TEMPO LITURGICO
   
 

La "conversione" dell'Avvento
Ecco, faccio una cosa nuova (Is 43,19)

Un tratto della "conversione" dell'Avvento, spesso dimenticato ma in realtà molto presente nei testi liturgici, è quello del fiorire di una vita nuova che si contrappone all'abbandono di una vita vecchia che va inesorabilmente verso la morte. L'Avvento diventa celebrazione della novità che Dio può operare nella storia e cammina verso la celebrazione della novità più radicale che la storia dell'umanità possa immaginare, cioè l'incarnazione del Verbo. L'Avvento è il tempo della "conversione" al nuovo e all'inedito. Se la vigilanza dice che la storia dell'umanità è una storia in attesa, l'apertura alla novità afferma che tale storia non è condannata al "già detto" e "al già visto" ma può lasciarsi sorprendere dalla novità e dall'inedito.


 

Sono molti i testi liturgici che toccano questo tema. Alcuni provengono dal Sacramentario Leoniano (VE 1334;1338) e testimoniano l'esistenza nell'antica liturgia romana di un tempo, collocato nell'ultima parte dell'anno, con un chiaro sapore escatologico. Questo tempo, mentre nella stagione invernale tutto sembrava andare verso la morte, era dominato dal tema del rinnovamento della vita. In uno di questi testi liturgici la Chiesa prega affinché grazie alla presenza del Figlio i credenti non siano più contaminati "da alcun contagio di vecchiezza" (colletta del martedì della I settimana). In un altro testo si afferma che Dio ha mandato nel mondo il suo Unigenito "per liberare il genere umano dalla sua condizione di vecchiezza" (colletta del sabato della I settimana). Sulla base di questo intervento di Dio, la Chiesa può ora pregare di poter giungere "al premio della vera libertà". Infine nella colletta del martedì della III settimana si afferma che la venuta dell'Unigenito ha reso i credenti "nuova creatura" e si chiede che oggi siano purificati "da ogni macchia di vecchiezza".

 
 


Questa dimensione del rinnovamento della vita e dell'eliminazione di tutto ciò che è vecchio avrà il suo compimento nei "cieli e terra nuova" che sorgeranno nel giorno tremendo e glorioso in cui il Cristo "Signore e giudice della storia apparirà sulle nubi del cielo rivestito di potenza e di splendore" (prefazio I A). "Cieli e terra nuova " (Ap 21,1) sono l'immagine della novità radicale che attende la storia dell'umanità.

L'Avvento allora diventa il tempo nel quale la Chiesa è "educata" alla novità, a quella vera e profonda novità che, a volte anche in modo inconsapevole, tra ferite e contraddizioni, essa porta nel suo annuncio attraverso la storia di ogni epoca. La Chiesa viene educata dal suo Signore a non temere la novità, perché proprio nella novità si manifesta la sua venuta e si realizzerà l'incontro definitivo con lui, lo Sposo che giunge nel cuore della notte. Ma l'Avvento è anche "educazione" per ogni credente ad aprirsi alla novità dell'altro, invito sempre attuale a saper scorgere la novità che si nasconde in ogni persona e a non aver timore. Anche nella "novità dell'altro" - come afferma il prefazio I A ("Ora egli viene incontro a noi in ogni uomo ...) - si trova il "sacramento" dell'incontro con Dio.

 

da: Matteo Ferrari, Fedeltà nel tempo. La spiritualità dell'anno liturgico
Edizioni Dehoniane Bologna 2010, pg 66-67







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