   
 

Natale del Signore
Dio con noi
Card. Suhard


Riferimenti biblici: Sal 138,5-15; Mt 1,20-23; At 17,22-28


Dio, il Santo, il Separato, il Tutto Altro, è anche l'Onnipresente. Tutta la Scrittura e la Tradizione manifestano con uguale sicurezza questo secondo aspetto di dio. Egli ha voluto essere anche il "Dio con noi", il Dio che si dona.

Tale rivelazione è iniziata nell'Antico Testamento con l'idea dell'Alleanza; essa rivela fin dalle origini e con chiarezza sempre crescente, che Dio non è soltanto mistero infinito, ma anche mistero d'amore.
Egli chiama Israele, e tutte le nazioni, alla comunione con lui. Ci sarà la riconciliazione imperfetta del primo "Testamento", poi il perdono e l'unione intima della Nuova Alleanza in Gesù Cristo. Che cosa proclamano i Profeti se non questo amore del Dio di Israele, esigente e tenero ad un tempo?


  Sembra che Dio voglia negare la storia o portarvi scompiglio; non si tratta però di disprezzo o di un gioco crudele da despota, ma di un instancabile affetto che vuole dilatare le nostre prospettive. Interviene dall'esterno per trasfigurare nell'interno. Abramo deve uscire dalla sua patria, ma per divenire il padre dei credenti; Mosè deve obbedire contro voglia, ma per salvare il popolo; san Paolo è gettato a terra sulla strada di Damasco, ma per diventare l'Apostolo delle genti. Il Signore si serve degli uomini e degli avvenimenti per realizzare il suo piano di salvezza.

Dopo ciò si potrà ancora dire che egli non conduce la storia? Si negherà che il "Separato" è anche l'Onnipresente?

Ma questa presenza divina non è che un aspetto particolare di un disegni, di una realtà più universale: la presenza di Dio in tutti gli essere, conseguenza della creazione. "In lui viviamo, ci muoviamo e siamo", dice san Paolo (At 17,28).

San Tommaso d'Aquino, in alcune magnifiche pagine della Somma, riprende questa affermazione "sull'esistenza di Dio nelle cose": "finché una cosa possiede l'essere, occorre che Dio le sia presente ... Si deve concludere necessariamente che Dio è intimamente presente in ogni cosa".

 
Qui il piano della ragione raggiunge quello della Scrittura: non è panteismo, né il Dio di Aristotele del tutto separato dall'universo che nemmeno conosce.
"Il Dio dei cristiani, scrive PioXII, non è una parola vuota o un'idea astratta forgiata dagli studiosi. Egli trascende tutto ciò che è, e ciò che esiste riceve da lui l'esistenza. Milioni di uomini possono camminare frettolosi per le strade, assorti nei loro affari, senza pensare a Dio: Tuttavia è Lui che li conosce nella loro esistenza.

Che dire allora della presenza divina nell'anima in grazia? Qui, non si tratta più soltanto del Dio "Creatore" immanente nella sua creatura, ma della partecipazione all'intimità trinitaria. "Noi verremo in lui e faremo dimora in lui" (Gv 14,23). L'ultima parola è pronunciata: il mistero stesso ci è rivelato: "Dio è amore" (IGv 4,16). Da quel momento il doppio abisso è colmato. La Sovranità si è identificata con l'Amore e vuole trovare la sua gloria nel comunicarsi. Dio è un Dio che si dona. Il Santo è anche l'Emmanuele, Dio con noi.



Card. Suhard, arcivescovo di Parigi (+ 1949): Le sens de Dieu - lettera pastorale del 1948 - Ed. A. Lahure, Parigi 1959 - pagg. 31-34.
 


da: Meditazioni per l'anno liturgico - dagli Autori di tutti i tempi
Edizioni Messaggero, Padova 1975, pag 61-62


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