TEMPO LITURGICO
   
  UN INCONTRO DELL'UOMO CON SE STESSO, CON LA PROPRIA ESISTENZA

Udienza generale di papa Paolo VI


Le vacanze: tempo di edificazione

Noi ancora parleremo delle vacanze. Esse, quando hanno un periodo pur limitato nello svolgimento normale della vita, specialmente della vita che cresce, cioè l'infanzia e la gioventù, rivestono una grande importanza, soprattutto per lo sviluppo fisico e spirituale del soggetto incipiente, che nell'uso spontaneo delle sue facoltà fa tesoro delle proprie energie, fisiche e mentali, forse non meno di quando esse sono guidate da una disciplina obbligante. Lo sanno tutti; e noi perciò auguriamo ancora una volta «buone vacanze» a quanti hanno la fortuna di poterne sanamente godere.

Ma dobbiamo ricordare che le vacanze, specialmente per chi entra o già gode della maturità fisica, e avverte la potenziale ricchezza delle proprie facoltà spirituali, hanno un'importanza grandissima, spesso decisiva, per lo sviluppo intellettuale e morale dell'uomo. La lettura d'un libro, l'assistenza ad uno spettacolo, il compimento intelligente d'un viaggio, la nascita d'un'amicizia, ed anche, in certi casi, l'esperienza d'una sventura o di una malattia, possono avere un'efficacia pedagogica, che vale e talora supera quella della scuola regolare. Noi qui ci limitiamo ad osservare che le vacanze non hanno soltanto uno scopo utile e saggio per il ristoro e per lo sviluppo delle forze fisiche, e neppure un'incomparabile virtù formativa mediante il contatto sensibile col mondo fisico, che esse, le vacanze, dispiegano davanti al soggetto umano, aprendogli come nuove le pagine della natura, per la loro bellezza, per la loro estensione, per la loro complessità, per la loro stessa terribilità, ma hanno anche uno scopo spirituale. Quando mai l'uomo pensa in se stesso, quando si riconosce persona, quando sfiora, per sentirne l'ebbrezza o il timore, la profondità, la problematicità del proprio essere, se non nei momenti liberi e solitari della propria coscienza? Le vacanze non sono soltanto una bellissima pausa, che interrompe con un godimento fisico ed esteriore la monotonia professionale del proprio lavoro, ma sono altresì ed ancor più un incontro dell'uomo con se stesso, con la propria esistenza.



  Di questo secondo aspetto del periodo di riposo e di ristoro proprio delle vacanze, l'aspetto personale, l'aspetto interiore, l'aspetto spirituale, vogliono dire una parola. Non per appesantire le vacanze stesse, ma per aprire le loro finestre all'aura dello spirito.

Per esempio, e come capo primo. Non è forse questo benedetto periodo di disimpegno dalle cento cose che assillano il nostro animo il momento propizio per una riflessione fondamentale sull'impegno della propria vita? si svolge essa sulla linea di quell'imperativo, che ne classifica l'intelligenza, il merito, la speranza? cioè sulla linea del dovere? della legge di Dio, dell'amore primo e totale, che le assicura qui la sapienza, e oltre il tempo la salvezza? Chi risolve questo intimo e angustiante problema ha già fatto buone le proprie vacanze.
Capo secondo. Nel programma delle vacanze non potrebbe inserirsi un momento, di due o tre giorni, di raccoglimento spirituale? di riflessione? di ritiro spirituale? d'un'escursione-pellegrinaggio a qualche santuario, o a qualche convegno di preghiera, e diciamo pure, di penitenza? un momento di rinascita? quanti ricordi superiori, quante promesse generose non porta ciascuno con sé? inerti, dimenticate, smentite? e non potrebbero rinascere e rifiorire questi istanti, profondamente personali, per la vita di domani, e trasformare in essa la prosa piatta e volgare, in poesia di forte energia e di bontà lietamente vissuta?

E terzo. Ma questo esigerebbe un discorso a parte. Le vacanze non sono forse fatte anche per la lettura? Nei giorni piovosi, quando le escursioni sono impedite, o nei giorni di sosta, postumi alle grandi passeggiate, un libro, un buon libro non riempie forse bene questi margini di vacanze? Sì, un libro buono e di facile lettura è un amico che può dare alle vacanze un valore nuovo. Ma purché davvero sia un amico, cioè un libro che offre grato riposo alla mente e fertile semente di sani, gradevoli e corroboranti pensieri. Pur troppo il mercato dei libri non è sempre conforme ai bisogni dello spirito, anzi...! ma cerchiamo di scegliere; oggi la scelta è possibile.



PAOLO VI
Udienza generale, Mercoledì, 5 luglio 1978

 

Le vacanze: momento di meditazione e di ascolto

In questa breve conversazione, che caratterizza la nostra Udienza, noi pensiamo al duplice stato d'animo che invade la coscienza dell'uomo in vacanza; uno stato d'animo di rilassamento generale, risultante spontaneamente dal disimpegno dei doveri consueti, sia scolastici che professionali; e ciò sembra conforme alla natura stessa delle vacanze, e al ricupero, sia pure passeggero, di una propria libertà: le vacanze non sono appunto un periodo di godimento del proprio tempo e lo scioglimento dei vincoli, che normalmente costringono la nostra azione? non sono le vacanze un periodo di vita spontanea guidata dal piacere di vivere e di riposare? E per altri invece, e spesso negli stessi individui che si propongono di concedere alle proprie vacanze uno stile di vita spontaneo, ispirato dai propri gusti e dai propri capricci, un altro stato d'animo occupa la coscienza interiore; ed è quello di profittare del periodo delle vacanze per dare alla propria libertà un impiego utile, talvolta più intenso dell'attitudine che lega al lavoro ordinario, quasi una fretta di profittare della relativa libertà concessa per fare qualche cosa di proprio genio, anche se molto impegnativo, come una lettura, una cura, un viaggio, una riflessione. Ebbene, noi augureremo a tutti che le vacanze siano davvero vacanze, per il riposo, per lo svago, per una ripresa di forze e di serenità. Ma noi prenderemo cura del secondo stato d'animo, quello ansioso di profittare della relativa libertà, che il tempo disimpegnato dai consueti doveri concede, per una «presa di coscienza» circa la propria vita e per un eventuale riordinamento dei propri pensieri, dei propri doveri.
Questo secondo stato d'animo interessa ora questa nostra breve riflessione, per ricordarci come poco noi siamo padroni di noi stessi, e che quanto più siamo affaccendati dalle nostre occupazioni ordinarie, tanto più siamo costretti a vivere fuori di noi stessi, dominati dalla pressione di doveri che noi abbiamo introdotti nel nostro interno, e che costringono a vivere in una forma non personale, non cosciente, non libera e talvolta non buona.
Le vacanze dovrebbero servire, oltre che al riposo fisico, anche ad un lavoro spirituale; e quanto più esse ci portano a concedere a noi stessi uno svago, un'assenza, una fuga da noi stessi, tanto più esse dovrebbero avere momenti di interiorità, di riflessione personale, di coscienza operante, di voce del silenzio, in ascolto di tutto lo svolgimento della nostra vita. Noi pensiamo di non andare contro corrente della psicologia delle persone intelligenti, le quali si pongono, sì, specialmente se giovani, il problema della autodirezione del proprio modo di vivere. Noi anzi li invitiamo a concedersi qualche giorno, qualche ora almeno di meditazione, qualche momento di revisione e di programmazione della propria esistenza. Spesso questo bisogno di concentrazione si sveglia proprio nei momenti migliori del contatto dell'animo con la rivelazione che il quadro della natura fa di se stesso, obbligando lo spettatore ad accogliere l'impulso a superare la visione del quadro stesso, e a risalire per le vie del pensiero, diventato contemplativo e quasi estatico, all'avvertenza del mistero riflesso nelle cose e che sembra ivi palpitare (ricordiamo la visione di S. Agostino, la quale, in certa misura è concessa ad ogni spirito capace di contemplare - Cfr. S. AUGUSTINI Confessiones, «Quaere super nos»: 10, 6, 9; 13, 32, 47 -).
Questo atto di concentrazione, per chi ha la fortuna della fede, porta facilmente alla preghiera interiore, porta ad ascoltare una voce, non del tutto ignota a ciascuno di noi cristiani, ma quasi sempre repressa e offuscata: non una voce imperante, ma una voce chiamante: «vieni e seguimi» (Luc. 5. 2-7). Cioè: il pronunciarsi d'una esigenza, che può avere differenti gradazioni e ancor più differenti modi d'essere seguita, ma in ogni modo una voce che sembra tracciare nel tempo della vita nostra una via diritta e coraggiosa, quella d'un'autentica vita cristiana.



PAOLO VI
Udienza generale, Mercoledì, 12 luglio 1978  
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