TEMPO LITURGICO
   
 

IV Domenica di Avvento
Silenzio, ascolto, docilità


2Samuele 7,1-5.8; Salmo 88; Romani 16,25-27; Luca 1,26-38

Quanti Natali abbiamo celebrato nella nostra vita?
Ora ci apprestiamo a celebrare un altro Natale.
Dovrebbe essere non un nuovo Natale, ma un Natale nuovo, perché vissuto, più che in passato, con una fede aperta a tutta la ricchezza di questo evento.
E' importante perciò osservare come Maria si è preparata a vivere il suo Natale.
Attraverso il racconto che ci ha dato Luca nel suo Vangelo, è possibile cogliere nel comportamento di Maria tre note spirituali: il silenzio, l'ascolto, la docilità.

 

Il silenzio è la prima nota che caratterizza il tempo di avvento vissuto da Maria.
Questo silenzio che avvolge Maria si comunica a noi, diventa silenzio generato dal suo silenzio, eco della sua interiorità, risonanza di una vibrazione che tocca le pure corde dello spirito.
E' un'esperienza che si può osservare anche nel vivere l'amicizia.
Due persone rimangono in silenzio non perché non vogliano dire (sarebbe desolante questo silenzio) e neppure perché non abbiano nulla da dire (ben triste anche questa aridità), ma perché hanno troppo da dire, un troppo inesprimibile da affidare non alle parole, ma al silenzio estatico.
Maria ci insegna la fecondità di questo silenzio.

Facessimo anche noi un Natale, ricco di simpatia, di affettuosità, di convivialità, saremmo pur sempre dentro l'ordine della finitezza umana.
La facile bontà si può spiegare anche senza la fede.
Alla fede appartiene invece il silenzio che è come la sospensione di tutto il nostro essere (pensieri, affetti, progetti) in attesa che avvenga qualcosa di grande, di unico, di decisivo.
Solo chi fa silenzio può ascoltare il leggero trascorrere dello Spirito che ci porta in questi giorni a conquistare una sorta di sconfinamento nel mistero di Dio, mistero che ha un volto e anche un nome, quello di Gesù, che vuol dire "Dio salva".

 
 
Al silenzio succede l'ascolto.
Maria la silenziosa fa tacere tutte le altre voci, quelle che ingombrano e appesantiscono lo spirito, per essere puro ascolto. Possiamo immaginare il turbamento di Maria alle parole dell'angelo.
Due in particolare dovevano essere i motivi per cui sentirsi sgomenta e quasi incredula.
Come era possibile che Dio, adorato con timore e tremore per lunghi secoli, si degnasse di entrare in rapporto con una sua creatura abbandonando il fasto e lo splendore della sua gloria?
E come era possibile che volesse valorizzare una donna, mentre nella società del tempo la donna non godeva alcun prestigio sociale?
Al tempo di Maria infatti le donne contavano poco.
Basti pensare che occorreva la testimonianza di ben sette donne per contrastare quella di un uomo.
C'è però una parola che salva Maria e può salvare anche noi dallo smarrimento della mente e del cuore: "Nulla è impossibile a Dio".
E' la riserva irrinunciabile di fronte a tutti i dubbi, le difficoltà della fede, le delusioni o, come nel caso di Maria, le sorprese di una benevolenza insperata.
Non riusciamo a capire gli strani comportamenti di Dio?
Nulla è impossibile a Dio.
Che cosa possiamo sperare quando le prove della vita sembrano cancellare ogni fiducia?
Nulla è impossibile a Dio.
Come è possibile credere nei miracoli, nulla magnanimità di Dio che perdona senza rancore, nella umiltà di un Dio che nasconde la sua infinita presenza per dare spazio alla nostra libertà?
Nulla è impossibile a Dio.
Perciò ogni parola del Vangelo, anche la più difficile, va custodita con docilità interiore, con trepidazione e con amore.

Dopo l'ascolto, è la terza nota che caratterizza l'avvento vissuto da Maria, c'è infatti la docilità: "Si faccia di me secondo la tua parola".
Sono parole, queste, che hanno la verità, la bellezza, la suggestione delle parole che, nel reciproco donarsi e accogliersi, si scambiano le persone divine nel cuore della vita trinitaria.
Ricordiamo una parola che qualcuno ha potuto raccogliere dalle labbra di Gesù: "Non la mia volontà si faccia, ma la tua".
Poter dire: "Si faccia di me secondo la tua parola" rappresenta il lato divino del nostro esistere.
Ma che cosa siamo chiamati a fare quando pronunciamo questo nostro fiat?
Prima di cercare una risposta, proviamo a interrogarci: da quanto tempo non abbiamo più avuto una sosta per un dialogo tra noi e Dio?
Troppe volte siamo noi a parlare e non lasciamo che sia Dio a parlare al nostro cuore.
E quanto tempo è dedicato al dialogo con gli amici, da cui traiamo forza, parlando di cose essenziali?
Nella vita bisogna saper dire dei sì e dei no.
Alle celebrazioni delle banalità tanto diffuse nel tempo di Natale, a certe liturgie mondane occorre saper opporre un rifiuto categorico: "Io non vi appartengo".
Al tempo stesso c'è un sì che va pronunciato: è quello dell'adesione della fede.
Il Natale è la buona novella che investe tutta l'esistenza, è Luce che illumina il volto di ogni uomo e il volto stesso di Dio.
Perciò il nostro "Si faccia di me ..." dovrebbe tradursi in una preghiera:
"Signore, dammi un Natale di fede! Fa' che io creda, che io creda nel tuo Natale, nel tuo essere l'assoluto di Verità e di Bellezza dentro la nostra condizione di creature che invocano una salvezza. Altrimenti dove andremo? Dove e da chi?
Tu solo hai parole di vita eterna".
 




da: Luigi Pozzoli, L'acqua che io vi darò. Commento alle letture festive. Rito Romano e ambrosiano
Edizioni Paoline 2005, pg 22-25

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