TEMPO LITURGICO

   
 

Tempo di Quaresima
"Ascoltatelo"


Riferimenti biblici: Is 55,2b-11 , Lc 11,27-28; Giac 1,19-25


Mentre i Vangeli ci offrono innumerevoli parole pronunciate dal Cristo, non ne riportano che tre pronunciate dal Padre. Quanto preziose dovrebbero essere per noi! Una di esse è un consiglio; l'unico consiglio del Padre ai propri figli. Con che infinita, filiale deferenza dobbiamo noi accoglierlo e con quanta sollecitudine seguirlo! Tale consiglio, che racchiude in sé il segreto di ogni santità, è semplice e si esprime con una parola sola: Ascoltatelo. Così ci dice il Padre, indicandoci il suo diletto Figlio.


  Quella di sapere ascoltare è una grande arte. Cristo stesso ci mette sull'avviso: "Guardate dunque in qual modo ascoltate" (Lc 8,18). Se siamo ciglio della strada, terreno roccioso o incolto, la sua Parola non potrà crescere in noi. Dobbiamo invece essere quella terra buona in cui i semi trovano quanto è loro necessario per sbocciare, svilupparsi, maturare.

Ascoltare non è per altro esclusivamente un fatto di intelligenza. E' il nostro essere, preso nella sua interezza (anima e corpo, intelligenza e cuore, immaginazione, memoria e volontà), che deve essere attento alla parola di Cristo, aprirsi ad essa, cederle il posto, lasciarsi investire, invadere, prendere da essa, e ad essa dare una adesione senza riserve.

Comprenderete ora perché preferisco il verbo "ascoltare" al posto del verbo "meditare". Ha un accento più evangelico, e soprattutto designa non tanto una attività che si compie da soli, quanto un incontro, uno scambio, un rapporto affettivo tra due cuori: questo è essenzialmente l'orazione.

A dire il vero, senza la grazia nessuno saprebbe ascoltare Cristo, in quanto noi siamo tuti sordi per nascita, figli di una razza di sordi. Ma nel nostro battesimo Cristo ha pronunciato la parola che, dopo la guarigione del sordomuto della Decapoli, ha aperto le orecchie a milioni di discepoli: Effatà (Mc 7,34).

Quando le offriamo accesso attraverso la preghiera, la parola di Cristo ci converte, ci fa "passare dalla morte alla vita" (Gv 5,24), ci risuscita; essa diventa in noi e per noi, fonte zampillante, vita eterna.

 

Ma ascoltare la Parola non è sufficiente. "Beato colui che ascolta la parola di Dio e la custodisce", dice Gesù (Lc 11,28); cioè chi se ne compiace, si nutre e la porta con sé, come Maria portava nel seno il fanciullo che aveva concepito e che era la Parola sostanziale. Attraverso sua madre, Gesù santificava coloro che ella incontrava, faceva trasalire di gioia il Battista nel seno di Elisabetta. Così vuol fare attraverso noi.

Ma dire tutto questo non è ancora sufficiente. E' importante che la Parola ascoltata, custodita, sia messa attivamente in pratica (cfr Gc 1,25). Questo ci fa capire che bisogna, durante tutto il corso della giornata, essere attenti alla sua presenza che agisce in noi, abbandonati ai suoi suggerimenti, ai suoi impulsi. Sarà il suo dinamismo che ci farà moltiplicare le opere buone, lavorare, faticare, vivere, morire per la venuta del Regno del Padre. E se noi saremo fedeli, la nostra gioia sarà grande, in quanto Gesù ha detto: "Mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica" (Lc 8,21).


Henri Caffarel, sacerdote francese: Présence à Dieu - Ed. du Feu nouveau, Parigi, 1970 - pagg. 130-132
 


da: Meditazioni per l'anno liturgico - dagli Autori di tutti i tempi

Edizioni Messaggero, Padova 1975, pag 193-194


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