TEMPO LITURGICO
   
 

La "conversione" dell'Avvento
Il giorno è vicino (Rm 13,12)


Altro tratto che i testi biblici e liturgici dell'Avvento ci consegnano della "conversione" è quello della "vigilanza". Con questo invito insistente si apre il tempo di Avvento nel brano evangelico della I domenica (Anno A): "Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà" (Mt 24,42).

 

E' un invito, quello alla vigilanza, che ha già caratterizzato le ultime domeniche del Tempo ordinario, segnate profondamente dal tema escatologico. Questo secondo tratto della "conversione" dell'Avvento è la conseguenza più diretta del primo, cioè dell'annuncio che Dio è sul punto di operare una cosa nuova, di rinnovare il mondo con la sua presenza.

La vigilanza in fondo è proprio questo: farsi attenti ai segni di novità che abitano la storia.

La vigilanza è quindi innanzitutto una "conversione dello sguardo", del nostro sguardo sul mondo, sulla storia, sulla nostra vita. Occorre saper scorgere quella novità - tema che riprenderemo in seguito - che germoglia e fiorisce nella storia dell'umanità, spesso rassegnata a vedere solamente segni di morte. Un bel testo liturgico dell'Avvento - il prefazio I A Cristo Signore e giudice della storia - afferma che "ora" Cristo "viene incontro a noi in ogni uomo e in ogni tempo". La "vigilanza" consiste, secondo questo testo, nel saper "discernere" questa venuta che abita la storia.

 
 


La vigilanza ci invita a scorgere una "storia in attesa" ... la storia dell'umanità che non è più vista con uno sguardo rassegnato e deluso, come se tutto su di lei fosse già stato detto. L'Avvento ci invita invece a pensare alla storia dell'umanità come a una storia in perenne attesa di una visita ... una visita che si è già realizzata negli eventi della storia della salvezza e nell'incarnazione del Figlio di Dio, ma che attende un compimento proprio nella venuta storica di Cristo, che sarà celebrata nel tempo di Natale, ha il fondamento della sua certezza.

Sono molti i testi liturgici dell'Avvento che fanno riferimento alla realtà della vigilanza. Nel giovedì della II settimana la colletta chiede che Dio risvegli i cuori del suo popolo perché "possa preparare le vie dell'Unigenito". Ancora la colletta del venerdì della medesima settimana prega affinché "illuminati dalla sua parola [del Figlio] di salvezza, andiamo incontro a lui con le lampade accese". E' chiaro il riferimento al brano evangelico di Matteo (Mt 25,1-13) che sarà letto nella liturgia della XXXII domenica del Tempo ordinario (anno A). Tutto l'anno quindi per il cristiano - l'inizio dell'Avvento e la fine del Tempo ordinario - è racchiuso in questa "cornice" di tempo in attesa di un incontro, illuminato dalla speranza.

La vigilanza ha come conseguenza nella vita dei credenti anche un diverso rapporto con la realtà. I testi liturgici dell'Avvento non dimenticano di sottolineare anche questa dimensione. Infatti il sapere che si vive in una storia non rinchiusa negli stretti confini del presente e non incatenata a un passato senza futuro fa necessariamente cambiare il rapporto con le cose, con gli uomini e le donne e con Dio.
Nella preghiera dopo la comunione della seconda domenica la liturgia prega perché coloro che hanno partecipato all'eucaristia sappiano "valutare sapientemente le realtà terrene e aderire a quelle celesti".

In questo senso l'Avvento diventa il tempo nel quale "testimoniare nell'amore la beata speranza del regno" (prefazio dell'Avvento I A). La celebrazione dell'Avvento non è così un momento in cui dimostrare un impegno particolare, ma il tempo nel quale si manifesta un tratto permanente e fondamentale della vita cristiana: la speranza e l'attesa dell'incontro ultimo con il Salvatore.
L'Avvento manifesta che la vita cristiana autentica è quella che sa interpretare la storia dell'umanità e la storia personale a partire dal suo compimento.

 

da: Matteo Ferrari, Fedeltà nel tempo. La spiritualità dell'anno liturgico
Edizioni Dehoniane Bologna 2010, pg 65-66
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