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Trinità e Incarnazione


Riferimenti biblici: Gv 14,22-26; 2Cor 12,1-6


Nella festa di sant'Agostino, subito dopo la comunione - non saprei dire come - mi fu dato di comprendere, anzi, quasi di vedere, ma a modo di visione intellettuale rapidissima, come le tre Persone della santissima Trinità, di cui porto l'immagine nella mia anima, siano una sola sostanza. Lo compresi attraverso una rappresentazione così straordinaria e una luce tanto chiara, che la cosa fu molto diversa da quella che sarebbe un'esperienza di fede. Da allora non posso pensare a nessuna delle tre Persone divine senza aver presente tutta la Trinità.


  Oggi per esempio, mi chiedevo come si spiega che, mentre le tre Persone formano un'unità così perfetta, solo il Figlio si sia fatto uomo. E il Signore mi ha fatto capire che le tre Persone hanno, sì, una sola natura, ma sono distinte tra loro. Questo è talmente grande che ancora una volta l'anima desidera uscire dal corpo che le impedisce di goderne completamente.
E anche se la nostra piccolezza sembra incapace di comprendere, un solo istante basta per dare all'anima una certezza inspiegabile, molto più profonda di quella che si acquisterebbe con lunghi anni di meditazione ...

Una volta ero raccolta in presenza di queste Persone che porto sempre nell'anima. Dio era dentro di me in maniera così reale che mi venne da pensare alla parole di san Pietro: "Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivo" (Mt 16,16). Sì, Dio era veramente vivo in me. Non è come nelle altre visioni: qui si tratta di una fede che si fa tanto profonda da impedirci di dubitare che la Trinità sia veramente presente nella nostra nima, nella sua potenza e nella sua esistenza.
Comprendere questa realtà è importantissimo.

Siccome ero stupita e quasi spaventata nel vedere una maestà tanto grande presente in una creatura così vile come la mia anima, udii questa parole: "La tua anima non è una cosa vile, figlia, mia, perché è fatta a mia immagine ...".

 

Un giorno stavo alla presenza delle tre Persone che porto nella mia anima. La luce era così intensa da non lasciare nessun dubbio che lì fosse presente il Dio vivo e vero. Mi era dato di capire cose che ora non potrei spiegare, per esempio come mai soltanto la persona del Figlio avesse assunto la natura umana.
Non saprei, ripeto, esprimere nulla di tutto questo, perché è una cosa che avviene così nell'intimo dell'anima da essere avvertita confusamente, come quando nel sonno o nel dormiveglia si percepisce quanto viene detto attorno a noi.

Pensavo alla miseria di questa vita, che ci impedisce di stare sempre in questa meravigliosa compagnia, e dicevo tra me: "Signore, dammi qualche mezzo per poterla sopportare". E il Signore mi disse: "Pensa, figlia mia, che quando la vita sarà terminata non mi potrai più servire come adesso; che tu mangi o che tu dorma, qualunque cosa tu faccia, fallo per me, come se non fossi più tu a vivere, ma io vivessi in te, secondo la parola di san Paolo" (cfr Gal 2,20).

S. Teresa d'Avila, mistica carmelitana, dottore della Chiesa (+ 1582): Relaciones spirituales, 47, 54 e 56, in "Obras completas" - Aguilar, Madrid 1951 - pagg 268-270.
 


da: Meditazioni per l'anno liturgico - dagli Autori di tutti i tempi
Edizioni Messaggero, Padova 1975, pag 369-370


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