TEMPO LITURGICO
   
 

IV Domenica di Avvento
Amati come siamo

2Samuele 7,1-5.8; Salmo 88; Romani 16,25-27; Luca 1,26-38

A pochi giorni dal natale questa domenica ha il sapore di una vigilia. Vigilia nel senso della veglia, veglia degli occhi e veglia del cuore. Ed è una grazia. Perché è come se ci rimandasse una domanda, una domanda che un po' mi inquieta: la domanda sui miei occhi e sul mio cuore. Che cosa sto guardando in questi giorni, dove vanno i miei pensieri? Non sarà che guardiamo vetrine, luci artificiali, oggetti?


 

E mi viene allora al cuore di ringraziare per questa domenica che racconta di Maria. Ed è un racconto di un'estrema sobrietà, i particolari sono minimi. Del paese si dice solo il nome, un nome senza importanza. Qualcuno trent'anni dopo dirà: "Ma da Nazaret può forse venire qualcosa di buono?". Niente è detto della casa, una casa qualunque. Della ragazza che l'abitava semplicemente un nome: Maria, un nome comune. Come a dire che l'evento di Dio, il suo avvento, non ha bisogno di situazioni particolari, privilegiate. Dovunque, purché ci si apra. Dentro. Sto certamente forzando l'esegesi, ma parlando dell'angelo, non si dice "entrato nella casa", si dice "entrato da lei". Come si dicesse che bussò alla persona. E infatti il racconto è semplicemente un dialogo, tutto e solo dialogo. Sarà natale vero, mi dicevo, se io e l'angelo ci parleremo. Apri la porta e parla con l'angelo. Se no, sarà un natale di carta, niente più che un involucro. Che nasconde vuoto e assenza.

E il dialogo inizia - il dialogo di Dio con Maria, ma penso anche il dialogo con ognuno di noi - inizia con un "rallegrati". L'inizio non è nella paura, Dio non vuole la paura. Come ancora ci succede di pensare. Accadde anche a Maria e il racconto non lo nasconde: sfiorata dall'angelo, dall'invisibile, ma sfiorata anche dal timore! E l'angelo di rimando: "Non temere, Maria". Mi chiedevo se non fosse questo un invito da riprendere: "Non temere". Dillo a te: "Non temere", ma dillo anche a chi incroci. Ma dillo sottovoce, come l'angelo. Quando lo si urla non è un invito sincero.

 
 


Ma perché possiamo permetterci di non temere? Notate la motivazione, vera per Maria e a maggior ragione per noi. "Non temere, Maria, hai trovato grazia".
Hai trovato un amore gratuito, non calcolato sui tuoi meriti, amata per quello che sei. Quando - chiediamocelo - quando ci sentiamo invadere da una gioia profonda, anche umanamente, se non quando troviamo grazia, cioè incrociamo un amore senza pretese, quando ci sentiamo amati come siamo, per quello che siamo? Allora se ne va, si allontana la paura. Nasce gioia. Natale è la festa per un Dio che ci raggiunge dove siamo e come siamo.

Ma, proseguendo nel dialogo tra l'angelo e la donna, mi sembra interessante, e penso anche consolante, notare che appaiono nel racconto le prime parole di Maria registrate nel Vangelo. E le prime parole, pensate, sono una domanda.
A legittimazione, così penso, delle nostre domande, delle nostre umane, umanissime domande. Legittimo dunque porle anche a Dio. E le domande, le nostre come quelle di Maria, vengono dalla fatica di mettere insieme i pezzi, di mettere in dialogo, così significa alla lettera il verbo greco, mettere in dialogo i pezzi della vita. A volte ci sembra quasi impossibile, non ci sono le premesse umane perché ciò avvenga: "Come avverrà questo?" chiede Maria "Io non conosco uomo". "Ti coprirà con la sua ombra la potenza dell'Altissimo" le risponde l'angelo. E il merito di Maria è di averlo creduto. Di aver creduto che l'ombra della potenza di Dio potesse dare origine a cose nuove, a cose impensate. Anche dentro di noi. Perché "nulla è impossibile a Dio".

Importante allora è mettersi a disposizione del nuovo: "Ecco la serva" dice Maria. Come dicesse: sono stata graziata, Dio mi ha sfiorata con un amore immeritato, senza calcoli, anch'io desidero rispondere con un amore gratuito, senza interessi, servendo. Servendo nello splendore della gratuità. Pensate, i suoi le avevano dato il nome di "Maria", l'angelo le aveva dato il nome di "sovracolmata di grazia", lei si dà il nome di "serva": "Ecco la serva del Signore": il cerchio chiude o, meglio, si apre. Come rispondi a un amore gratuito? Aprendoti.
Mi colpiva nella lettera di Paolo ai Filippesi, a conclusione di una lettera, ma a conclusione anche di una vita, questa connessione: "Il Signore è vicino. Non angustiatevi". Il pensiero che lui è vicino non può avere altro effetto se non quello di portarci fuori dall'angustia. "Non angustiatevi", non lasciatevi risucchiare dall'angustia, dalla meschinità: dalla meschinità dei pensieri, dalla meschinità della vita. Respirate. Andate al largo. Celebrate la vicinanza di Dio andando al largo. Riascoltiamo le parole: "In conclusione, fratelli, quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri ...
E il Dio della pace sarà con voi".

Celebrate il Dio vicino, uscendo da ciò che è angusto.
Celebratelo andando al largo.

 

da: Angelo Casati, Il racconto e la strada. Commento al lezionario festivo secondo il rito ambrosiano. Anno liturgico B
Centro ambrosiano 2011, pg 30-33




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