TEMPO LITURGICO
   
 

IL CRISTIANESIMO NON E' FATTO DI RICETTE E TABU',

ma è Spirito e Vita


L'èra dello Spirito è l'èra della divino-umanità. La potenza della risurrezione ci è offerta nei misteri della Chiesa, ma è una presenza nascosta. La può rivelare, affrontando così la trasfigurazione definitiva della storia e dell'universo, soltanto la libertà dell'uomo fecondata dallo Spirito Santo. Oggi non è più il tempo di pensare a un Dio contro l'uomo, come ha avuto la tentazione di fare a volte la Chiesa, né di pensare l'uomo contro Dio, come furono tentati di fare i grandi ribelli, i grandi atei dell'Europa moderna.


 

Aprirsi al tempo dello Spirito, è aprirsi a tutta la pienezza della divino-umanità in cui il divino e l'umano si integrano l'uno con l'altro "senza confusione né separazione". Il compito della Chiesa, in questo tempo in cui la Pentecoste si intensifica, è quello di creare nel mondo uomini liberi, responsabili, creativi, capaci di rispondere all'attesa e alla nostalgia di Dio che invita umilmente l'uomo a un amore libero, a un amore capace di illuminare tutta la vita. Cristo è la rivelazione di Dio all'uomo.

Dobbiamo intanto collaborare con lo Spirito per la rivelazione dell'uomo a Dio. Berdiaeff invoca l'esistenza di una santità creatrice, "un nuovo tipo di santità capace di assumere tutto il peso della complessità sociale e cosmica". E il patriarca Atenagora mi diceva che il cristianesimo non è fatto di ricette e di tabù, ma che è Spirito, cioè vita, fuoco, senso, ispirazione creatrice.

 



Sappiamo che questo Spirito Santo di Dio all'inizio della creazione aleggiava già sopra le acque, del caos: "La terra era deserta La chiave dell'amore umano è il pentimento, questa "metanoia" che ci strappa alla nostra pesantezza per farci gravitare nella luce dello Spirito, intorno a Cristo nostro sole. E' per questo motivo che in quasi tutte le confessioni cristiane la domenica di Pentecoste c'è anche un lungo ufficio di genuflessione. Oggi si compiono i 50 giorni, questa prodigiosa domenica ripetuta cinquanta volte, e ricomincia la dura lotta quotidiana. Se siamo capaci di viverla - di offrirla anche nei suoi momenti di fallimento e di disperazione - con un po' di speranza e di fede, fede che è come il granello di senape, come dice la parabola, allora lo Spirito farà del cammino della nostra vita un cammino iniziatore: attraverso le nostre discese agli inferi, i nostri presentimenti del Regno, attraverso la gioia e la sofferenza, attraverso l'ineluttabile spogliazione quotidiana, lo Spirito ci farà entrare nella morte-risurrezione del Signore.
Ci unificherà tutti e unificherà ciascuno di noi. Unificherà le nostre comunità, le nostre parrocchie, là dove i rapporti tra gli uomini si trasformano appena si lascia che il Cristo viva in noi. Spezzerà il nostro cuore di pietra, farà del nostro cuore quel lago di lacrime in cui il prossimo riconosce il suo vero volto, ed è il volto del Risorto. Farà di noi, per riprendere un'espressione del patriarca Atenagora, degli uomini "disarmati" in cui preghiera e accoglienza del fratello sono una cosa sola.

Allora saremo veramente dei viventi.



da: Letture per ogni giorno a cura di Enzo Bianchi
Editrice Elle Di Ci, Torino 1980, pp 290-292
Testo di: Oliver Clément,"Contacts", Tome XXIII, n. 75, 1971, pp. 280-282

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