TEMPO LITURGICO
   
 

IL TEMPO ORDINARIO O "DURANTE L'ANNO"



Così come oggi si presenta, la riflessione sul "Tempo Ordinario" o "Tempo durante l'anno" (per annum) non ha avuto l'interesse che si merita. La sua trattazione attende ancora una disanima approfondita per esplicitarne il vero carattere.
Il titolo "Tempo Ordinario" dà l'impressione di poca importanza, di essere un tempo debole, di bassa definizione. Notiamo invece che nell'attuale struttura dell'Anno liturgico, il Tempo Ordinario ha una sua personalità propria, una specifica valenza liturgica, riferita sempre – come del resto gli altri periodi dell'Anno liturgico – al mistero di Cristo e alla vita della Chiesa.
Si tratta di un tempo importante, così importante che, senza di esso, la celebrazione del mistero di Cristo e la progressiva assimilazione della Chiesa a questo mistero rischierebbero di ridursi a semplici episodi isolati invece d'impegnare tutta l'esistenza dei singoli fedeli e dell'intera comunità ecclesiale. Il Tempo Ordinario è il periodo più lungo del ciclo annuale delle celebrazioni abbracciando trentatré o trentaquattro settimane su cinquanta due.


 

Origine, evoluzione e significato del Tempo Ordinario.

Gli inizi del Tempo Ordinario sono da ricercare semplicemente nella celebrazione della domenica, senza altre specificazioni, cioè la domenica come celebrazione della Pasqua settimanale.

Il ciclo domenicale ordinario rappresenta, infatti, la più antica celebrazione della Pasqua del Signore ed è anteriore alla formazione dei cicli "Quaresima-Pasqua-Pentecoste" e "Avvento-Natale-Epifania". Il numero delle domeniche (e settimane) ordinarie, nei primi secoli, si è andato via via riducendo, dal momento che andava sviluppandosi l'organizzazione dell'Anno liturgico attorno ai grandi misteri della Redenzione.

Nei primi documenti della liturgia romana queste domeniche non hanno nessun titolo specifico, vengono denominate in rapporto ad una festa che le precede o le segue.

Così, ad esempio, l'antico Sacramentarlo Gelasiano, del secolo VII, contiene 16 formulari di messa sotto il titolo generico per dominicis diebus (nn.1178-1241). Un po' più tardi, nei Gelasiani del secolo VIII e in altre fonti ad essi vicine, troviamo, invece, 6 domeniche post Epiphaniam e da 22 a 27 domeniche post Pentecosten. Nel Missale Romanum 1570 ci sono da 3 a 6 domeniche post Epiphaniam e 24 domeniche post Pentecosten.

 


Con la riforma promossa dal Vaticano II, queste domeniche, e le loro rispettive settimane, non più chiamate dopo Epifania o dopo Pentecoste, hanno ricevuto una loro unità, continuità e coesione interna, creando così ciò che ora viene chiamato Tempo Ordinario. Esso ha inizio il lunedì che segue la domenica dopo il 6 gennaio e si protrae fino al martedì prima della Quaresima compreso; riprende poi con il lunedì dopo la domenica di Pentecoste per terminare prima dei primi Vespri della I domenica di Avvento. Complessivamente si tratta di 33 o 34 settimane.

Non si devono opporre quindi i cosiddetti "tempi forti" (Avvento-Natale-Epifania, Quaresima-Pasqua) al Tempo "durante l'anno" come se quest'ultimo fosse un tempo debole o inferiore. Se i "tempi forti" godono di una loro caratteristica teologica e pastorale, non si può lasciare da parte il periodo del ciclo quotidiano che è il tessuto concreto dell'esistenza giornaliera del cristiano nella sua ferialità. In certo qual modo anche il Tempo Ordinario è da considerarsi un "tempo forte" nel quale si approfondisce e si assimila il mistero di Cristo che si innesta nella vita dei credenti per assumerla e renderla pienamente "pasquale". Il Tempo "durante l'anno", anteriore ai "tempi forti", è da considerarsi il tempo primordiale, ossia la prima realtà nella successione ininterrotta delle domeniche nel corso dell'anno. Si tratta di domeniche "allo stato puro".

Il fatto che nell'attuale ordinamento, il Tempo Ordinario consti di due momenti o tappe, interrotte dal ciclo pasquale, non ostacola la progressiva celebrazione del mistero di Cristo. Anzi il ciclo pasquale offre una meravigliosa continuità nell'evocazione della vita di Cristo. La Quaresima inizia con gli episodi della tentazione e della trasfigurazione, momenti in cui Gesù entra decisamente nel cammino della Pasqua, destino e culmine della sua vita e, quindi, centro illuminante di tutti gli eventi e parole della sua esistenza.

Nel corso dei secoli, sono state inserite nel Tempo Ordinario molte celebrazioni del mistero di Maria e numerose commemorazioni dei Santi. Pian piano alcuni giorni infrasettimanali sono stati caratterizzati o in rapporto con la domenica e in questo senso appare il venerdì come memoria della passione e il sabato giorno dedicato a Maria, oppure con il riferimento devozionale ad alcuni santi o a particolari devozioni. La stessa domenica perderà il suo senso primario di Pasqua settimanale per diventare, dalla seconda metà del secolo IX, il giorno della Ss.ma Trinità. Il Vaticano II ha ridato alla domenica il suo carattere pasquale (cf SC, n. 106).

L'attuale struttura del Calendario liturgico, mentre ha diminuito le celebrazioni delle memorie dei Santi ha dato un ricco ordinamento rituale alle ferie del Tempo Ordinario e ha evitato di assegnare in maniera sistematica aspetti devozionali ad alcuni giorni della settimana. Il Tempo "durante l'anno" ha così acquisito una sua particolare fisionomia, che ha come perno la lettura continua (o semicontinua) dei libri della Scrittura. Ecco quindi che le domeniche e le ferie del Tempo Ordinario ricevono la loro caratterizzazione innanzitutto dalle letture bibliche assegnate loro dal Lezionario. Mentre le pericopi bibliche dei cicli particolarmente caratterizzati liturgicamente sono scelte con il criterio dell'armonizzazione tematica, per le letture del Tempo Ordinario vale il principio della lettura semicontinua, e cioè viene proclamato un libro biblico di seguito, tralasciando tuttavia per motivi pastorali singole parti.

Il contenuto delle orazioni collette delle messe domenicali di questo periodo liturgico è molto vario per il modo globale con cui viene considerato il mistero di Cristo. Alcuni Messali nazionali, come quello italiano, hanno aggiunto una serie di collette alternative per le domeniche, tematicamente armonizzate con le letture bibliche, e altre collette, a scelta, per i giorni feriali. Nel Messale Romano 1970 e nelle sue successive edizioni troviamo una ricca serie di nuovi prefazi domenicali che esprimono il significato della domenica come celebrazione settimanale del mistero pasquale o la contemplano nella cornice della storia della salvezza che ha in esso il suo culmine e fonte. Anche per i giorni feriali del Tempo Ordinario c'è nel Messale attuale una maggior offerta di prefazi.

Durante il Tempo Ordinario, nella Liturgia delle Ore si adopera il Salterio diviso in quattro settimane, con le sue letture, responsorii, antifone e invocazioni. I soli testi propri sono: l'Ufficio delle letture d'ogni giorno, che offre la proclamazione semicontinua di alcuni libri biblici accompagnata da una ricca proposta di brani dei Padri e scrittori ecclesiastici adatti per favorire la meditazione sapienziale della Scrittura e la proposta dei principali temi della fede e della esistenza cristiana; sono proprie anche le antifone al Benedictus e al Magnificat nonché le collette delle domeniche che si recitano alle Lodi mattutine e ai Vespri.


Teologia e spiritualità del Tempo Ordinario.

Il Tempo Ordinario deriva tutto il suo senso dalla celebrazione domenicale, che lo scandisce e che rinnova ogni settimana la Pasqua del Signore. Le domeniche del Tempo "durante l'anno" possono considerarsi domeniche allo stato puro. La domenica è vista come primo giorno e come Pasqua ebdomadaria, ma emergono anche tutti gli altri nomi dati al giorno domenicale. Una specifica teologia della domenica è presente nei prefazi del Messale Romano 1970 e successive edizioni; c'è unità tematica tra le letture bibliche e le collette alternative del Messale italiano; manca invece tra le letture e le altre preghiere e canti (salvo i canti interlezionari); c'è però armonizzazione tematica tra il brano evangelico e la lettura dell'Antico Testamento; è compito dell'omelia e delle monizioni mostrare che la parola di Dio si inserisce nella globalità del mistero di Cristo e della Chiesa, celebrato nell'eucaristia; la preghiera universale o dei fedeli dovrebbe trarre ispirazione dalle letture proclamate in sintonia con la vita della comunità. Altre conferme ed elementi complementari per una teologia delle domeniche durante l'anno si potrebbero trovare nei testi della Liturgia delle ore.

La lettura semicontinua del Vangelo è al centro della spiritualità cristiana perché ci propone la vita stessa di Gesù e le sue parole, non soltanto nella celebrazione dei grandi misteri della vita del Signore, ma anche nella normalità quotidiana dei suoi gesti e dei suoi insegnamenti. Assumere il mistero di Cristo nel Tempo Ordinario significa prendere sul serio l'essere discepoli, ascoltare e seguire il Maestro nel vissuto quotidiano, non per mettere fra parentesi la vita ordinaria ma per sottolinearla come momento salvifico. La stessa lettura semicontinua di altri libri dell'Antico e del Nuovo Testamento ci offre la possibilità di misurare la nostra sequela di Gesù con le grandi attese del popolo di Dio e con la fedeltà perseverante della prima comunità cristiana. Volendo riassumere il messaggio delle letture bibliche del Tempo Ordinario, possiamo affermare che esso è un invito all'impegno morale, alla sequela di Gesù e alla costruzione del Regno.

Il Tempo "durante l'anno" è il tempo in cui la vita nello Spirito è destinata ad approfondirsi, a concretizzarsi, al fine di condurre i cristiani ad una esistenza matura e consapevole. E' il tempo della assimilazione dei doni dello Spirito e della crescita da essi provocata. Soprattutto nel Vangelo di Luca, che viene letto nelle domeniche dell'anno C, emerge con particolare evidenza il tema della sequela, e cioè delle condizioni essenziali e degli atteggiamenti fondamentali richiesti da Gesù a coloro che vogliono seguirlo. Vengono a galla così i temi della rinuncia, del distacco dalle ricchezze, dell'umiltà, della preghiera, del perdono ai fratelli, ecc. Non si tratta soltanto di un impegno morale personale, ma di un impegno collettivo di tutta la comunità cristiana per la costruzione del Regno che, inaugurato da Cristo, si va dilatando nella storia fino che non si sarà compiuto alla fine dei tempi. Così i temi della pace, della libertà, della giustizia, della solidarietà, ecc., quali componenti della testimonianza e della missione cristiana suscitata e sostenuta dallo Spirito e conferita dal Risorto a tutti i discepoli, entrano nella liturgia del Tempo Ordinario presentando talora il messaggio cristiano nel suo significato di fecondo scandalo e di rottura con la mentalità e il costume di quel "mondo" lontano da Dio, che è sottomesso al Maligno (cf Gv 17,15).

Il Tempo Ordinario si presenta come un tempo di crescita e di maturazione, un tempo in cui il mistero di Cristo è chiamato a penetrare progressivamente nella storia fino alla ricapitolazione di tutto in Cristo. Questo culmine è rappresentato dalla solennità di Cristo Re dell'universo verso il quale tutta la storia è protesa.



da: http://liturgia-opus-trinitatis.over-blog.it
Matías Augé Benet, professore di Liturgia all'Istituto di Teologia della Vita Consacrata "Claretianum" di Roma.

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