TEMPO LITURGICO

   
 

La Settimana Santa
Il silenzio del sepolcro - Sabato Santo



Conclusione della vicenda umana

La sepoltura di Gesù è l'atto conclusivo della sua vicenda umana, della sua comunione con noi, che terminiamo la vita con il corpo esanime.
Dinanzi alla deposizione e ai gesti pietosi che l'accompagnano la Chiesa rimedita sull'umanità di Cristo, mentre il "marmo inoperoso" (Manzoni) le conferma gli estremi della passione e della morte.
Non interviene nessun miracolo su Gesù fino a questo momento, nessuna eccezione che tocchi i sensi: anche per lui si svolge la logica dell'essere umano temporale che finisce, e nel caso particolare, non per un consumarsi delle energie vitali in un prolungamento di anni, ma per la violenza con cui l'esistenza gli è strappata.
Ognuno fa l'esperienza di questa disparizione irreversibile della vita intorno a sé, dell'impotenza a richiamarla: la comunità dei discepoli l'ha vissuta per Gesù Cristo, come prova della fede, come anche noi siamo provati nella fede, quando deponiamo i nostri prossimi nel sepolcro.


L'attesa della fede

  Ma qui sta la singolarità: che la ragione dinanzi alla spoglia di un uomo è vinta, o mandata in confusione; mentre la fede, provata, non si arrende e aspetta che il sepolcro sia vuoto a motivo della risurrezione.
Ma chi attendeva veramente, tra i discepoli che Gesù risorgesse, dopo che "Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo e lo depose nella sua tomba nuova, che si era fatto scavare nella roccia"? Dopo che "rotolata una gran pietra sulla porta del sepolcro, se ne andò"? La risurrezione appare inattesa, fuori programma, che era la visita al sepolcro il giorno dopo.
Solo dopo la sorprendente vittoria di Cristo sulla morte il cristiano conserva accesa la certezza che la tomba è l'ultima parola della natura ma non della verità del vangelo. Il vangelo gli suscita nell'anima la speranza che in realtà il cimitero non è la definitiva e sconsolata dimora.
Il Sabato Santo, al sepolcro di Gesù, la Chiesa pensa a tutti i sepolcri del mondo e prega perché la consolazione subentri al pianto simile a quello di Maria di Magdala che ancora cercava Gesù nel giardino.
 

 



"Discese agli inferi"

Ma oggi, oltre che sull'articolo del Credo: "Morì e fu sepolto", meditiamo su quanto segue: "Discese agli inferi". E' arduo riflettere e fare teologia su ciò che sta "al di là"; d'altra parte non è vanamente che la Chiesa professa la discesa agli inferi. Quella "discesa" esprime la fede in Cristo redentore universale; proclama la sua regalità che dissolve il regno della morte con tutti i suoi esiti; dichiara che in lui trovano la grazia quanti lo hanno atteso e presentito, ai quali Gesù apre il carcere e scioglie ogni conseguenza di colpa e di morte. Come dice nella sua Lettera san Pietro: Cristo "in spirito andò ad annunziare la salvezza anche agli spiriti che attendevano in prigione".
Il mondo oscuro degli inferi - che riusciamo solo a rappresentare in immagine - è toccato e illuminato dalla redenzione del Signore, salvatore e giudice dell'intera umanità raffigurata in quel mondo. Gesù, come ogni uomo che lo ha preceduto, in segno di solidarietà, vi discende, ma la sua è una discesa di salvezza e liberazione per i credenti.


"Il sospiro del tempo antico"

Il Sabato Santo ripensiamo così all'avvenimento di Cristo che vince ogni "luogo" di morte, che infrange tutto quanto è in potere del demonio, che va oltre il nostro limite, che soddisfa ogni attesa di lui, ogni giustizia che l'ha aspettato e per la sua misericordia è stata compiuta.
Oggi i due Testamenti si congiungono: l'Antico si compie nel Nuovo; i patriarchi e i profeti e tutti i giusti si ritrovano in lui. Come canta il Manzoni: "A rapirvi al muto inferno, / vecchi padri, Egli è disceso; / il sospir del tempo antico, / il terror dell'inimico, / il promesso Vincitor".
Anche noi sospiriamo Cristo, ma ora la fede ci assicura che egli è risorto e che siamo nel Testamento Nuovo, nel vangelo che è anzitutto annunzio di vittoria sulla morte e su ogni sua traccia.





  da:Inos Biffi, Nel giorno del Signore. Commento alla Liturgia domenicale e festiva. Anno C
Edizioni Piemme 1985 - Editrice Ancora 1985, pg. 99-100


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