TEMPO LITURGICO

   
  Tempo di Pasqua
Gesù, lo Spirito, la Chiesa


Riferimenti biblici:
Vigilia Gn 11,1-9 - oppure Es 19,3-8a. 16,20b - oppure Ez 37,1-4 - oppure Gl 3,1-5; Sal 103; Rm 8,22-27; Gv 7,37-39
Giorno At 2,1-11; Sal 103; 1Cor 12,3b-7.12-13 - oppure Rm 8,8-17 - Gv 20,19-23 - oppure Gv 14,15-16.23b-26


Da Gesù, morto, risorto e glorioso alla destra del Padre, riceviamo lo Spirito. La Pentecoste, conclude e matura la Pasqua. Annota Giovanni: "Non c'era ancora lo Spirito, perché Gesù non era ancora stato glorificato". Il disegno divino - la vita di Cristo - tendeva a far sì che l'umanità potesse avere lo Spirito Santo: quando questo viene, tramite Cristo risuscitato, la storia si conclude. O meglio: essa può avvenire ormai con quella identità e con quel contenuto con cui fin dalla eternità Dio l'aveva concepita.


Gesù e lo Spirito

La venuta dello Spirito prosegue nel mondo e nella Chiesa. Anzi, il mondo è costituito come Chiesa perché la Pentecoste si rinnova, e Gesù rimane la sorgente permanente dello Spirito Santo, che appare così incessantemente l'attore della salvezza.
D'altra parte non perché porti una novità rispetto a Cristo, ma precisamente perché la sua missione consiste nell'"applicarla"al mondo. Non si tratta di azioni parallele, e neppure propriamente successive: lo Spirito rende presente il Signore.
Anzitutto ne ravviva la memoria, ne illustra e ne fa penetrare la Parola: fa sì che la Chiesa si rappresenti il Salvatore, ne scorga il significato, si inizi al suo mistero. Senza lo Spirito si direbbe che il Vangelo, la persona di Gesù rimangono come opachi. E' grazie a lui che - dice Paolo - possiamo affermare: "Gesù è il Signore".
Il Consolatore rimane sempre con i discepoli: l'orazione di Cristo al Padre lo ottiene perché insegni e faccia ricordare tutto ciò che egli sulla terra aveva annunziato. Avremmo, senza lo Spirito, una Chiesa smemorata, priva di oggetto, dal momento che lo Spirito attinge tutta da Cristo e lo consegna agli uomini. Senza lo Spirito non c'è la fede. Ecco perché la Chiesa oggi implora la rinnovazione del prodigio di Pentecoste.

Gli effetti dello Spirito: l'unità

Riportando il mistero di Cristo nella storia degli uomini, si comprendono i vari effetti che l'effusione dello Spirito Santo produce e che la liturgia con ricchezza di evocazioni mette in luce.
Lo Spirito è al principio di una umanità che, superando le divisioni e le incomprensioni, si raccoglie a formare l'unico popolo di Dio. La disavventura di Babele sta a simboleggiare l'illusa prescindenza da Dio, la provocatoria ribellione e quindi il disaccordo, la impossibile intesa.
Quando viene lo Spirito di Gesù, che ha versato il suo Sangue per rappacificare con Dio e abbattere le separazioni tra gli uomini, incomincia l'intesa: essi si riuniscono e si ricomprendono l'un l'altro; ognuno sente il medesimo annunzio salvifico, l'identico elogio delle meraviglie divine.
Le lingue di fuoco che si accendono e si dividono invece di indicare la divisione e la settorialità, rappresentano e servono la stesso annunzio, la chiamata alla medesima fede. Le differenze del linguaggio non contano più, non sono più un ostacolo.
Il Credo vince la dispersione e unifica il popolo dell'alleanza.
"Fa' che i popoli dispersi si raccolgano insieme - prega la Chiesa - e le diverse lingue si uniscano a proclamare la gloria del tuo nome".


  L'unico Corpo del Signore

La grazia della comunione viene dallo Spirito Santo: ma certo non consiste in un'apparenza esteriore; ha come origine e come segno la carità, e di conseguenza la volontà operosa di essere nel Corpo del Signore. San Paolo ha particolarmente colto questa verità come armonia edificante della Chiesa, anzi come realtà stessa della Chiesa.
Lo Spirito si inserisce nel Corpo di Cristo, ci tiene connessi; i carisimi sono una manifestazione, una forza che concorre non alla vana prevalenza del singolo, ma alla "utilità comune".
Se ci appropriamo un dono, e lo usufruiamo a nostro vantaggio o a dispetto degli altri, quel dono non è certamente "spirituale", non viene dallo Spirito, non edifica la comunità del Signore. Siamo in tal caso membra distorte, che fanno dolere tutto il corpo.
A Pentecoste c'è da esaminarci sul grado della verità e dell'efficacia della nostra presenza e collaborazione nella Chiesa, perché siano sciolte le ristrettezze mentali, gli steccati derivanti dall'egoismo che si illude di avere in proprietà e di dominare lo Spirito. Dobbiamo quindi accentuare l'esigenza di mettere alla prova "gli spiriti", a cominciare dai nostri sentimenti e dalle nostre "intuizioni", perché non siano troppo facilmente fatti coincidere con quelle autenticamente ecclesiali ed effettivamente spirituali.


Figli di Dio

Nuovo Popolo, Corpo di Cristo, lo Spirito Santo ci rende figli di Dio, e Famiglia di Dio. Egli trasforma la nostra natura "carnale", difforme dal Figlio e connivente con il peccato; fa morire il comportamento di prima, sul quale pesava l'ira divina. La sua infusione ci rigenera in "figli adottivi", per cui "gridiamo: Abbà, Padre!". Entriamo in un'altra proprietà, nel "dominio dello Spirito" e nell'appartenenza a Gesù Cristo.
 

 



Presenza misteriosa

A un giudizio e a una valutazione che si fermino alle apparenze certo lo Spirito non è percepito: neppure affiora sensibilmente nell'intimo della coscienza. Abita nel profondo, ci trasforma nell'essere, che sta al di là di ogni esperienza.
Avvertiamo e portiamo in giro ancora la mortalità, ma essa è già trasferita, radicalmente mutata nell'interno.
La storia dello Spirito non colpisce, ma avviene realmente: egli è silenzio, lavorio dell'anima, illuminazione misteriosa, inclinazione, disponibilità, suggerimento, libertà, gusto nuovo, preghiera.
E' speranza in via di rivelazione; pegno che assicura la redenzione perfetta e la risurrezione. Per lo Spirito Santo, pur morendo, i corpi mortali riceveranno a somiglianza e in proseguimento di Cristo "la vita per mezzo del suo Spirito che inabita". Siamo in una specie di linguaggio "alienato", e pure che traduce la situazione non tanto di un mistico eccezionale quanto di un semplice cristiano, di un figlio di Dio cui è stata donata la Sintesi della redenzione, lo Spirito.


Spirito di risurrezione

Il profeta Eziechele aveva visto rianimarsi la desolata e orrida pianura di ossa in virtù dello Spirito che soffiava su quell'arida desolazione. La promessa: "Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi risuscito dalle vostre tombe, o popolo mio" si avvera a partire dalla Pentecoste e troverà la sua consumazione nella risurrezione dei morti, quando l'umanità sarà ricondotta al suo fine, già preluso nella riconduzione nel paese d'Israele.


Lo Spirito e la speranza

Lo Spirito Santo è garanzia di speranza per la Chiesa, per l'umanità, e per ogni cristiano. Egli certifica la liberazione avvenuta, l'amore del Padre, la sua affezione che dissolve il timore: di qualsiasi tenore esso sia.
La vita spirituale, la santità cristiana, è la vicenda e l'invenzione dello Spirito nel nostro cuore. Si attua sotto la sua "guida", la sua gestione.
L'apostolo Paolo vede il figlio di Dio come colui che è mosso interiormente dallo Spirito, che è fatto agire, ma non per estrinseca costrizione, da lui.


La guida dello Spirito

Nel nostro cammino incontriamo una varietà di "guide" e di riferimenti. Lo è la gerarchia, lo sono le definizioni e le determinazioni della Chiesa, lo è il canone della Sacra Scrittura, lo sono i padri spirituali - quando ci sono -, lo è l'esempio dei santi, coi loro trattati.
Ma, in certo modo, tutto questo rimane estraneo, quasi inerte e non intelleggibile e influente quando manchi l'interiorizzazione che soltanto lo Spirito Santo può dare, e la concretezza della fedeltà che solo per lui può riuscire. Dimostrano d'essere figli di Dio quanti "sono guidati dallo Spirito Santo".
La festa di Pentecosre ci richiama al principio assoluto e imprenscindibile della vita interiore, al suo artefice, e ci rifà capire che, vicino ai nostri fratelli, non siamo mai al primo posto, non possiamno in nessun caso sostituire lo Spirito, non lo possiamo prevenire. Lui solo può varcare la soglia delle coscienze, perché lo sa fare con il risultato della liberazione e della convinzione.
Di fronte allo Spirito dobbiamo amche munirci della disponibilità della meraviglia, quando siamo spettatori di sorprendenti itinerari, fuori dagli schemi. Non che basti essere fuori schema per essere spirituali: ma nella stupenda vicissitudine che è la storia della Chiesa troviamo esperienze e figure dove l'opera dello Spirito si impone con ogni evidenza: dove i risultati poteva ottenerli soltanto lui.
E' infondato contrapporre la Chiesa dello Spirito la Chiesa istituzionale; l'unica Chiesa, e nella rappresentazione degli apostoli, ha ricevuto la sera di Pasqua lo Spirito Santo dal Signore risorto. Ma la visibilità è a servizio dello Spirito e delle sue condizioni.
Vediamo poi che paradossalmente, nonostante intralci che in certa misura sembrano avere la funzione di bloccare la vita spirituale, di condizionarla, chi è genuinemente spirituale, pur patendo e subendo, riesce, senza ribellioni o proclami. Allora viene il momento che tutta la Chiesa si inchina a riconoscere e a rendere grazie a Dio. Nessun uomo coincide con lo Spirito, anche quando ne sia il non prescindibile strumento e portatore.


Condotta nuova

Lo Spirito non si vede, ma le opere nuove ne fanno il qualche misura sentire la presenza: un cristiano non vive "secondo la carne": lo Spirito Santo è la sua Legge, la Legge Nuova.
San Tommaso ha lasciato pagine bellissime sulla Legge Nuova: "Dio - egli osserva - ha dato la legge antica scolpita nelle tavole di pietra, ma la legge nuova l'ha data scolpita nel cuore". "Essa consiste principalmente nella grazia dello Spirito Santo, che si manifesta nella fede, che opera attraverso l'amore"; "per essa osserviamo comandamenti e proibizioni in uno stato di libertà, in quanto li assolviamo per l'istinto interiore della grazia".
A mano a mano che uno si inoltra nell'esperienza cristiana non è che trascuri i "precetti" , ma li osserva per quella che ancora l'Angelico chiama "inclinazione": che non ha nulla a che vedere con la facile e puerile volubilità o con l'imprevedibile capriccio.


In vista della risurrezione

Così lo Spirito ci incammina verso la condizione della eredità: ci rende figli e per ciò eredi; ci dà la fiducia per attendere senza avvilimenti ed esitazioni che la redenzione giunga al termine, sia in noi sia in tutto l'universo; ci dà l'energia di partecipare alle sofferenze di Gesù, di lasciare che la condivisione con la Passione, i suoi tratti siano perfettamente impressi in noi.
Come dice sant'Ambrogio: "Siamo sigillati con lo Spirito perché riproduca in noi i lineamenti dell'"immagine dell'uomo celeste"". La tradizione - attingendo alla Scrittura - ha elaborato una teologia dei doni dello Spirito Santo e dei suoi frutti. Almeno i primi una volta si facevano imparare al catechismo: è un peccato che si siano dimenticati. Erano la variegata e meravigliosa illustrazione dell'azione dello Spirito nella Chiesa.


Eucaristia e Spirito Santo

Un ultimo accenno allo Spirito: per lui i sacramenti sono efficaci. E infatti essi sono l'oggettiva memoria di Gesù Cristo.
Lo Spirito consacra in particolare il pane e il vino e ci dà l'eucaristia, Corpo e Sangue di Gesù.
Un'orazione di oggi dice: "Scenda, Signore, su questi doni che ti offriamo, il tuo Spirito di santità", e un'altra: "Manda lo Spirito Santo promesso dal tuo Figlio, perché riveli pienamente ai nostri cuori il mistero di questo sacrificio".
E' lui che ci introduce alla intelligenza dell'eucaristia, che è il mistero della salvezza ripresentato nella Chiesa; d'altra parte, da questo mistero noi lo riceviamo, ancora secondo la preghiera: "Ci santifichi, Signore, la partecipazione a questo sacrificio, e ci doni il fervore dello Spirito Santo".
L'eucaristia è il sacramento perfettoi di Gesù Cristo e dello Spirito Santo che il Padre ci invia come merito della Pasqua del Signore perché a nostra volta cresciamo come figli in lui risuscitato.




  da:Inos Biffi, Nel giorno del Signore. Commento alla Liturgia domenicale e festiva. Anno C
Edizioni Piemme 1985 - Editrice Ancora 1985, pg. 136-141


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