TEMPO LITURGICO

   
 

Tempo di Pasqua
E' bene per voi che io me ne vada


Riferimenti biblici: Mt 28,16-20; Gv 14,15ss.


E' forse lontano da noi il nostro Maestro dal momento che è partito e ha attraversato "tutti i cieli"? Non ha detto d'altra parte che ci avrebbe lasciato?

Gesù rinuncia a questa vicinanza di carattere terreno che in realtà non ha nulla di vicino. Terminati i segni materiali di presenza, liberato dalla prigione del corpo, corruttibile e terreno, il Cristo non è più al nostro fianco ma, grazie alla sua morte e alla sua glorificazione, è in noi, esattamente là dove noi siamo.
E quando ci dice, attraverso san Paolo, che è in noi in Spirito, che per mezzo dello suo Spirito vive in noi e noi in lui, che si lascia rivestire da noi ... un simile linguaggio non indica solo i suoi santi comandamenti, i suoi sentimenti, il suo sistema dottrinale, ma il suo stesso Spirito.


  Tale Spirito procede da lui, è il dono per eccellenza del suo amore, è la stessa vita divina che il Figlio ha ricevuto dal Padre; e il Figlio ce la trasmette a sua volta quando, sgorgando dal suo cuore trafitto sulla croce, penetra le più intime profondità della terra e del nostro proprio cuore.

In verità, lasciandoci e portando con sé, alla destra del Padre, ciò che era nostro, ha voluto farsi più vicino a noi. Il suo Spirito, per il quale ci è vicino, è proprio quello al quale fin dall'eternità dona la pienezza infinita della vita che gli viene dal Padre, così, che da lui non potremo avere niente di più grande, anche nell'eternità. E' quello stesso Spirito che fin d'ora è in noi, e la sua presenza annuncia e fonda la vicinanza eterna della visione beatifica e la glorificazione della nostra carne.

Certo, tutto questo sfugge alla nostra esperienza; ecco perché, nonostante tutto, l'Ascensione è una separazione. Una separazione però soltanto a livello della nostra povera coscienza, perché è nella fede che si realizza la prossimità nello Spirito Santo.

Iniziativa divina che contiene tutta la storia della salvezza, l'Ascensione deve rinnovarsi nella storia soprannaturale personale di ognuno: diverremo ricchi soltanto attraverso la privazione, conosceremo l'illuminazione interiore accettando di spegnere in noi le luci del mondo, la nostra intimità col Cristo crescerà quando avremo la sensazione di non sentire più in noi il carattere sensibile della sua presenza.

 
Quando il nostro cuore ci sembra un deserto vuoto e desolato, quando la nostra aria di festa ci sembra un atteggiamento che tende a coprire quello che siamo realmente, allora soltanto siamo pronti a recepire in noi il messaggio dell'Ascensione.
Il Cristo ci nasconde le apparenze della sua presenza per donarci quello che veramente è, la realtà infinita e indicibile che riceve dal Padre suo, per donarcela nel suo Spirito.
E noi possiamo riceverla perché, ritornando alla casa del Padre con quello che noi siamo, ci ha resi capaci di partecipare alla realtà stessa di Dio.


Karl Rahner, teologo gesuita: L'homme au miroir de l'année chrétienne -
Mame 1966 - pag 170ss.
 


da: Meditazioni per l'anno liturgico - dagli Autori di tutti i tempi
Edizioni Messaggero, Padova 1975, pag 341-342


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