TEMPO LITURGICO

   
 

Tempo di Quaresima
Sentire in profondità quello che Cristo ha sofferto per noi


Riferimenti biblici: Zac 12,10-13,1; 1Pt 2,19-25; Ap 1,4-8


Se non abbiamo un vero amore per Cristo, non siamo suoi veri discepoli; non possiamo amarlo senza nutrire una profonda e sentita gratitudine nei suoi confronti; ma non potremmo provare una vera gratitudine se non sentiamo in profondità quello che lui ha sofferto per noi. Dico che ci sembra impossibile, considerando attentamente le cose, che qualcuno possa giungere all'amore di Cristo, senza provare nessuna pena, nessuna angoscia, al pensiero dei crudeli dolori che lui ha sofferto, senza sentire nessun rimorso per aver contribuito a causarli con i propri peccati.

So benissimo - e vorrei che voi, fratelli, non lo dimenticaste mai - che il sentimento non basta; che non basta semplicemnte sentire senza far altro; che provare dolore per le sofferenze di Cristo, e tuttavia non giungere fino a obbedirgli, non significa amarlo veramente, ma farsi beffa di lui. Il vero amore sente rettam,ente e agisce rettamente; ma come la'rdore dei sentimenti non accompagnato da una condotta religosa è una sorta di ipocrisia, così un onosto comportamento privo di sentimenti profondi è, sì, una forma di religione, ma molto imperfetta ...


  Nell'Apocalisse si dice: "Ecco, viene con le nubi; e ogni occhio lo vedrà, anche quelli che l'hanno trafitto; e su di lui faranno lamento tutte le tribù della terra" (1,7). Un giorno, fratelli miei, noi risorgeremo: ciascuno di noi risorgerà dalla sua tomba e vedrà Gesù Cristo. Vedremo colui che fu appeso alla croce, vedremo le sue ferite, vedremo le piaghe delle sue mani e dei suoi piedi, del suo costato. Vogliamo essere tra quelli che, allora, piangeranno e si lamenteranno, o tra quelli che proveranno gioia? Se non vogliamo piangere quando lo vedremo, dobbiamo rattristarci ora al pensiero di lui.

Prepariamoci a incontrare il nostro Dio; tutte le volte che possiamo farlo, mettiamoci alla sua presenza; cerchiamo con l'immaginazione di vedere la croce, di vedere lui appeso alla croce. Avviciniamoci, supplichiamolo di guardarci come ha guardatao il ladrone pentito; dicimogli: "Signore, ricordati di me, quando sarai giunto nel tuo regno" (Lc 23,42), cioè: "Ricordati di me, Signore, nella tua misericordia. Non ricordare i miei peccati, ma la tua croce; ricordati delle tue sofferenze, ricordati che hai sofferto per me, peccatore. Nell'ultimo giorno ricordati che io, durante la mia vita, ho sentito le tue sofferenze, che ho sofferto sulla mia croce accanto a te. Ricordati di me allora, e fa' che adesso io mi ricordi di te".

 


John-Henry Newman, teologo inglese, cardinale (+ 1890): Parochial an Plain Sermons, vol 7 -
Rivingtons, Londra 1869 - pagg 133-134; 144-145.
 


da: Meditazioni per l'anno liturgico - dagli Autori di tutti i tempi
Edizioni Messaggero, Padova 1975, pag 239-240


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