TEMPO LITURGICO
   
 

Venerdì Santo "in passione Domini"

Il giorno di credere al perdono

 

Isaia 52,13-53,12; Salmo 30; Ebrei 4,14-16; Giovanni 18,1-19,42


Quello che già si è avverato nel sacramento si compie il venerdì Santo nella storia, sulla croce. Oggi muore Gesù di Nazaret, partecipe della storia di ogni uomo, cui è fissato un termine nel seguito dei suoi giorni: muore vittima del tradimento e dell'invidia, come a tanti uomini avviene di morire. Ma se ogni uomo finisce l'esistenza in se stesso, Gesù sulla croce muore per noi e per l'intera umanità con una scelta che trova la sua origine nell'amore.


La croce è il rigetto da parte di Dio


Il Crocifisso sale il patibolo scegliendo la sorte e il posto del peccatore, pur essendo l'innocente che non ha conosciuto colpa. Raccoglie su di sé il peccato di tutta l'umanità, dal più lieve al più infame, subisce l'abbandono e il castigo di Colui al quale il peccato è insopportabile, e si pone come vittima che espia per tutti.
La croce è il rigetto di Dio, il luogo della maledizione. Le parole di paolo ci stupiscono nella loro crudezza: "Cristo ci ha riscattato dalla maledizione, diventando lui stesso maledetto per noi"; "Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore".
Le brevi ore della passione del Signore segnano il tempo di tutta l'umanità. Un uomo singolare, Gesù, porta morendo il destino di ciascuno, che, solidale in Adamo nella difformità, e responsabile di colpe deliberatamente volute, si trova rappresentato da Cristo sul patibolo, e redento da quella umanità personale che patisce per gli uomini. L'indifferenza o l'ignoranza tra il Venerdì della passione può passare, non compromette né riduce il perdono che è ottenuto per tutti noi, poiché a favore di tutti Gesù porta il castigo e la derelizione.


La croce è il "sì" di Gesù

 


Ma se la croce, convegno di tutti i peccati, è rigetto divino, più ancora è accoglienza del Padre, dal momento che su di essa patisce e si sacrifica Colui che ama il Padre più di tutti. L'umanità che subiva l'abbandono è l'umanità dell'Unigenito, che si affida al Padre, che aderisce a lui amandolo filialmente come nessuno mai lo ha amato o lo potrebbe amare.
La croce diviene per questo il mistero della piena comunione di Gesù con Dio, il tempo dell'adorazione assoluta e dell'accoglienza più affezionata. Gesù sulla croce non è un disperato, ma un affidato al cuore di Dio. Egli sa che Dio è colui che lo accoglie: la croce è la sintonia tra l'uomo e Dio, tra l'umanità e il Figlio e Colui che dal suo seno lo genera dall'eternità. La croce è il "sì" di Gesù, all'opposto del "no" di Adamo: la compiacenza per il Prediletto raggiunge il suo culmine nell'atto del suo morire, del suo adorare. Tutto l'amore che si possa concepire nell'intimo di un uomo per Dio si trova nella confidenza di Gesù che depone il senso dell'intera sua vita, suggellata dalla morte, nelle mani del Padre. Così si dissolve la colpa e viene alla luce un'umanità rinnovata, innocente.
La Pasqua è la creazione che passa dall'espiazione. L'alba del mondo nuovo segue le tenebre del vespro che scende sul Calvario. La vera creazione è la risurrezione del Signore, del primogenito che è una primizia, in attesa del seguito.

 

Dall'amore di Cristo passa la grazia della salvezza

Adesso il perdono è possibile poiché anche il nostro peccato ha ricevuto già nel Crocifisso il suo riscatto, perché Gesù Cristo ha amato per noi e dal suo amore passa la Grazia della nostra salvezza.
Il peccato è stato perdonato a motivo di quell'amore fino alla morte che ha mosso e sostanziato il sacrificio di Gesù. Il Sangue purifica e intercede solo se è versato in segno di carità.
Alla radice della redenzione sta la carità di Gesù per gli uomini e insieme la carità del Padre, talmente grande che persino il Figlio non è risparmiato, ma è lasciato morire in riscatto per loro: "Non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi". Il disegno di redenzione appartiene al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, che nella morte di Gesù è stato meritato per noi.
Sul Calvario il Venerdì Santo si è compiuto l'evento più grande del mondo. Paolo lo aveva capito e fece del Cristo crocifisso l'oggetto assoluto e paradossale del suo Vangelo. Paradossale, perché la croce è abominevole e non attraente, fatta per distogliere lo sguardo aristocratico, esigente e raffinato del greco: la croce è illogicità, disordine, l'antitesi di ogni bellezza.
La croce è fatta per deludere chi aspetta i segni della potenza di Dio, il miracolo che suscita ammirazione e applauso: la croce non è del vincitore ma del vinto, conviene a chi è stato condannato come colpevole. Ma Dio ha voluto salvare il mondo così, con una via che sicuramente non sarebbe stata la nostra. Ma egli è più sapiente e più potente di quello che giudichiamo follia e impotenza.
Il discepolo del Signore non ha un destino diverso: lo attende la stessa follia e l'identica impotenza. lo sguardo alla croce oggi si fa più intenso e compreso, perché ci sia elargito il coraggio di non rifiutarla. Oggi si capisce perché nessuna colpa ci fa disperare. Per noi e per tutti preghiamo perché nessuno venga cancellato dalla memoria di Gesù, ora che è nel suo regno. E' il giorno di credere al perdono e di predicare il perdono: il giorno da cui parte il proposito di non peccare più.




da: Inos Biffi, Nel giorno del Signore. Commento alla Liturgia domenicale e festiva. Anno B
Edizioni Piemme - Ancora 1987, pg. 77-79
web site official: www.suoredimariabambina.org