TEMPO LITURGICO
   
 

Domenica delle Palme e della passione del Signore

"Accettò la sua passione per noi peccatori"

 

Isaia 50,4-7; Salmo 21; Filippesi 2,6-11; Marco 14,1-15,47


Il modello: Gesù sulla croce

Il modello di uomo che Dio ci ha offerto è il suo stesso Figlio, "umiliato fino alla morte di croce". Non esiste nessun esemplare valido fuori dalla figura di Cristo: non c'è stato e non ci sarà uomo che ne possa prescindere, quand'anche non ne sia consapevole.
Per questo, entrando nella celebrazione, oggi chiediamo di aver "sempre presente l'insegnamento della sua passione, per partecipare alla gloria della risurrezione".


La memoria della passione

La Chiesa potrebbe dimenticare tutto - si direbbe -, tranne la passione del Signore e la sua risurrezione. Se ciò avvenisse, essa non si ritroverebbe più e perderebbe la propria identità, il proprio essere nata dalla Pasqua di Cristo. A questo fine celebra l'eucaristia, che inserisce in lei, nel suo tempo e nel suo spazio, la morte di Gesù.
Allora ogni messa è tempo di passione, di presenza reale del Figlio di Dio nell'abbassamento della morte, e come principio di vita risorta. In fondo, a una intelligenza più profonda e più prolungata del sacramento della passione è destinata la liturgia della Settimana Santa, che si apre oggi, domenica delle palme e della passione del Signore.
Le letture distese, i testi di preghiera, i riti e i simboli: tutto converge per una comprensione più partecipe e per una comunione più viva al mistero di Gesù Cristo che muore e che risorge, di cui l'eucaristia è il memoriale vivo e ricorrente.


 

La regalità mansueta e umile

Alla passione introduce anzitutto l'ingresso di Gesù in Gerusalemme, gravido di valore profetico per indicare sì la regalità di Cristo, e tuttavia secondo lo stile paradossale del disegno di dio, che fa regnare Gesù dalla croce. Veramente, neppure i discepoli riuscirono a comprendere subito tutto il senso della "benedizione" a Colui che veniva nel nome del Signore: l'avrebbero capita dopo la glorificazione, quando quell'episodio avrebbe dispiegato il senso, e quel semplice fatto si sarebbe rivelato sintomo e inizio di quanto sarebbe avvenuto con la risurrezione dai morti, e la croce e la gloria si sarebbero identificate.
Tutta la vita di Cristo può essere racchiusa ed esaurita nell'"episodicità" - quando non la si colga nella fede - e in tal caso il suo segreto rimane racchiuso.
Al contrario, grazie alla fede - che è la capacità di percepire il significato dei gesti del Signore - l'episodio si illumina, si accende di un valore, e contiene una forza che il tempo non riesce a esaurire.


La Santa Settimana

Con questa lettura e con questo spirito ci disponiamo a leggere e ad accogliere nella Santa Settimana la vita e particolarmente l'esito di Gesù Cristo.
La Chiesa non raccoglie e non fa tesoro dei particolari della passione del Signore con la pura attenzione o con la scrupolosità dello storico e del documentarista, ma con l'affezione della pietà e della condivisione, in cui gli episodi pesano come gli eventi, e si raggiungono nella loro "contemporaneità".

 
La narrazione degli eventi della passione per una comunione


Così riascoltiamo la narrazione della passione secondo Marco, dove finalmente il segreto messianico è manifestato: ed è il segreto di una messianicità, anzi di una figliolanza divina di Gesù Cristo, che compiendosi nella croce non può più ormai illudere nessuno. Nell'impotenza dell'uomo sottoposto a giudizio e già condannato Gesù può dichiarare apertamente di essere "il Cristo, il Figlio di Dio benedetto". Ogni velleità o speranza di successo terreno adesso inevitabilmente si infrangerebbe.
Il Vangelo di Gesù Cristo, che è "il Figlio di Dio", è riconosciuto dal centurione al concludersi della passione e della morte, quando Gesù è crocifisso: "Veramente quest'uomo era il Figlio di Dio". Paradossalmente la confessione avviene non tanto durante la dottrina e i miracoli, quanto dopo che Gesù è spirato; e qui da parte di un estraneo, il centurione, che "gli stava di fronte" e che l'ha visto morire.
Per riconoscere Gesù Cristo non è sufficiente lo stargli fisicamente vicino, né l'essergli prossimo per l'abitudone del discorso e della conversazione con lui. E' necessaria un'altra facoltà: la fede, o il dono della illuminazione interiore e della disponibilità spirituale: esattamente quella della Chiesa che, nella domenica degli ulivi e contemporaneamente della passione, intraprende non la commemorazione secondo lo schema e le esigenze della storia occupata a ricostruire, ma secondo la comunione che associa e riaccompagna il Signore nella sua "via crucis", per sentirsi poi realmente risorgere con lui.


La prefigurazione nel Servo di Dio


In verità la passione di Gesù non sopraggiunge in novità assoluta, senza essere preannunziata.
La figura del "Servo" si era già profilata misteriosamente, con la sua consegna espiatoria e con il suo dolore redentivo, nell'impressionante anticipo degli insulti e nell'incrollabile fiducia di chi si affida a Dio. E infatti la salvezza non proviene dalla vicenda dolorifica come tale, nemmeno stoicamente sopportata, ma dall'obbedienza che accoglie amorevolmente la volontà di Dio.
Non siamo salvati dal dolore ma dall'amore.


Obbedienza ed esaltazione

In questa obbedienza è presentato effettivamente Gesù Cristo nell'inno rivolto a lui e inserito nella Lettera di Paolo ai Filippesi. Non una forza ineluttabile, costringente, "spoglia" il Signore del decoro dovuto alla sua esistenza e uguaglianza divina: egli stessi si "aliena" nella forma dello schiavo, nella somiglianza con gli altri uomini comuni, che lo porta fino all'umiliazione e soggezione della croce. La forza mortificante del patibolo senza la carità avrebbe proclamato l'impotenza dell'uomo, non la volontà di compiere il disegno del Padre e così di collocarsi nell'antitesi del peccato e del peccatore.
L'esaltazione che viene "premia" questa obbedienza, questa "fiducia" in Dio, che conferisce a Cristo una dignità e un primato unico e assoluto, una "signoria", per la quale diventa l'attrazione dell'umanità e dell'universo, che in lui riconosce il proprio senso e la propria salvezza.
Sulla croce si decide in merito a Cristo e in merito a tutto il mondo, a tutto quanto esiste al di fuori di Dio, e che è dal principio destinato a portare l'impronta e la convalida di Gesù risorto dai morti.


I momenti dell'umiliazione e dell'amore


Da questa prospettiva ritornano alla nostra memoria, e sono solennizzati nei riti, i vari momenti della passione, che sostanzieranno la contemplazione e i segni della Settimana Santa. L'omaggio dell'unzione di Betania proclama Gesù più prezioso, per noi e per l'umanità, che non i trecento denari del suo costo, e riconosce che è lui il primo dei poveri che vada onorato, perché conferisca dignità e onore a ogni noto o ignoto povero di questo mondo.
Nella grettezza calcolatrice e interessata di Giuda trova rappresentazione ogni approccio a Gesù Cristo che non avvenga nella gratuità, ma lo riduca nel stato del mezzo che procura vantaggio: quando, all'opposto, egli nell'eucaristia - con la verità dell'anticipazione e del modo sacramentale - pone la sua vita, cioé il suo Corpo e il suo Sangue, nella condizione di chi non si appartiene più, ma è per gli altri, precisamente come il servo non è per se stesso, ma per gli altri.
E a tal punto Gesù non si appartiene da non fermare né Giuda - l'amicizia che diventa nemica fino al tradimento -, né il rinnegamento di Pietro, né la prepotenza vile di chi gli sputa addosso e lo schiaffeggia, né la pavidità interessata del potere o la farsa insultante della regalità imbastita dai soldati.
Sono tutti "episodi" che lo assalgono e dai quali si erige ed esce intatta l'identità di Gesù salvatore, condotto da un altro piano: un piano che si istituisce e consiste di là da questa infamia umana che si rovescia contro di lui, e che forma l'opera della redenzione di quelli stessi che crocifiggendolo ritengono di eliminare uno dei tanti anonimi uomini, destinati a soccombere: o per invincibile ingiustizia o per convinzione di ben limitata giustizia umana.
Il lungo ripasso della passione di Cristo, che in questa domenica offre il contesto a tutta la significanza e simbolicità della Settimana, intende al rilievo e alla meditazione di una deliberata storia di amore.
Ma questa non è finita: essa tocca e raggiunge ogni uomo che faccia nel mondo la sua apparizione. Notavamo che è la caratteristica dei misteri che emergono in contemporaneità di valore e di grazia, per cui ci sentiamo presenti a quella passione, mentre il dialogo dei lettori la vanno proclamando e così la reiscrivono oggi nella Chiesa e in ogni singola anima.
E non tanto per l'efficacia della lettura - che potrebbe come tale non uscire dallo stato dell'esistenza intenzionale - ma per la risoluzione e la constatazione che il ricordo prende mirabilmente vita nell'"unico sacrificio", dal quale - secondo la preghiera sulle offerte - è attesa la misericordia e implorato il perdono.


Il prefazio della Messa

Per la stessa ragione, il prefazio di questa domenica - che è il portale della settimana che chiamiamo "Santa", anche se tutto il tempo sotto l'attuale signoria di Cristo è santo - ci dichiara associati e coinvolti nell'avvenimento della passione e della risurrezione del Signore. D'altra parte, senza questo nostro personale sentirci nella passione e nella risurrezione del Signore, resteremmo all'esterno, e non saremmo salvati. Si volgerebbe dinanzi a noi la cronaca degli episodi - tra i tanti dell'umanità - non dei misteri.
Bisogna, al contrario, che siano ponderate, pesate in noi, che trovino l'eco della rispondenza reale, le parole che il celebrante proclamerà per ognuno: " Cristo Signore nostro Signore, che era senza peccato, accettò la sua passione per noi peccatori, portò il peso dei nostri peccati. Con la sua morte lavò le nostre colpe e con la sua risurrezione ci acquistò la salvezza". E' detto con linguaggio essenziale e con espressioni lapidarie,ma è detto tutto, come verità e come invito a ricevere la storia del Signore, che il tempo non ha soppresso ma resta aperta come una necessità.
D'altronde questo è il senso della liturgia: non un'archeologia che attesta e ricostruisce il trascorso, ma il presente che - da un passsato - non cessa di avverarsi.




da: Inos Biffi, Nel giorno del Signore. Commento alla Liturgia domenicale e festiva. Anno B
Edizioni Piemme - Ancora 1987, pg. 71-75
web site official: www.suoredimariabambina.org