TEMPO LITURGICO

   
 

Tempo Ordinario
Il mistero della Trinità svelato progressivamente


Riferimenti biblici: Prov 12,11; Gv 14,25-26; 2Cor 3,12-18


Nel corso dei secoli, due grandi rivoluzioni hanno sconvolto la terra, le chiamiamo i due Testamenti.
L'una ha fatto passare gli uomini dall'idolatria alla Legge; l'altra dalla Legge al Vangelo. Un terzo sconvolgimento è predetto: quello che dalla terra ci trasporterà in cielo, non c'è né movimento né agitazione.

Questi due Testamenti, hanno presentato lo stesso carattere. E quale? Quello di non aver trasformato tutto immediatamente dal primo inizio del loro apparire. E perché? Per non costringerci con la forza, ma per persuaderci. Infatti ciò che è imposto non è duraturo, come accade quando si vuole fermare forzatamente il corso dei fiumi o la crescita delle piante.
Invece quello che è spontaneo è più durevole e più sicuro. L'uno è subìto per forza, l'altro è voluto da noi. L'uno manifesta una potenza tirranica, l'altro ci mostra la bontà divina ...



  L'Antico Testamento ha manifestato chiaramente il Padre, oscuramente il Figlio. Il Nuovo Testamento ha rivelato il Figlio e lasciato trapelare la divinità dello Spirito. Oggi lo Spirito vive in mezzo a noi e si fa conoscere più chiaramente.


Sarebbe stato pericoloso predicare apertamente il Figlio quando la divinità del Padre non era riconosciuta; e, quando la divinità del Figlio non era ammessa, imporre - oso dire - come in soprappiù, lo Spirito Santo. In questa maniera i credenti, come persone appesantite da troppi cibi, o come coloro che fissano il sole con occhi ancora deboli, avrebbero rischiato di perdere ciò che invece avrebbero avuto la forza di portare. Lo splendore della Trinità doveva dunque brillare attraverso successivi sviluppi, o come dice Davide, "per gradi" (Sal 83,6) e con una progressione di gloria in gloria ...


Vedi come la luce ci viene a poco a poco. A nostra volta dobbiamo rispettare l'ordine in cui Dio si è rivelato a noi, non svelando tutto immediatamente e senza discernimento, senza tuttavia tenere nulla nascosto fino alla fine. Perché il primo modo sarebbe imprudente, l'altro empio. L'uno rischierebbe di ferire i lontani e l'altro di allontanarci dai nostri fratelli.

 

Voglio aggiungere ancora questa considerazione.
Il Salvatore conosceva certe realtà, ma riteneva i discepoli incapaci di portarle nonostante l'insegnamento che avevano ricevuto; perciò le teneva nascoste.
E ripeteva che lo Spirito, quando sarebbe venuto, avrebbe spiegato ogni cosa. Penso che tra queste verità ci fosse pure la divinità dello Spirito Santo: si sarebbe manifestata chiaramente in seguito, quando, dopo la risurrezione del Salvatore, gli animi sarebbero stati maturi per comprenderla.


S. Gregorio Nazianzeno, vescovo di Costantinopoli, padre della Chiesa (+ 390): Discorso 31 (5° discorso teologico), 25, 26, 27 - PG 36, 159-163.
 


da: Meditazioni per l'anno liturgico - dagli Autori di tutti i tempi
Edizioni Messaggero, Padova 1975, pag 367-368


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