TEMPO LITURGICO
   
 

La presenza di Dio nella quotidianità



Signore, dove sei?

Vorrei proporvi una contemplazione di quel mistero di Dio che emerge dalla vostra fede.
Per questo ci lasciamo guidare dalla pagina ... tratta dal Libro dei Re: "

" Elia entrò in una caverna, sull'Oreb, per passarvi la notte, quand'ecco il Signore gli disse: "Che fai qui, Elia?".
Egli rispose: "Sono pieno di zelo per il Signore degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi tentano di togliermi la vita".
Gli fu detto: "Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore". Ecco, il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto.
Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero.
Come l'udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all'ingresso della caverna. Ed ecco, sentì una voce che gli diceva: "Che fai qui, Elia?".
Egli rispose: "Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi tentano di togliermi la vita"(1 Re 19,9-14).


E' un brano che conosciamo bene e tuttavia ogni volta che lo leggiamo ci affascina perché è suggestivo, allusivo, evocativo, ricco di simboli: è un brano che ci fa cogliere come il mistero di Dio, pur essendo al di là, è sempre presente.
Noi possiamo riprendere il testo sotto forma di domanda: Signore, dove sei? E risponderemo riesaminando anzitutto i simboli della non presenza o della presenza del Signore; poi cercheremo di esaminare il senso della simbologia per Elia e per noi.


 

I simboli della non presenza o della presenza di Dio

I simboli sono quattro:

- vento impetuoso e gagliardo
- terremoto
- fuoco
- mormorio o silenzio di un vento leggero.

Mi pare che il brano non voglia dire che il Signore non può essere o non è mai nel vento impetuoso, nel terremoto e nel fuoco. Tra l'altro sappiamo dalla Scrittura che, per esempio nel racconto di Luca della Pentecoste (cf. Atti 2), la presenza dello Spirito è preceduta o accompagnata da un vento che si abbatte gagliardo, da un rombo dal cielo. E nel capitolo 4, ancora degli Atti, la manifestazione dello Spirito è accompagnata dal terremoto: "Quando ebbero terminata la preghiera, il luogo in cui erano radunati tremò e tutti furono pieni di Spirito santo" (v. 31). La grande teofania presso il monte Sinai è descritta con diversi segni cosmici: "Sul far del mattino, vi furono tuoni, lampi, una nube densa sul monte e un suono fortissimo di tromba (...). Il monte Sinai era tutto fumante, perché su di esso era sceso il Signore nel fuoco e il suo fumo saliva come il fumo di una fornace: tutto il monte tremava molto" (Esodo 19,16.18).

Dunque la Scrittura non dice che il Signore non possa manifestarsi attraverso segnali clamorosi. Ci dice invece che in quella occasione per Elia non furono il vento, il terremoto, il fuoco, bensì il mormorio di un vento leggero a farlo trasalire. Egli si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all'ingresso della caverna.

 
 


L'esperienza di Elia


Perché Elia percepisce la presenza di Dio nel silenzio di un vento leggero?
Occorre ripensare alla situazione in cui il profeta si trova: da una parte vive un momento di scoraggiamento, sta fuggendo perché dopo aver compiuto prodezze di fronte ai profeti di Baal è preso improvvisamente dalla paura, dalla tristezza, dalla depressione. Dall'altra vive un momento di irritazione nei riguardi di Dio: perché, Signore, non ti manifesti? perché non dai grandi segni della tua presenza nel fuoco, nel vento, nella tempesta, bruciando i tuoi nemici come sul monte Carmelo? perché io sono perseguitato dalla regina che vuole uccidermi? Elia, insomma, si lamenta grandemente con il Signore.

Insieme però il profeta vive ancora un forte protagonismo: io sono pieno di zelo, io sono rimasto solo, io sono al centro, sono in pericolo, proprio io a cui è legata la tua gloria. Da questo suo protagonismo gli nasce il bisogno di un protagonismo di Dio nel fuoco, nel terremoto, nel vento gagliardo. E il Signore, nella caverna. gli insegna che pur se in altre occasioni si è rivelato al suo popolo nel fuoco, nel vento gagliardo, in altri segni cosmici, tuttavia non deve essere sempre così, non è necessariamente così; è bene anzi che il protagonismo di Elia sia in quel momento un poco umiliato, ridimensionato, non nutrito da segni eclatanti dell'aiuto divino, ma macerato nella debolezza e nell'umiltà.

Credo sia questo il senso del brano. Certamente è assai misterioso, più ricco di quanto noi possiamo esprimere e forse anche capire, ma mi pare che in ogni caso significhi che Elia deve imparare a conoscere Dio là dove sembra assente, là dove una quotidianità banale, monotona, umile, sembra non rivelarlo. Proprio in situazioni apparentemente negative possono avvenire gli incontri più profondi con il Signore, adirittura quando si è depressi nello spirito, quando si è interiormente tristi. Nella macerazione prodotta dalla umiliazione Dio si rivela dando coraggio al suo servo, ricostituendolo nel servizio. Non è dunque necessario passare sempre dal fuoco al vento e dal vento alla tempesta, perché pure il tempo cosidetto morto, pure il trantran sono luoghi privilegiati della presenza di Dio; i nostri limiti, la nostra debolezza, la nostra fragilità, sono il luogo in cui il Signore ci viene incontro, misericordioso e salvifico, silenzioso e insieme potente, capace di ricrearci, di darci un cuore nuovo.

Forse, parlando con Elia nella preghiera, possiamo farci illuminare per quanto di questa sua esperienza può riguardare la nostra quotidianità.


La nostra esperienza della presenza di Dio

Cerchiamo ora di capire che cosa la simbologia descritta nella pagina del primo Libro dei Re significa per noi. Se infatti domandiamo: Signore, dove sei?, egli ci risponderà che è sia nel vento gagliardo, sia nel fuoco, sia nel terremoto, sia nel silenzio e dobbiamo dunque imparare a riconoscerlo in ciascuno di questi segni.

- Il vento gagliardo simboleggia le tentazioni moleste, fastidiose, perché è qualcosa che ci turba, ci agita, non ci lascia stare tranquillamente in piedi, è qualcosa che penetra dentro sconvolgendo le nostre abitudini. Anche se tutto sembra essere come prima, il vento crea occasione di fatica, di disturbo, accresce il nervosismo.

- Il terremoto rappresenta un sommovimento totale della situazione, uno sconvolgimento, uno sconquasso.

- Il fuoco, infine, simboleggia una purificazione profonda, dolorosa.

Tale elencazione dei simboli ci fa riflettere: come mai non ne vengono evocati altri? un prato verdeggiate, per esempio, una foresta, il sole che ride, la natura, insomma dei simboli positivi? come mai vengono evocati questi tre simboli piuttosto distruttivi?
Perché il Signore anche in essi può operare e siamo chiamati a riconoscere la sua presenza quando tali simboli ci avvolgono.
Voglio allora richiamare tre grandi eventi, terremoti, sconvolgimenti, in cui dobbiamo riconoscere una presenza di Dio.

1. Il primo è costituito dagli eventi del 1989: la caduta del comunismo, precedeuta dalla perestrojka e dal riconoscimento del ruolo della religione in Russia (...) è possibile una lettura teologica, provvidenziale di questi avvenimenti e l'enclica Centesimus annus ce l'ha offerta (...)
2. Un secondo terremoto, fuoco disturbante o vento purificatore, che ci sta avvalgendo incurvandoci e preoccupandoci è costituito dalla frammentazione europea del consenso, dalle lotte, dalle guerre fratricide nel nostro continente (...) Non siamo ancora riusciti a capire che cosa significano questi drammi, ma siamo invitati a darne una lettura nella fede e, intanto a pregare, scongiurare il Signore affinché permetta di porre fine a quanto c'è in ciò di crudeltà, di odio e poi permetta a noi di comprendere il suo disegno (...)
3. Il terzo terremoto, fuoco purificatore, vento gagliardo che turba e mette a nudo vergogne già presenti (...) è costituito da un fenomeno a noi più vicino: il fenomeno delle tangenti (...). Lo so che non è facile, ma noi dobbiamo cercare di leggere tale fenomeno nella fede e aiutare la gente a fare altrettanto (...).

Credo (...) siano necessari quattro atteggiamenti (...).

A. Anzitutto dobbiamo vedere positivamente il fatto che si metta il dito sulla piaga, che finalmente si scoprano malefatte che     erano diventate ormai consuetudine, struttura di peccato (...)
B. Dobbiamo compiere lo sforzo di sostenere gli onesti (...)
C. Dobbiamo confortare i sofferenti (...)
D. Dobbiamo inoltre illuminare le coscienze a un lavoro di discernimento, che è quanto mai importante (...).


Conclusione


Il momento drammatico che stiamo vivendo è dunque anche un momento di rinnovamento (... Occorre) mostrare che è possibile mettere il dito sulla piaga e pure mettere olio e vino sulla piaga, cioè risanare, non semplicemente coprire, ma cercare di risanare il sistema e dare, se possibile, l'esempio di come avviare un rinnovamento.

Si tratta di un compito molto difficile (...) però di fronte a questi simboli del fuoco, del vento e del terremoto, dobbiamo ricordarci che Dio può essere in questi segni, nel senso che ci invita a riconoscere delle chiamate provvidenziali in eventi che sono fortemente turbativi delle coscienze, del senso civico, del senso di appartenenza alla comunità.

Ritornando più vicino a noi, dobbiamo imparare a riconoscere la presenza di Dio anche nel silenzio e nella quotidianità. Nel silenzio, dove sembra che Dio non parli, che tutto vada secondo la routine. Dio è con noi, ci è vicino, ci parla, ci interpella nel mormorio di un vento leggero. Lo spirito di fede del cristiano sa riconoscere la presenza del Signore in tali circostanze, e allora egli si copre il volto come Elia, adora Dio nella più umile celebrazione sacramentale, nel più umile atto di pietà, nel più umile colloquio o impegno amministrativo o giuridico. Dio è anche là dove non appare, perché la sua volontà di dedicarsi a noi è così totale, così senza pentimenti, così senza limiti da invadere con il suo amore tutto il campo della nostra coscienza e si offre a noi nella sua alleanza senza risparmio e senza lacune, senza punti vuoti, senza buchi neri, perché non esistono buchi neri nel dono di Dio. Dobbiamo dunque imparare a riconoscerlo nella nostra quotidianità, anche in quella che costituisce il nostro servizio più sconosciuto, più apparentemente insignificante.

Dio - come insegna Gesù nel vangelo secondo Matteo - è con te quando chiudi la porta della tua camera e ti nascondi, è con te nelle azioni che nessuno vede, che nessuno giudica, che nessun giornale riporta, che non salgono all'onore o al disonore della cronaca. Dio è là, con te: il Padre tuo che vede nel segreto ti ricompenserà.

E' questa l'ultima parola che ricaviamo dalla meditazione sul brano di Elia e possiamo allora pregare dicendo:

'Signore, donaci di riconoscerti come potente, misericordioso, grande, santo, inconoscibile, ma insieme vicinissimo nella nostra povera quotidianità, e fa' che essa si senta inondata della tua divinità, dell'umiltà di Gesù, della sua povertà e quindi della ricchezza della sua divinità che ci viene così comunicata.

 

da: Carlo Maria Martini, Briciole dalla tavola della Parola
Edizioni PIEMMECentro Ambrosiano 1996, pg 107-117
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