TEMPO LITURGICO

   
 

Tempo ordinario
Accettare di essere il granello di senape


Riferimenti biblici: Ez 17,22-24; Ef 3,8-9; Mc 4,30-34


Il periodo della semina e quello della mietitura non sono distinti, ma addirittura opposti, secondo un'antitesi fondamentale stabilita dal piano divino.
Mentre la mietitura rivelerà tutta la gloria del Regno di Dio, la semina sottolinea la sua precarietà terrena. Perché la gloria finale del Regno appartenga tutta a Dio, non conviene forse che ciò che è destinato a diventare così grande cominci sulla terra nel "mistero" e nella "piccolezza"? ...


  La parabola del granello di senape è tutta racchiusa nell'antitesi fra la piccolezza del seme e l'altezza dell'albero. Essa rivela così la legge di sintesi propria del Regno: la mediocrità dei suoi inizi annuncia già lo sviluppo e il compimento del Regno escatologico.

Nostro Signore deve aver incoraggiato più di una volta i suoi discepoli, turbati dagli insuccessi della loro opera e dalle minacce che pesavano su di essa: "Non temere, piccolo gregge - diceva loro - perché è piaciuto al Padre vostro di darvi il Regno " (Lc 12,32).
E' in una di queste occasioni che egli ha raccontato loro la parabola. Erano nelle mani di Dio, inizio mediocre, semente, ramo tagliato dall'albero del giudaismo; tutta la linfa del futuro era racchiusa in questi inizi. Nella logiaca di Dio, la loro debolezza era condizione della futura grandezza del Regno che essi portavano in sé ...

Per Gesù, il Regno messianico è l'inizio terreno del "Regno dei cieli", è inseparabile dal suo compimento eterno, è già spirituale. Gli ucceli del cielo significano la sua dignità celeste.
La grandezza della Chiesa è tutta nella sua essenza celeste, perché questa non si realizza nelle grandezze dell'ordine umano.

Ma fino a che punto la gloria appartiene veramente alla Chiesa di oggi? Si può dire che essa è più vicina al suo punto di arrivo che all'umiltà della semina? Qui sfioriamo il mistero di Dio. Ma quando si pensa a quel che sarà un giorno il compimento finale, quando la figura di questo mondo "passerà", tutte le "grandezze" terrene possibili svaniscono.

 

Potrebbe forse il Signore che "sa", che viene dal Padre, proporre alla nostra ammirazione una situazione di questo mondo?
Si trattasse anche di una realtà più splendida di tutto quello che possiamo immaginare, essa resterebbe effimera, instabile, a una distanza infinita dalla vita futura. Solo là vedremo il grande albero. In confronto al passaggio dal tempo all'eternità, tutto ciò che è temporale resta al punto di partenza. Fin che non siamo arrivati, il nostro è un continuo partire ...

La vitalità della nostra vita spirituale dipende da una debolezza cosciente: "Quando sono debole, allora sono potente" (IICor 12,10). Non abbiamo paura, a dispetto di tutti i rumori di questo mondo, di raccoglierci nel silenzio della vita interiore.
La preghiera, il colloquio intimo con Dio, la rinuncia alla magniloquenza umana per le gioie della contemplazione: questa è la vocazione del cristiano ...

Sapere che il Regno dei cieli si avvicina nella misura in cui la debolezza si manifesta, signfica accettare di essere il granello di senape.


Lucien Cerfaux, biblista (+1968): Le Trésor des Paraboles - Desclée, 1966 - pagg. 51-60.
 


da: Meditazioni per l'anno liturgico - dagli Autori di tutti i tempi

Edizioni Messaggero, Padova 1975, pag 705-706


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