TEMPO LITURGICO
   
 

La "conversione" dell'Avvento
La spiritualità dell'Avvento a partire dai testi biblici e liturgici


Le celebrazioni del tempo di Avvento sono caratterizzate dal colore viola (o violaceo), come per la Quaresima. Questa affinità tra i due tempi liturgici nell'uso del colore per i paramenti lascia intendere anche una somiglianza tra questi due periodi dell'anno liturgico. Spesso si parla, forse con troppa enfasi, dell'Avvento come tempo penitenziale, proprio come per la Quaresima. Se da una parte non è corretto ridurre l'Avvento a una "seconda Quaresima", dal momento che la natura di questi due tempi liturgici è differente, tuttavia si può parlare di una "conversione" propria di questo tempo liturgico che emerge dalle ... preghiere e dalle letture bibliche del Lezionario. Ripercorriamo i testi liturgici dell'Avvento per fare emergere qual'è la "conversione" che questo tempo liturgico vuole generare nella vita personale e comunitaria dei credenti.


 

Il Signore stesso vi darà un segno (Is 7,14)

Il primo tratto della "conversione" che la celebrazione dell'Avvento genera nella Chiesa lo possiamo vedere dalla parte di Dio. E' un aspetto fondamentale: non c'è conversione che non abbia in Dio la sua origine e la sua forza. Leggendo le prime letture di questo tempo liturgico tratte dal libro del profeta Isaia notiamo che esse sono abitate da un'attesa e attraversate da un gioioso annuncio. L'attesa di un'opera meravigliosa, di una fioritura inattesa, di un banchetto ricco di vivande, di un ritorno da terre lontane che sarà reso possibile solo grazie a un intervento di Dio; l'annuncio gioioso che tale intervento ormai è imminente e tutti devono essere pronti per poterlo accogliere. Isaia, annunciando il banchetto che alla fine dei giorni vedrà riunirsi a Gerusalemme ogni popolo, afferma che sarà Dio stesso a preparare una mensa "di grasse vivande" [...] di vini eccellenti e cibi succulenti" (Is 25,6).

 
 
Da questa opera di Dio nasce la lode da parte del popolo: "Ecco il nostro Dio; in lui abbiamo sperato, esultiamo e rallegriamoci della sua salvezza!" (Is 25,9). Sempre Isaia afferma che Dio stesso porterà la vita là dove sembra esserci ormai solo la morte.
E' lui e non l'impegno dell'uomo a trasformare il deserto in giardino. L'immagine è molto suggestiva. Il deserto infatti è luogo nel quale l'uomo, almeno nell'antichità, non poteva portare la vita, non poteva coltivarlo e renderlo fertile ... il deserto fioriva solamente, quasi per miracolo, quando cadevano le piogge primaverili. Allora avveniva, e avviene ancora oggi, un'esplosione di vita, una fioritura di mille colori. Ma questa fioritura incredibile e meravigliosa l'uomo non la può controllare, non è lui a provocarla. Questa immagine serve a Isaia per parlare dell'azione di Dio, della salvezza che l'uomo sperimenta come "dono" e non come "conquista". In Is 41,18 Dio afferma: "Sui colli brulli farò scaturire torrenti e sorgenti in mezzo alle valli. Renderò il deserto un lago d'acqua e la terra arida una fontana".

Anche nelle preghiere liturgiche dell'Avvento troviamo questo "volto" della conversione. Innanzitutto esso emerge dall'"invocazione" insistente e fiduciosa che dà il tono a tutto questo tempo liturgico. In esso la Chiesa alza a Dio il suo "grido" perché essa sa che la novità della vita può venire solo per grazia. Ma questo aspetto viene anche più volte esplicitato nei testi delle preghiere della liturgia. Ad esempio nella colletta del mercoledì della I settimana la Chiesa prega: "Dio grane e misericordio, prepara con la tua potenza il nostro cuore a incontrare il Cristo che viene". E' Dio che "con la sua potenza" deve preparare il cuore dei credenti ad accogliere la venuta di Cristo. Il cuore è come quel "deserto" che solo Dio può irrigare con torrenti e far fiorire.

A partire da questo primo tratto del volto della "conversione" che i testi biblici e liturgici dell'Avvento disegnano, occorre mettere da parte ogni tono "moralistico", che spesso purtroppo costituisce una "stonatura" nelle omelie e nella catechesi dell'Avvento. L'avvento non è anzitutto il tempo in cui io faccio qualcosa per accogliere Dio, ma è tempo di grata contemplazione e accoglienza dell'opera di Dio, che compie una cosa nuova.
L'Avvento è il tempo per "accorgersi" di questa novità: "Ecco, faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?" (Is 43,19).
 


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Il Signore è vicino
Ecco, faccio una cosa nuova
Sulla via dei suoi passi la giustizia



da: Matteo Ferrari, Fedeltà nel tempo. La spiritualità dell'anno liturgico
Edizioni Dehoniane Bologna 2010, pg 63-64

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