TEMPO LITURGICO
   
 

Corpus Domini

Quel cibo che cambia l'esistenza


Nella festa del Corpo e del sangue del Signore la liturgia propone un breve passo del Vangelo di Giovanni (6, 51-58), ritagliato dal capitolo 6, un lungo capitolo che non narra l'istituzione dell'Eucaristia, ma che può essere considerato un ottimo esempio di predicazione eucaristica.

 

L'originalità del modo con cui Giovanni comprende l'eucaristia lo si può cogliere già da alcuni particolari, presenti nel breve testo liturgico, ma soprattutto lo si coglie nel contesto dell'intero capitolo. Giovanni anziché il termine «corpo», preferisce il termine «carne». Probabilmente vuole sottolineare il realismo dell'incarnazione contro tendenze che cercavano, al contrario, di negare al Figlio di Dio la possibilità di assumere una vera e piena umanità.

Si noti, poi, la dimensione universale: per la vita del mondo. Infine c'è una insistenza che non è casuale: mangiare la carne e bere il sangue è indispensabile per avere la vita. Ma è soprattutto dall'intero discorso che si comprende.
Costruendo la sua omelia eucaristica, Giovanni non pensa soltanto all'Eucaristia-sacramento, ma all'intera esistenza di Gesù e, nel contempo, al progetto di vita del discepolo. L'Eucaristia è rivelatrice della verità di Gesù in tutta la sua interezza. Ed è insieme la rivelazione della verità del discepolo.

 
 


Gesù viene dal cielo, Gesù è colui che si offre per la vita del mondo. Sono questi i due aspetti che definiscono Gesù nella sua persona e nella sua missione. E il discepolo è colui che mangia e beve la carne e il sangue di Gesù. In altre parole, è colui che riconosce l'origine di Gesù e il suo significato di salvezza e, di conseguenza, l'accoglie e la condivide.
Ma tutto questo è un discorso duro per più motivi, tanto da indurre anche molti discepoli a tirarsi indietro.
E la prima ragione di questa durezza è che il pane che è Gesù, va oltre il pane che le folle cercano, oltre la misura di salvezza che l'uomo pretenderebbe per sé.
La seconda ragione è che la presenza di Dio e la ricchezza del suo dono sono nascoste sotto apparenze comuni e quotidiane: Gesù è il figlio di Giuseppe (e, nell'Eucaristia, si nasconde sotto le apparenze del pane e del vino).
La terza ragione, infine, è la paura che l'uomo prova di fronte all'invito di «mangiare la sua carne e bere il suo sangue», cioè la paura di fronte a un progetto di vita che riproduce quello di Gesù (un'esistenza per la salvezza di tutti). Difatti «mangiare e bere» non soltanto significa accogliere la presenza di Gesù nel suo dono, ma porsi in sintonia con il suo dono e prolungarlo. Indica in altre parole un modo di vivere alla sequela del Signore.

 

da: don Bruno Maggioni, Parole nuove - Commenti al Vangelo e alla Liturgia
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