TEMPO LITURGICO
   
 

Assunzione della B.V. Maria
Il corpo e la gloria celeste



Oggi il dogma dell'assunzione corporea di Maria alla gloria celeste ci è piuttosto estraneo e sfuggevole. Quasi tutti i termini di esso suonano come parole straniere senza che possiamo coglierne il senso: Maria - il cielo - la gloria. Soltanto una parola comprendiamo bene: il corpo. Ma forse, partendo da questa unica parola che abbia per noi un significato immediatatamente intelleggibile, ci si apre la possibilità di accedere al tutto. Quanto qui è affermato è una professione di fede nel corpo e quindi nella terra, nella materia e nel futuro di tutto ciò.

 

La chiesa, apparentemente ostile al corpo, con questo dogma ha intonato un inno al corpo e lo ha messo in relazione con il divino. Infatti il rapporto tra corpo e cielo, che qui viene messo in luce, non significa nient'altro che un'energica valutazione positiva del corpo: il corpo umano (Leib) non è materia (Körper), ma esso ha un rapporto con il 'cielo' cioé con Dio. Forse ciò ci è poco comprensibile perché in questa formulazione viene saltato un gradino intermedio oppure esso viene presupposto come per sé evidente; capire infatti che il corpo ha a che fare con il cielo dipende in grandissima parte dal comprendere che esso ha stretta attinenza con l'essere-uomo dell'uomo. Esso infatti fa intimamente parte dell'umano e partecipa della sua dignità. Questa però è un'asserzione di grande attualità: la scoperta del corpo oggi minaccia di tramutarsi nella sua disumanizzazione. Per poter possederlo veramente e liberamente, esso viene tagliato fuori dalla sfera della responsabilità morale e ridotto a pura cosa, di cui potersi servire al di fuori degli obblighi e delle relazioni propriamente umane.

Il corpo è trasformato in materia (Körper); risorge un nuovo dualismo i cui effetti rovinosi noi gia ampiamente sperimentiamo. Soltanto quando viene salvaguardata integralmente la totalità dell'essere umano, si schiude un futuro per il corpo. Soltanto quando è riconosciuta la dignità umana del corpo, anche lo spirito conserva la sua caratteristica umana; soltanto quando si sa apprezzare l'umano alla luce della promessa di Dio, si rende onore al corpo.

 
 


Perciò il reale radicamento dell'agire di Dio nel profondo della corporeità è, sia detto senza saccenteria spiritualistica, tanto importante: cominciato con la nascita della Vergine ha raggiunto il culmine nella risurrezione del Signore e nel fatto che il sì di Dio mediante il Figlio poteva nuovamente incarnarsi nel sì della prima credente. E così tutte le parole del dogma ora sono unite insieme: dapprima 'cielo' e corpo, ed ora anche Maria e gloria, corpo e cielo. Maria, questo nome dà concretezza al tutto, realizzatosi concretamente in una donna straordinariamente semplice, che si definisce ella stessa come semplice ancella (Lc 1,48). Non dovremmo dimenticare che la gloria si posa proprio su di lei. Non una regina, bensì una semplice ancella è glorificata. Non alla potenza, bensì alla fede è promosso un futuro. Credere al Dio che esalta gli umili e depone dal trono i potenti, che si è fatto carne - questa è l'esigenza terrena e la promessa celeste, l'unità e la simultaneità di giustificazione e di grazia cui intende spingerci la festa del 15 agosto.

 

da: Joseph Ratzinger, Speranza del grano di senape
Edizioni Queriniana - Brescia, 1974, pg 51-54
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