TEMPO LITURGICO
   
 

Il Tempo di Quaresima

Mercoledì delle ceneri

 

Gioele 2,12-18; 2Cor 5,20-6,2; Mt 6,1-6.16-18

Nei primi due capitoli del libro del profeta Gioele si racconta di un flagello terribile che ha colpito il popolo: un'invasione di cavallette. Tale evento viene letto come un'anticipazione del "giorno del Signore" - tema caro alla tradizione profetica (cf Gl 1,15-16; 2.10-11; Mal 3,2.23) - che si presenta con sconvolgimenti cosmici terribili. Al tempo stesso l'esperienza della calamità porta a una liturgia di lutto e di penitenza. Nel brano che oggi la chiesa ci propone di meditare è il Signore stesso a esigere una pronta risposta di conversione (v. 12: il verbo "ritornate"; 13: "laceratevi il cuore"). Tutti i membri del popolo di Dio sono indistintamente chiamati alla preghiera per implorare il perdono.

Nelle assemblee liturgiche che oggi si radunano per iniziare il cammino penitenziale della Quaresima col rito solenne e austero delle ceneri, si compie ancora una volta la parola profetica ch in esse si proclama: un popolo si raduna per chiedere perdono a Dio e per innalzare a lui la propria supplica. Un popolo che desidera accogliere l'invito a "ritornare", a "lacerarsi il cuore e non le vesti"; un popolo che si lascia ferire dalla Parola forte del suo Dio, ma che sa di poter tornare perché chi lo chiama è un Signore "misericordioso e benigno, lento all'ira e ricco di benevolenza". Interessante notare come nei vv. 17-18, l'argomento su cui si fa leva per suscitare la misericordia di JHWH è lo stesso che si trova nella preghiera di Mosé in Es 32,11-12 (cf. anche Sal 42,4.11; 79, 10; Mic 7,10; Mal 2,17): nessuno possa dire che Dio non interviene in favore dei suoi figli. Si invita Dio a mostrare la sua gelosia, cioé il suo eccesso di amore che si manifesta anche nella compassione per il suo popolo. Oggi dunque, questa parola si annuncia e si compie al tempo stesso: Dio chiama, il popolo si raduna; il Santo invita a conversione, il popolo digiuna e chiede perdono; il Padre concede una benedizione, un tempo favorevole (cf. seconda lettura) e i figli ricordano, perché ne diventano consapevoli essi stessi, di essere una speciale proprietà fra tutti i popoli.

  L'apostolo Paolo mette in luce uno degli aspetti decisivi del suo ministero: l'essere ambasciatore del Dio che chiede di potersi riconciliare con tutti gli uomini, nell'"oggi" che segna la loro vita: è "ora" il momento favorevole. Questa riconciliazione avviene grazie a Gesù Cristo: questi pur non avendo conosciuto il peccato è stato trattato da "peccato" in nostro favore.

Oggi, mercoledì delle ceneri, nel momento in cui la chiesa invita i cristiani a intraprendere un tempo di digiuno e penitenza, risuonano le parole di Paolo che annuncia ciò che viene prima dell'impegno dell'uomo e che costituisce il significato più profondo del tempo che stiamo iniziando a vivere. Non si tratta infatti di quaranta giorni nei quali il cristiano si sforza, con le sue opere buone, di guadagnarsi la salvezza, bensì di un tempo di grazia, di un momento favorevole, di un giorno di salvezza. Con passione e veemenza l'apostolo supplica chi lo ascolta di lasciarsi riconciliare con Dio. Ecco l'origine e il senso di tutto: è Dio stesso che in Gesù Cristo vuole riconciliare tutti a sé, vuole mostrare il suo volto buono a ogni uomo e a ogni donna che vivono sulla terra. C'è un disegno d'amore che Gesù ha portato a compimento salendo sulla croce per amore di ognuno di noi. Ma c'è anche un rischio: che non accorgiamo di nulla, che lasciamo cadere nel vuoto la grazia di Dio. Perché questo non accada egli ci regala un tempo speciale in cui fermarci a guardare al suo amore. Da questa contemplazione potrà nascere la nostra conversione.
 
Compito del credente è farsi sempre più consapevole del suo legame col Padre: è questa l'indicazione del discorso della montagna nel Vangelo di Matteo, vero testo programmatico per una vita secondo il "regno dei cieli". Nelle opere che riempiono le sue giornate, dall'elemosina al digiuno, alla preghiera, il discepolo non deve cercare la lode o l'approvazione della gente, bensì recuperare, nella propria solitudine, il rapporto con il Padre celeste, che vede nel segreto.

Questo testo di Matteo (da cui è omesso il Padre Nostro) presenta la triade "elemosina - preghiera - digiuno" come in tre colonne parallele. Dapprima evidenzia quello che va evitato nelle tre pratiche e quindi focalizza l'attenzione sul vero senso di ciascuna. Il Vangelo insegna a rivolgere l'attenzione non all'esterno - il compiere "le vostre opere buone davanti agli uomini per essere ammirati da loro", e dunque alla ricerca di una ricompensa - ma in uno spazio interiore, per essere visti e ricompensati solo dal Padre che vede nel segreto.
Il confronto non è dunque tra opere buone e opere cattive, ma sul modo diverso con cui si possono compiere opere che sono in sé oggettivamente buone. Il punto centrale qui non è tanto la ricompensa, quanto la ricerca di un rapporto sempre più sincero con Dio, il desiderio di incontrare lui. Qui stanno la profonda attesa e la disposizione vera che ci devono guidare nel cammino quaresimale segnato dall'attenzione alle buone opere.


DALLA PAROLA ALLA VITA


Il digiuno, la preghiera e l'elemosina, nella ricerca di un rapporto vero con Dio (Vangelo), aprono il cammino della Quaresima. E' il tempo della riconciliazione, il tempo propizio per lasciare che il Cristo ci riconcili con il Padre (seconda lettura). La parola di Dio ce ne offre l'occasione, invitandoci a riflettere sul digiuno (prima lettura), ma anche a riappropriarci della nostra condizione di figli.
Le opere buone, sono i gesti che ci aprono alla vera guarigione dello spirito (preghiera dopo la comunione), operata dalla vittoria sul nostro egoismo, per essere disponibili alle necessità dei poveri (prefazio III di Quaresima). In una vita frenetica, incapace di vere rinunce se non per fini effimeri, il tempo inaugurato dal segno austero della cenere porta a riscoprire il significato profondo del nostro essere. La mortificazione non è ispirata al disprezzo della nostra umanità, ma dal desiderio di ritrovare ciò che è essenziale, l'unica cosa necessaria.

 

da: Stefano Tarocchi, biblista, docente e parroco, in Lezionario commentato feriale. Rigenerati dalla parola di Dio. Quaresima
Edizioni Messaggero Padova 2006, pg. 10-15
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