TEMPO LITURGICO
   
  Natale del Signore
Dio si nasconde in un Bambino


Dio si è fatto uomo. E' diventato un bambino. In questo modo egli adempie la grande e misteriosa promessa secondo la quale sarà "Emanuele, un Dio con noi". Dio si è fatto così vicino a noi, si è presentato in maniera così dimessa, che ognuno può sentirsi a suo agio con lui. Diventando un bambino, Dio ci propone di dargli del tu. Ha abbandonato ogni lontananza e inacessibilità. Non è irraggiungibile per nessuno. A meno che qualcuno si sia posto tanto al di sopra degli altri che nessuno possa più dargli del tu, che un bambino, un bambino sconosciuto, nato in una stalla, non possa più entrare nella sua vita. Dio è Emanuele. Diventando un bambino, ci propone di dargli del tu.

Mi viene in mente a questo proposito una storiella rabbinica riportata da Elie Wiesel. Essa racconta di un ragazzo, chiamato Jeschiel, che un giorno si precipita piangendo nella camera di suo nonno, il famoso rabbino Baruch. Le lacrime gli scorrono sulle guance ed egli si lamenta dicendo: "Il mio amico mi ha piantato in asso. E' stato proprio ingiusto e sgarbato con me". "Senti, non puoi spiegarmi meglio come sono andate le cose?" gli chiede il rabbino. "Sì", risponde il ragazzo. "Stavamo giocando a nascondino, e mi ero nascosto così bene che il mio amico non riusciva a trovarmi. Allora ha smesso di cercarmi e ne n'è andato. Che razza di modo di comportarsi!" Il più bello dei nascondigli ha perso tutto il suo fascino perché l'amico smette di giocare. Il rabbino, accarezza il fanciullo sulle guance, anche a lui salgono le lacrime agli occhi mentre dice: "Sì, è davvero un modo di comportarsi che non va. E guarda: con Dio è la stessa cosa. Si è nascosto, e noi non andiamo a cercarlo. Pensa un po': Dio si nasconde e noi uomini non lo cerchiamo neppure".

In questa storiella un cristiano può trovare compendiato tutto il mistero del Natale. Dio si nasconde. Non ci abbaglia con lo splendore della sua grandezza. Non ci costringe con la sua potenza a inginocchiarci davanti a lui. Vuole che tra lui e noi ci sia il mistero dell'amore, che presuppone la libertà. Vuole che vi sia l'attendere, il cercare, l'andare e il trovare, dai quali sorge di nuovo da ogni creatura quel sì all'amore che in essa rappresenta il mistero peculiare ed eterno.
Dio aspetta che ogni creatura si metta in cammino, che esprima un nuovo e libero sì alla sua proposta, che a partire dal creato si realizzi di nuovo l'evento dell'amore. Dio aspetta l'uomo. E per noi vuole che possiamo fare questa esperienza realmente divina: l'esperienza della libertà, del cercare, dello scoprire e del gioioso sì a un amore che è il cuore del mondo e grazie al quale il mondo è buono e noi siamo buoni.


  Dio è Emanuele. Dio si nasconde affinché noi siamo la sua immagine, affinché in noi ci possano essere libertà e amore.
E che nascondiglio ha trovato! Si nasconde in un bambino, in una stalla. Sembra essere la massima contraddizione immaginabile rispetto all'onnipotenza e al cielo. Ed è per questo che i dotti esegeti della Bibbia non sono riusciti a trovarlo. Sapevano bene che il Messia sarebbe nato a Betlemme, nella città di Davide, pastore nello splendore della grandezza del nome di Dio, e che avrebbe mandato dei pastori, come sta scritto nel libro del profeta Michea in riferimento al mistero della Notte Santa.
Sapevano che cosa sta scritto in quel libro. Conoscevano la letteratura con i suoi problemi. Ma la letteratura è rimasta tale. I grandi teologi sono rimasti attaccati alla parola e non hanno trovato al di là delle parole la strada che li conducesse alla realtà. Erode non pensava che quel bambino potesse essere Dio. Al massimo poteva immaginare che Dio fosse un sovrano ancora più crudele e potente di lui. In ogni caso quel bambino era un futuro rivale che doveva essere tolto di mezzo.
 
 

Tutte queste persone non hanno trovato Dio nel suo nascondiglio. E noi riusciamo a trovarlo? Con la nostra presunzione, la nostra saccenteria, la nostra erudizione? E, soprattutto, lo cerchiamo? Non abbiamo forse fatto anche noi come quel ragazzo che giocava a nascondino, non abbiamo già da tempo abbandonato il gioco che rappresenta la verità autentica della nostra vita?
E qual è la persona libera da pregiudizi che accetterà di piegarsi davanti al bambino, di adorarlo e di riconoscere che in lui è entrato il Dio eterno che è in mezzo a noi?
Quella persona troverà mille scuse, mille motivi per non farlo.


Dio si nasconde perché vuole che gli assomigliamo, vuole che la verità e l'amore nascano in noi, tuttavia egli non è soltanto nascondimento.
Il Natale è il nascondiglio di Dio, se vogliamo esprimerci in questo modo, ma insieme alla Pasqua è anche la sua grande manifestazione.
Dio non ci lascia soli in questo gioco che è la verità: è lui che l'ha progettato e gli ha dato inizio.
Egli ci segue sempre. Tramite il creato ci rivolge incessantemente la parola, purché noi vogliamo udirlo e vederlo, e ci dice: "Cercatemi!". Nella storia di Abramo Dio ci ha dato le regole, ci ha rivelato gli indizi grazie ai quali lo possiamo trovare. Egli ci cerca affinché noi riusciamo a cercarlo. Ha rifatto verso il basso tutte le scale delle distanze esistenti fra lui e noi, fino a farsi uomo, fino a farsi bambino. Si potrebbe dire che è uscito dal suo nascondiglio e che addirittura ci corre dietro, affinché non smettiamo di cercarlo, affinché diventiamo capaci di trovarlo. Nel bambino egli diventa visibile così com'è, vale a dire come amore che può fare cose straordinarie, che ha tempo di farsi uomo. Egli diventa visibile come libertà, che è capace di agire in questo modo. Come onnipotenza, che può seguirci in quel modo. Noi l'onnipotenza, la immaginiamo completamente diversa. Tutt'al più ammettiamo che un Dio sconosciuto possa rappresentare in qualche modo la statica e la meccanica dell'universo, possa in qualche modo mettere in movimento il tutto. Ma l'onnipotenza grazie alla quale Dio può conoscere ciascuno di noi, interessarsi dei nostri destini e farsi piccolissimo per noi è qualcosa di troppo audace, non gliela consentiamo, la nostra erudizione la rimuove. Nel bambino, però, Dio, il suo modo di amare, il suo modo di essere onnipotente, sono più che mai evidenti. Chi comincia a capire questo modo di amare e questo modo di essere onnipotente cade in ginocchio ed è colmato dalla grande gioia che l'angelo ha annunciato nella Notte Santa.

Transeamus usque Bethlehem: andiamo a Betlemme, si sono detti l'un l'altro i pastori. Transeamus usque Bethlehem: in questa notte la Chiesa vuole far sì che i nostri cuori accolgano questa esortazione. Ci vuole invitare a metterci in cammino, a passare dall'altra parte. E in effetti, per trovare Dio, è necessario proprio questo: passare dall'altra parte, trasformarsi. Perché Dio è diverso da come siamo noi. Spesso noi viviamo senza guardare a lui. Con i nostri pensieri e i nostri progetti andiamo in direzione contraria alla sua. Viviamo dalla parte opposta rispetto a quella in cui egli si trova, ci muoviamo in direzione opposta alla sua.
Per questo Dio si è nascosto a noi. Se vogliamo trovarlo, dobbiamo passare dall'altra parte, dobbiamo attraversare con il nostro cuore la strada delle contraddizioni e trovare il cammino che porta alle trasformazioni, fino a che egli diventi visibile e udibile.

Riferendosi all'Antico Testamento, San Paolo dice che per incontrare Dio non è necessario che tu attraversi l'oceano. E neppure, prosegue, è necessario che tu salga fino al cielo o che discenda fino agli inferi (cfr. Rm 10,5-8; Dt 30,11-14). Oggi noi possiamo fare tutte queste cose, e le facciamo, ma non per cercare Dio, bensì per evitarlo.
Paolo dice che Dio è vicinissimo a te. E' sulla tua bocca e nel tuo cuore (Rm 10,8-10; Dt 30,14). Abbiamo bisogni di compiere questo viaggio verso ciò che ci è così vicino. Dobbiamo cercare Dio vicino a noi, per trovare il nascondiglio che è la sua manifestazione. Questa notte ci deve incoraggiare a fare questo passo.

Transeamus usque Bethlehem
: mettiamoci in cammino verso ciò che è vicino a noi, verso il centro di noi stessi, verso la verità di Dio che attende in noi, che vuole nascere in noi. Dobbiamo entrare in quella semplicità dei cuori che in grado di scorgere Dio. Transeamus usque Bethlehem! Preghiamo il Signore che ci stimoli come ha fatto con i pastori. Che ci faccia diventare capaci di metterci in cammino, di passare dall'altra parte, di modo che a noi sia dato di provare la grande gioia che è concessa a tutto il popolo: "Guardate, nella città di Davide è nato per voi il Salvatore, Cristo, il Signore!".
 

  da: Joseph Ratzinger, Benedetto XVI sul Natale
Edizioni Lindau s.r.l. 2005, pg. 21-29
web site official: www.suoredimariabambina.org