TEMPO LITURGICO

   
 

Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria
Immacolata, gaudio dell'universo
Giovanni XXIII


Riferimenti biblici: Cant 4,7-10; Lc 1,26ss


Immacolata dice i fulgori dell'aurora.
Preservata immune dalla contaminazione originale, Maria è riempita di grazia fin dal primo istante del suo concepimento.

Già nel seno materno, l'anima di Maria è pervasa di luce divina: dopo la morte di lunghi secoli, trascorsi dalla colpa dei progenitori, si alza questa stella mattutina, limpida e pura, trasparente e inviolata, mentre il cielo trascolora nella promessa del giorno imminente.


  L'intimità con Dio, concessa ad Adamo nella creazione, e così presto perduta, ritorna in Maria nella sua perfezione originale; e già si annuncia agli uomini l'avvento del Sole di giustizia (Malac 4,2), di Colui che, comunicando la vita ristabilisce per gli uomini di buona volontà l'amicizia e l'unione con Dio.

L'anima cristiana deve sentire questo fremito di vita soprannaturale, iniziatasi col Battesimo. Vi diciamo pertanto con l''Apostolo: "Camminate da figliuoli della luce: poiché il frutto della luce consiste in ogni specie di bontà, nella giustizia e nella verità" (Ef 5,8).

Immacolata dice poi promessa e fiore candido di Redenzione.

Colei che, in vista dei meriti del suo Figlio, Redentore, è stata preservata dalla macchia originale, ha avuto questo privilegio perché predestinata alla sublime missione di Madre di Dio. Essa, che doveva dare una carne mortale al Verbo eterno del Padre, non poteva essere contaminata neppure per un istante dall'ombra del peccato.

Immacolata si dice dunque in dipendenza da Gesù Cristo, perché tutto la Madre ha ricevuto in funzione del Figlio. Lo sbocciare in terra di questa corolla candidissima è presagio sicuro della riconciliazione dell'umanità con Dio.

Ben a ragione la Liturgia può cantare nel giorno della Natività della Vergine: "La tua nascita, o Maria, annunciò il gaudio all'universo intero".

 

Ma questo gaudio è altresì un fiore purpureo di sacrificio: sacrificio della Madre benedetta di Gesù, che pronunziando a suo tempo il "fiat", accetta di partecipare alle sorti del Figlio, dalle privazioni di Betlem, alle rinunce della vita nascosta, al martirio del Calvario. Non crediamoci pertanto figli prediletti del Signore e della Madre sua, se nella vita manca il sacrificio e il distacco.

Infine, Immacolata dice visione di Paradiso.
Quella grazia, che ad Essa è stata concessa in grado perfetto e sovreminente fin dal primo istante della sua terrena esistenza, e che a noi pure viene data, sebbene in misura certamente inferiore, è soltanto il pegno della beatitudine eterna: per il giorno in cui cadranno i veli della fede, che nascondono la visione di Dio, e contempleremo faccia a faccia il Signore.

L'Immacolata preannunzia l'alba di quel giorno eterno, ci guida e sostiene, nel cammino che ancora ce ne separa. Per questo l'inno liturgico Ave Maris Stella ha la dolce invocazione: "Fa' che, vedendo con te Gesù, con te sempre possiamo gioire".

A questo termine estremo, coronamento della vita di grazia, devono tendere i palpiti del nostro cuore, e gli sforzi più generosi di cristiana fedeltà.



Giovanni XXIII: Discorso del 7 dic. 1959, nella Basilica dei SS. Dodici Apostoli in Roma
 


da: Meditazioni per l'anno liturgico - dagli Autori di tutti i tempi
Edizioni Messaggero, Padova 1975, pag 745-746


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