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L'Eucaristia chiave del mistero della nostra vita

Riferimenti biblici: Mt 26,26-29; Ebr 10,1-10


E' difficile penetrare nell'intima comprensione del sacramento dell'Eucaristia. Guardiamo allora in noi stessi e poniamoci di fronte al mistero della nostra vita, questo mistero che mettiamo da parte il più possibile per buttarci nel trantran quotidiano o nei calmanti dei piaceri.

Lasciamo salire dal fondo di noi stessi, senza imporle silenzio, l'aspirazione infinita del nostro cuore. Prestiamo ascolto alla voce segreta della morte che risuona dentro di noi. Chiediamoci una buona volta, e nel modo più serio possibile, se la nostra insensibilità verso Dio, in cui saremmo tentati di vedere un motivo per accusarlo, o addirittura una prova già accettata per metà della sua non esistenza, non trova un complice nella parte più segreta di noi stessi, perché abbiamo troppa paura di essere gli uomini dell'amore infinito, gli uomini dell'eternità, gli uomini che mettono la loro felicità nel fatto che Dio chiede loro sempre di più.



  Se abbiamo il coraggioo di metterci lealmente in faccia a noi stessi per quello che siamo, ci vedremo presto ripagati da una migliore intelligenza dell'Eucaristia. Allora l'insegnamento della fede ci apparirà bruscamente come la risposta al problema che è sorto in noi, al problema di sapere che cosa siamo ai nostri stessi occhi.

L'allontanamento da Dio ci tormenta. Ma l'Eucaristia ci dà Colui che, assalito dalle tenebre assolute della morte, ha detto: "Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito" (Lc 23,46); ed è là con la sua morte.

Siamo desolati di non poter amare. Ma l'Eucaristia ci dona Colui che, nella notte in cui fu tradito (tradito da tutti noi), ha amato i suoi fino alla fine.

Vogliamo essere fedeli sulla terra, non vedere svanire l'opera delle nostre mani? L'Eucaristia, nella carne glorificata del Risorto, ci mostra il mondo già trasfigurato, e inaugura l'economia definitiva delle cose di questa terra, l'economia della gloria. Vieni, anima mia, prendi e mangia il pegno della salvezza e la gloria di ogni carne!

Siamo tormentati dall'ambiguità, dalla fragilità e dalla vacuità della nostra natura, dalla sua condizione peccatrice, dai suoi fallimenti e dalla sua spaventosa mediocrità? L'Eucaristia ci dà Colui che, essendo senza colpa, ha potuto prendere dolorosamente su di sé la realtà abissale della nostra colpa, facendosi maledizione per noi; ci dona Colui che, conoscendoci fino ale estreme nostre profondità, ci ha accolto, amato e guarito.

 

La paura di veder crollare in modo assurdo ciò che abbiamo edificato, ci causa un vero martirio? L'Eucaristia ci dà Colui che ha portato su di sé tutte le rovine, che le ha riscattate, e pur trovandosi nell'impotenza totale, ci dà la forza di accettarle.

L'Eucaristia contiene veramente tutto: il senso della nostra esistenza, il suo aspetto doloroso e la sua beatitudine. Tutto però in modo nascosto, accessibile soltanto alla fede. Ma tutto in modo vero e reale.



Karl Rahner
, gesuita, teologo e scrittore (+1984): Sur l'Eucharistie - Ed. de l'Epi, Parigi 1965 - pagg 72-77.
 


da: Meditazioni per l'anno liturgico - dagli Autori di tutti i tempi
Edizioni Messaggero, Padova 1975, pag 315-316


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