TEMPO LITURGICO
   
 

Natale del Signore

Il tempo di Natale

 


La liturgia di Natale commemora l'apparizione nel mondo del Figlio di Dio, la sua natività a Betlemme, e le sue prime manifestazioni agli uomini. Ma la Chiesa non sente il Natale di Gesù come un avvenimento ormai passato e lontano: la grazia del Natale continua, e continuano la gioia e la sorpresa per quell'avvenimento della inenarrabile carità di Dio che ci ha salvato con l'incarnazione del suo Verbo.


Il mistero di Dio che si fa uomo

Nel tempo natalizio ci raccogliamo intorno al presepio, ma soprattutto ci soffermiamo a meditare il mistero di Dio che si fa uomo, dell'Eterno che entra nella bravità dei nostri giorni, dell'Invisibile che diviene visibile.
Una vita, anche se molto lunga, non basta per capire un amore e una misericordia così grandi, questo interesse che Dio ha per l'uomo, diremmo questa passione divina per noi.
Mentre facciamo la memoria del Natale di Cristo, e riceviamo la grazia che esso contiene - il ricordo liturgico è sempre accompagnato da un frutto di grazia, non è mai una pura rievocazione, o un'emozione che ci passa - ci rendiamo insieme più consapevoli che anche noi siamo come nati il giorno di Natale, quando è sorta una umanità innocente, quella di Gesù, esemplare della nostra umanità nuova.

 

Dobbiamo temere la vecchiaia dell'anima

  A Natale, allora, si rivela tutta la dignità dell'uomo redento: si rivela la gravità del peccato, che è la causa del vero invecchiamento, ben più grave di quello che producono inesorabilmente i lunghi anni di vita trascorsa.
Non dobbiamo temere la vecchiaia del corpo, ma quella dell'anima.
La vita nuova, che scaturisce nel mondo dal Figlio di Dio che viene ad abitare in mezzo a noi, deve manifestarsi nelle nostre azioni, nelle preoccupazioni di rimanere in grazia o di recuperarla con il sacramento del perdono, se mai avvenisse la sventura di perderla.


La fraternità umana

Possiamo sottolineare, sempre per questo tempo natalizio, un altro punto importante: quello della fraternità umana che deriva proprio dal Natale di Cristo.
Con lui, Figlio eterno di Dio, anche noi diventiamo figli di Dio: in Cristo ritroviamo il Padre, e per ciò ci ritroviamo non più estranei gli uni rispetto agli altri, ma veri fratelli.
Si potrebbe dire che a Betlemme si forma la famiglia di Dio, composta di tutti gli uomini.
Il Natale è un annunzio e un impegno di reciproca carità.
I doni che ci scambiamo sono solo simboli di strenne più preziose e più gradite: facciamo trovare, cominciando dai nostri più vicini, come strenna natalizia il nostro perdono, se occorre, e il nostro amore sincero, durevole, concreto.
 
       
   
  da:Inos Biffi, Nel giorno del Signore. Commento alla Liturgia domenicale e festiva. Anno C
Edizioni Piemme 1985 - Editrice Ancora 1985, pg. 33-34



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