TEMPO LITURGICO
   
 

Celebrare nell'unità il Triduo pasquale




Il Triduo pasquale (venerdì, sabato, domenica), insieme al suo "prologo" costituito dalla celebrazione "in Coena Domini" del Giovedì santo, è il cuore di tutto l'Anno Liturgico. In particolare c'è un rapporto tra il Triduo e i tempi liturgici che lo precedono e lo seguono: la Quaresima e la Cinquantina pasquale. E' dalla Pasqua infatti che questi due tempi liturgici nascono come da una "sorgente" e alla Pasqua essi conducono, come al culmine della vita cristiana.

Il Triduo pasquale ... non è il tempo di "preparazione" immediata alla Pasqua ... ma è celebrazione della Pasqua ... Sant'Agostino ... afferma che questi giorni sono veramente "il santissimo Triduo del (Cristo) crocifisso, sepolto e risorto".


 

Per entrare pienamente nel clima di questi "giorni santi" è necessario anzitutto coglierli nella loro unità. Il Triduo santo lo si comprende solamente se lo si celebra "in unità", senza separare tra loro venerdì, sabato, domenica. Purtroppo spesso accade di sentire commenti a questa parte dell'Anno Liturgico che la smembrano e la rendono una serie di celebrazioni separate tra loro. Il Triduo invece è come un'unica grande celebrazione che va dalla messa "in coena Domini" del Giovedì santo alla Domenica "di Risurrezione". Dividere il Triduo è assurdo, è smembrare il "mistero pasquale" in una pluralità di eventi separati tra loro: la passione dalla morte, la morte dalla risurrezione ... La Pasqua di Cristo ... "consta della sua morte e risurrezione, cioè della novità di vita che scaturisce dalla morte redentrice" (da Commento alla riforma dell'AL). Come la passione-morte sono inscindibili dalla risurrezione, così il Venerdì santo è inscindibile dalla Domenica di Pasqua. E' la liturgia stessa che ci invita a questa lettura/celebrazione unitaria del Triduo santo.

Innanzitutto l'unità del Triduo pasquale è data, in senso liturgico e teologico, dall'antica celebrazione eucaristica che "idealmente" in esso si celebra, cioè quella della Veglia pasquale. Nel Venerdì e nel Sabato santo non c'è celebrazione dell'eucaristia perché l'eucaristia del Triduo pasquale è quella che si celebra nella Veglia pasquale, unitamente agli altri sacramenti dell'iniziazione cristiana. Nell'Anno Liturgico noi celebriamo il mistero pasquale di Cristo "attraverso la celebrazione dell'eucaristia". Nel Triduo l'eucaristia, che nel pane spezzato e nel calice dell'alleanza interpreta l'evento pasquale come vita a noi data e comunione con Dio (nuova ed eterna alleanza), è quella della Veglia pasquale. In questo modo è la Veglia nella notte tra il Sabato santo e la Domenica di Risurrezione a fare da elemento unificante dell'intero triduo. Senza questo riferimento alla veglia il mistero pasquale celebrato nel venerdì e nel sabato santo rimangono senza "chiave" interpretativa, ma anche la Domenica di Resurrezione sarebbe unicamente il ricordo di un evento prodigioso e non la celebrazione della risposta di Dio alla vita donata del Figlio obbediente fino alla morte di croce.

 
 

Un secondo elemento più semplice e più legato alla ritualità di questi giorni, segnala l'unità del Triduo pasquale. Se facciamo attenzione alle nostre celebrazioni di quei giorni e se chi ha il compito di prepararle e di guidarle segue le indicazioni del Messale, possiamo notare che c'è qualcosa di "strano", che non vediamo in nessun momento dell'Anno liturgico. Infatti troviamo il "saluto" di chi presiede solamente all'inizio della messa "in coena Domini"e ugualmente una sola benedizione e un solo "congedo" alla fine della Veglia pasquale. Nella messa "in coena Domini" non c'è congedo, ma l'assemblea "si scioglie in silenzio"; similmente il Venerdì santo la celebrazione "nella passione del Signore" inizia nel silenzio, senza riti di introduzione (solo la colletta), e termina senza benedizione e senza congedo, nel silenzio; la Veglia pasquale infine inizia con l'introduzione al lucernario senza segno di croce e senza saluto. Solo alla fine della Veglia troveremo la benedizione finale e il congedo. Tutto questo ci dice, se facciamo attenzione agli elementi delle celebrazioni che viviamo, che il Triduo pasquale è un'unica grande celebrazione che inizia con la celebrazione nella sera del Giovedì santo e termina con la Veglia pasquale, quindi (almeno idealmente) nelle prime ore della Domenica di Rissurezzione. Le celebrazioni dell'eucaristia nel giorno di Pasqua ci portano un po' fuori da questa logica, ma dobbiamo pensare che esse sono nate molto tardi e non se ne ha notizia prima del IX secolo.

E' il rito stesso che ci guida verso questa visione unitaria del triduo pasquale, nella quale possiamo cogliere l'unità del mistero che celebriamo del Cristo crocifisso, sepolto e risorto.

 
da: Matteo Ferrari, Fedeltà nel tempo. La spiritualità dell'anno liturgico
Edizioni Dehoniane Bologna 2010, pg 35-36
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