TEMPO LITURGICO
   
 

Tempo Ordinario, tempo dello Spirito



Il Tempo Ordinario ... è il tempo comune, "feriale", quotidiano, dove la nostra vita cristiana si misura nello scorrere dei giorni e delle ore. Il termine "ordinario" rimanda alla ferialità della vita e nella nostra lingua è usato nel senso più banale, liturgicamente ha però un senso ben diverso. Infatti, in questo tempo, non vi è nulla di banale e di scadente, anzi la quotidianità viene trasfigurata dalla presenza di Dio in qualcosa di meraviglioso e di prezioso. Essa acquisisce un ricco significato teologico e spirituale.
Ogni cristiano e la Chiesa tutta maturano il loro cammino con Dio.

Il Tempo Ordinario è ritmato dalla celebrazione domenicale, "Pasqua della settimana"; dall'incontro col Signore nell'Eucaristia; dal colmare della sua Presenza i nostri singoli giorni che si dispiegano nel lavoro e nelle occupazioni più disparate. In questa ferialità lo Spirito compie la sua opera: ci fa crescere come figli del Padre in Cristo Gesù. Senza la presenza dello Spirito che vivifica e dà spessore ad ogni nostro attimo, la stessa preghiera e partecipazione ai Sacramenti è uno scorrere dell'acqua verso il mare, un moto spontaneo che passa e scivola via senza costruire nulla.
Il liturgista A. Nocent afferma: "Quello che noi oggi chiamiamo tempo ordinario, perché non ha come oggetto la celebrazione particolare di un mistero preciso di Cristo, non ha in sé nulla che lo renda di qualità inferiore agli altri tempi né, al contrario, ha un valore superiore".

Il Tempo Ordinario è costituito da 33 o 34 settimane collocate in parte dopo la festa del Battesimo di Gesù (domenica dopo l'Epifania), in parte dopo Pentecoste. Esso è "ordinario" nel senso che celebra il mistero di Cristo nella sua globalità, lungo il ritmo delle settimane e delle domeniche. Siamo aiutati in questo dalla lettura semi-continua di uno dei Vangeli sinottici (Luca per l'anno C, come avviene quest'anno, Matteo per l'anno A e Marco per l'anno B) in cui, al di là dei grandi misteri di cui facciamo memoria in particolari momenti, incontriamo la persona di Gesù nelle sue parole e nel suo stile di vita, i suoi incontri con le persone, il tempo condiviso con i discepoli, l'insegnamento e le guarigioni donati nelle situazioni più inaspettate.


 

Alcuni testi della liturgia

È veramente cosa buona e giusta, proclamare le tue grandi opere e renderti grazie a nome di tutti gli uomini, Dio onnipotente ed eterno, per Cristo nostro Signore. Egli, nascendo da Maria Vergine, ha inaugurato i tempi nuovi; soffrendo la passione, ha distrutto i nostri peccati; risorgendo dai morti, ci ha aperto il passaggio alla vita eterna; salendo a te, Padre, ci ha preparato un posto nel tuo regno (Prefazio per le domeniche del tempo ordinario IV).

Questo testo esprime in modo ricco e conciso una professione di fede nel Cristo incarnato, sofferente, risorto e asceso al Padre. Noi, suo popolo, rendiamo grazie per le grandi tappe della storia della salvezza realizzate dal Padre in Cristo e ben radicate in una storia che diventa luogo di redenzione e di incontro con il Signore. La fede non ci distoglie dalla vita quotidiana, ma ce ne rivela i significati profondi, mostrandoci nell'esperienza di Cristo la traccia lungo la quale sviluppare la nostra vita, ormai rinnovata e illuminata dalla sua presenza "fino alla fine del mondo" (Mt 28,20). Possiamo qui riconoscere la stessa logica che percorre l'anno liturgico, per cui i momenti culminanti del mistero di Cristo (cicli di Natale e di Pasqua) vengono unificati ed inseriti dalla sua persona e dalla sua esperienza (Tempo Ordinario).

 
 


È veramente giusto lodarti e ringraziarti in ogni momento della nostra vita, nella salute e nella malattia, nella sofferenza e nella gioia, per Cristo tuo servo e nostro redentore. Nella sua vita mortale egli passò beneficando e sanando tutti coloro che erano prigionieri del male. Ancora oggi come buon samaritano viene accanto ad ogni uomo piagato nel corpo e nello spirito e versa sulle sue ferite l'olio della consolazione e il vino della speranza (Prefazio comune VIII).

Vivere e celebrare il mistero di Cristo nell'ordinario significa accettare di vivere da discepoli nella fedeltà di ogni giorno, ascoltare e incontrare il Maestro nel quotidiano, riconoscere che Dio si china su di noi e ci salva nella concretezza della nostra esperienza personale e nelle nostre difficoltà. L'olio e il vino possono alludere ai sacramenti dell'Unzione dei malati e dell'Eucaristia. Gesù cammina accanto a ciascuno per guarirlo e consolarlo. I segni della sua presenza, oltre ai sacramenti, sono le persone che nel suo nome hanno compassione del prossimo e se ne prendono cura.
L'interruzione rappresentata dal ciclo Pasquale (Quaresima, Settimana Santa e tempo di Pasqua) presenta episodi in continuità con ciò che Cristo ha vissuto durante la vita pubblica: la tentazione, la salita a Gerusalemme, la passione, la croce e la risurrezione, la discesa dello Spirito Santo che illumina con una luce nuova tutti gli eventi della sua vita. La tradizione romana colloca all'interno del
Tempo Ordinario alcune solennità del Signore: Santissima Trinità, Corpo e Sangue di Cristo (Corpus Domini), Sacro Cuore di Gesù, Cristo Re dell'universo (ultima domenica dell'anno liturgico). Anche queste feste, incentrate sulla persona di Cristo, ne sottolineano il mistero in senso globale e presentano temi che possono essere avvicinati a quelli delle altre domeniche del tempo ordinario.


È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza […]. Tu non hai bisogno della nostra lode, ma per un dono del tuo amore ci chiami a renderti grazie; i nostri inni di benedizione non accrescono la tua grandezza, ma ci ottengono la grazia che ci salva, per Cristo nostro Signore (Prefazio comune IV).

Il Tempo dell'Anno è quello in cui, nella preghiera e nella liturgia, riconosciamo i segni dell'amore di Dio che ci incontra nel nostro vissuto e diciamo la nostra riconoscenza attraverso la lode. Dio non ci ha creati per ricevere qualcosa in cambio, ma dona all'uomo e a tutta la creazione di rendergli grazie, riconoscendo con gratitudine la sua grandezza e il suo amore gratuito. La nostra lode, il rendimento di grazie, celebrare l'eucaristia sono doni che Dio ci fa, non un dovere o un precetto; nemmeno uno sforzo di volontà, di cui non saremmo capaci. La nostra lode non aggiunge nulla a Dio, ma è "vantaggiosa" per noi: ci fa entrare in comunione con lui, ci inserisce nella lode di Cristo, diviene grazia che ci salva. L'eucaristia ci associa alla lode dei cori celesti ("Santo, santo, Santo …") e rappresenta un momento di lode privilegiato.

(rielaborazione da Matias Augé, Liturgia, San Paolo 1992, e Rinaldo Falsini, Commento ai prefazi dell'anno liturgico, Edizioni O.R. 1997)

 

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