TEMPO LITURGICO
   
 

LO SPIRITO SANTO, DONO DI CRISTO,

è interiore all'uomo più di se stesso


La Pentecoste riprende e compie la festa ebraica delle settimane (Lv 23,10-15) nella quale si portava all'altare un covone, primizia del raccolto. I Padri dicono che è Cristo stesso che offre il covone della nuova creazione, indorata al grande sole, al grande vento dello Spirito. E' per questo motivo che noi cospargiamo le nostre chiese di rami. Si riprende e si compie l'anno giubilare in cui, ogni cinquant'anni, venivano condonati i debiti e venivano liberati gli schiavi. La Pentecoste è un giubileo unico con il quale, ormai al di là della storia, l'uomo viene introdotto nella dimensione del Regno: "Così tu non sei più schiavo, ma figlio - dice l'apostolo - figlio, dunque erede di Dio" (Gal 4,8). E gli apostoli escono come ubriachi dal cenacolo per annunciare "fino agli estremi confini della terra" l'anno giubilare del Regno.


 

Viene ripreso e compiuto il dono della Legge sul Sinai. "La voce del Sinai cede il posto allo Spirito Santo che porta la legge nuova, quella scritta nei cuori". Quella che non è più costrizione, ma libertà dell'amore perché il cuore di pietra è finalmente divenuto un cuore di carne.

E così, come ha scritto un teologo ortodosso contemporaneo, Cristo appare come
"il grande precursore dello Spirito". "E' bene per voi che io me ne vada, perché se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò" (Gv 16,7).
E sant'Atanasio scriveva, precisando la celebre affermazione "Dio si è fatto uomo perché l'uomo possa diventare Dio": "Dio si è fatto portatore della carne perché l'uomo possa diventare portatore dello Spirito" (pneumatoforo). Uno degli uffici nei giorni precedenti la domenica di Pentecoste proclama: "Lo Spirito Santo accorda le primizie della divinità a ogni natura umana" (tropario della 3a ode, venerdì). Divenuto estraneo all'uomo a causa della caduta appunto di apparirgli come la folgore del temporale che tutto distrugge, lo Spirito è restituito tramite Cristo, diventa più interiore all'uomo di lui stesso, così che leggendo il Nuovo Testamento, per una felice confusione, non sappiamo se la parola "spirito" indica questa persona misteriosa del Dio interiore, la vita divina che egli comunica, oppure lo spirito dell'uomo che la riceve, questa immagine di Dio in noi che il Cristo ha ricostruito e reso trasparente. Lo Spirito che riposava sul Figlio durante l'incarnazione come unzione messianica, riposa ormai su ciascuno di quelli che sono "figli nel Figlio". In lui tutte le nostre facoltà, tutti i nostri sensi e perfino il battito del nostro cuore si calmano e si illuminano. Perché in definitiva non c'è altra scelta che vivere nella morte oppure nello Spirito donatore di vita, la vera vita, quella che trasfigura e sconfigge la morte.

 



E' difficile evocare lo Spirito, lui, il Dio segreto, il silenzioso, lui, la celebrazione più che il celebrato. Egli è la vita della vita, la bellezza della bellezza, la luce della luce o piuttosto la tenebra più che luminosa nel cuore della luce, il silenzio al cuore della parola.

Egli è colui che è "dentro", colui che è l'interiorità e la profondità infinita di ogni persona, non lo spirito che si oppone alla materia ma il soffio che penetra sia il corpo che l'anima. la Vita che cercano e già vivono quelli che si amano, quelli che lottano per la libertà e la giustizia, quelli che tentano di creare gioia e bellezza.
Nello stesso tempo è una Persona misteriosa che spinge l'amore fino a non avere un nome proprio, perché Dio tutto intero è Spirito, perché Dio è santo, e la persona dello Spirito scompare nella stessa luce che diffonde perché essa diventi totalmente interiore, diventi fonte della nostra esistenza più personale.



da: Letture per ogni giorno a cura di Enzo Bianchi
Editrice Elle Di Ci, Torino 1980, pp 290-292

Testo di: Oliver Clément,"Contacts", Tome XXIII, n. 75, 1971, pp. 275-277

 

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