TEMPO LITURGICO

   
 

Natale del Signore
Il mistero del battesimo di Gesù

Is 42,1-4.6-7; Sal 28; At 10,34-38; oppure
Is 40,1-5.9-11; Sal 103; Tt 2,11-14; 3,4-7; Lc 3,15-16.21-22



La condiscendenza del Figlio di Dio


L'incarnazione del Figlio di Dio è la sua accondiscendenza e la sua comunione non con una umanità astratta e ideale, ma con la nostra stessa umanità, dov'è iscritto il peccato e la dissimilitudine da Dio.
L'intatta umanità personale di Gesù sopporta misteriosamente - per la solidarietà con noi - le conseguenze della colpevolezza umana.
Sulla Croce queste appariranno nella "infermità" e nella morte. Ma già il battesimo del Signore - la sua partecipazione al lavacro di "tutto il popolo" - inizia il cammino di passione e di "sopportazione". In lui e per lui la nostra umanità "fa penitenza".
La sua presenza nel Giordano ci rappresenta, come consenso alla persona e al messaggio di Giovanni Battista; e come volontà di "convertirci" e di entrare nell'ordine dello Spirito, oltre l'acqua.
Una figura, in particolare, si delinea in questo ingresso di Gesù nelle acque del Giordano: quella del Servo di Jahweh, legato in solidarietà con il popolo di Dio e strumento di redenzione non per la sua forza, ma per la sua umiltà, la sua pazienza, la sua attenzione per gli altri: "Non griderà, né alzerà il tono ... non spezzerà la canna incrinata".


La grazia del mistero


Ogni cristiano, anche adesso, e anzi ogni uomo rivive in certo modo, nel significato profondo, il battesimo di Gesù come intenzione di cambiamento di vita, di accoglienza del Signore, e quindi di preparazione per questo passaggio.
Così noi riceviamo, oggi la grazia del lavacro di Cristo, l'efficacia della sua esemplarità, della sua umiliazione, che ci rende coscienti della nostra colpa e del nostro bisogno.


La singolarità di Gesù

D'altra parte, proprio il lavacro rivela la singolarità di Gesù: esattamente come tutta la vita di Cristo, nella varietà dei suoi misteri.
La sua associazione a noi evidenzia al tempo stesso la sua "eccezione" e diversità. In altre parole la sua efficacia salvifica.
Se vogliamo comprendere il Signore, la sua esistenza con noi, occorre cogliere questo duplice livello: egli è vero Dio e vero uomo.
Egli ha una umanità reale, non fantastica e non "sovrumana", in tutto simile alla nostra, tranne che nel peccato. Ma la sua è umanità redentiva; meglio: è l'umanità del Figlio di Dio.
Rimuovere le prerogative di questa sua unicità assoluta - come un po' sempre una cristologia "periferica" rispetto a quella "cattolica" ha cercato di fare - vuol dire dissolvere il mistero stesso di Gesù.
La testimonianza evangelica si svolge proprio secondo questa avvertenza e occupazione: la condivisione di Gesù con noi, ma una condivisione in cui si riflette la sua "eccezionalità", grazie alla quale noi siamo redenti.
Nulla è più lontano dal "vangelo" di una proposizione di Gesù di Nazaret come un grande uomo, che via via sia divinizzato per le sue imprese.


  "Luogo" dello Spirito e Figlio di Dio

Ecco allora nel battesimo di Gesù, anzi mentre "ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera" - la preghiera è tema caro a Luca - la discesa dello Spirito Santo nella forma corporea della colomba e la voce del Padre, che lo proclama figlio prediletto e si compiace in lui.
Riceve così la prima interpretazione da parte di Dio stesso colui che si era fatto battezzare con tutto il popolo; ne viene identificata la "natura" e inaugurata la missione.
Il mistero che si racchiude in Gesù incomincia ad apparire. E' fuori luogo chiederci se qui Gesù sia espressamente definito come Figlio di Dio per comunione di sostanza. La rivelazione
a noi e la nostra penetrazione del mistero divino che è il lui avverrà per gradi.
Gesù è qui presentato come colui al quale è dato lo Spirito. Forse non è lontana l'evocazione delle acque primordiali su cui lo Spirito di Dio aleggiava. In ogni modo: Colui che è passato insieme agli altri da queste acque giovannee è dotato dello Spirito Santo, nel quale secondo la proclamazione del Battista sarà dato ormai un battesimo nuovo. Gesù luogo dello Spirito Santo, dal quale proverrà poi per tutti.
Termine della predilezione del Padre Gesù è qui presentato come anche Colui che è il consenso, la rivelzione della Parola del Padre; nel quale si manifesta la paternità di Dio, la sua vicinanza all'uomo, il suo appello alla conversione come Padre; e nel quale il cielo, chiuso, si apre.
Per tutte queste ragioni - toccate per accenno, ma con perspicace chiarezza dell'evangelista Luca - il battesimo di Gesù è uno dei suoi grandi "misteri", uno dei momenti profondamente significativi nella economia della sua vita: un inizio che contiene, in preludio, quanto via via verrà dispiegandosi e compiendosi in Gesù, l'uomo che usciva dall'"oscurità" dell'esistenza di Nazaret e che sarebbe passato - come dirà san Pietro - "beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui".-
"Dio con lui": è quanto avvertiamo nel battesimo, mentre quel beneficare e risanare avrebbe inverato la profezia della consolazione per il popolo, chiamato a ricevere lo Spirito e la liberazione della schiavitù.
 

 
La figura del nostro battesimo

Nell'evento del battesimo del Signore la liturgia trova e commenta la figura del nostro battesimo.
Già sant'Ambrogio aveva scritto: "Il Signore fu battezzato, non per farsi purificare, ma per purificare le acque, affinché esse, santificate a contatto con la carne di Cristo, carne che non conobbe peccato, conseguissero la prerogativa di conferire il battesimo. Per questo chi è giunto al lavacro di Cristo depone definitivamente il peccato". E continua: "Se Cristo si è lavato per noi, anzi se ci ha lavati nel suo corpo, quanto più noi dobbiamo lavare i nostri peccati!
Uno solo si immerse, ma elevò tutti con sé; uno solo discese nell'acqua, perché tutti ascendessimo in cielo, uno solo prese su di sé i peccati di tutti, perché in lui fossero mondati i peccati di tutti. Colui il quale non aveva bisogno di purificazione, si è purificato per noi".
Lo stesso sant'Ambrogio si sofferma sull'apparizione della colomba per dire: "Perché come una colomba? Perché la grazia del battesimo richiede la semplicità, affinché siamo semplici come colombe.
La grazia del battesimo richiede la pace, quella pace che, nell'antico simbolo, la colomba portò un giorno a quell'arca che sola non fu travolta dal diluvio.
Colui che ora si è degnato di discendere in forma di colomba mi ha insegnato di chi fosse quella colomba, mi ha insegnato che quel ramoscello quell'arca era il simbolo della pace e della Chiesa, poiché, pur tra le rovine del mondo, lo Spirito Santo reca alla sua Chiesa una pace feconda.
Me lo ha insegnato anche Davide, il quale scorgendo per ispirazione profetica il sacramento del battesimo, ha detto: Avessi ali come una colomba!".
Quanto alla voce del Padre il vescovo di Milano commenta: "Poiché ci è impossibile vedere il Padre, ascoltamone la voce: infatti questo Dio misericordioso è qui èpresente e non abbandonerà il suo tempio (la Chiesa).
Egli vuole edificare ogni singola anima, vuole ammaestrarla per darle salvezza. Egli ama il suo tempio, ricambiamo il suo amore. Se lo amiamo lo conosceremo".

Mistero di Cristo e mistero nostro


Il battesimo del Signore appare un mistero della sua vita, il momento e l'evento che ne avvia l'identificazione e la misssione.
E' la sua epifania di Figlio di Dio al mondo; di rappresentante di Israele che entra e esce dalle acque, per compiere il suo esodo e la sua attraversata in piena docilità con l'elezione divina; di rappresentante di tutta l'umanità che viene trasformata e purificata per il dono dello Spirito:
Ma per questo in quel mistero di Gesù prende configurazione il nostro sacramento.
La possibilità e l'intelligenza piena del battesimo avverrano dopo che l'identificazione e la missione di Gesù saranno perfette, cioè con il mistero della passione e della risurrezione. Ma al Giordano passione e risurrezione sono già incominciate.
Alla morte di Gesù ci sarà l'effusione esauriente dello Spirito; alla sua risurrezione verrà riconosciuto e costituito Signore, Figlio di Dio. Adesso ne è l'introduzione.
La Pasqua sta al termine e alla consumazione di tutto. La festa del battesimo di Gesù, che nel corso della liturgia termina il tempo di Natale, fa come da passaggio in questo movimento unitario che è la vita del Signore, che noi siamo chiamati a ripassare e ad assumere.


La preghiera della Chiesa per la nostra coerenza

La liturgia insiste sull'innesto del nostro battesimo in quello del Signore, con la novità che egli personalmente vi imprime e vi apre. Ossia il dono dello Spirito Santo e la figliolanza divina.
"Concedi ai tuoi figli, rinati dall'acqua e dallo Spirito, di vivere sempre nel tuo amore": vivere nell'amore vuol dire nell'assolvimento, giorno per giorno, del disegno del Padre, con il consenso volenteroso e con l'obbedienza della fede: Questo diciamo nella colletta. La relazione tra il battesimo e la passione viene espressamente rilevata nella preghiera sulle offerte.
Chiediamo a Dio di trasformare i doni della Chiesa "nel sacrificio perfetto che ha lavato il mondo da ogni colpa". Umiliazione e rivelazione trovano il loro vertice nel sacrificio della croce.
Il Padre ha proclamato la propria compiacenza nel Figlio; per il battesimo prendiamo parte alla figliolanza di Gesù. Ora nella preghiera dopo la comunione, dopo l'esperienza del nostro convito familiare, domandiamo di essere discepoli di Cristo, in ascolto della sua Parola "per chiamarci ed essere realmente figli di Dio".
La vita concreta traduce la condizione meravigliosa della figliolanza che - grazie "alla bontà di Dio, salvatore nostro", e al suo "amore per gli uomini" - abbiamo ricevuto nel "lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo".
Sono le espressioni della lettera di Paolo a Tito, con l'insistenza sulla necessità di evidenziare il lavacro nella sobrietà, giustizia, pietà. Queste sono come l'indicazione in noi che "è apparsa la grazia di Dio", cioé è apparso il Figlio.
La vicenda cristiana è tutta qui: nella "comprensione" pratica che il Figlio di Dio si è veramente fatto uomo, e quindi ci ha salvato.




  da:Inos Biffi, Nel giorno del Signore. Commento alla Liturgia domenicale e festiva. Anno C
Edizioni Piemme 1985 - Editrice Ancora 1985, pg. 54-58


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