TEMPO LITURGICO
   
 

Pasqua

"O morte, dov'è la tua vittoria?"



"Il solo e vero peccato è rimanere insensibili alla risurrezione" diceva Isacco il Siro, un padre della chiesa antica.
Proprio per questo nel giorno di Pasqua è possibile misurare la fede del cristiano e discernere la sua capacità di sperare per tutti e comunicare a tutti gli uomini questa speranza. Nel giorno di Pasqua ogni cristiano proclama la vittoria della vita sulla morte, perché Gesù il Messia è risuscitato da morte per essere il vivente per sempre: colui che essendo uomo come noi, carne come noi siamo carne, colui che è nato e vissuto in mezzo a noi, colui che è morto di morte violenta, che è stato crocifisso e sepolto, è risorto!

 

O morte, dov'è la tua vittoria? O morte, tu non sei più l'ultima parola per gli uomini, ma sei diventata un passaggio, l'ora dell'esodo dalla vita terrena alla vita eterna, da questo mondo al regno di Dio ...

Questo dovrebbe essere il canto del cristiano nel giorno di Pasqua, festa delle feste, perché Cristo è risorto qual primizia di tutti noi, perché la vita regna definitivamente e in ogni creatura è iniziato un processo segreto ma reale di redenzione, di trasfigurazione.

La morte è una dominante su tutti gli uomini, una vera potenza efficace: non solo perché desta paura e angoscia contraddicendo la vita degli uomini, ma anche perché a causa di essa gli uomini diventano cattivi e peccano. Il peccato è sempre egoismo, è sempre contraddizione alla comunione con gli uomini e con Dio, ed è proprio la presenza della morte che scatena questo bisogno di salvarsi, di vivere addirittura senza gli altri o contro gli altri. La morte non è solo "salario del peccato" (Rm 6,23), ma anche istigazione al peccato ... Se gli uomini sono spinti a peccare è a causa dell'angoscia della morte, di quella paura che rende gli uomini schiavi per tutta la loro vita (cf. Eb 2,14-15).

 
 
A causa dell'angoscia e della paura la brama di vita degli uomini diventa odio, misconoscimento dell'altro, concorrenza, rivalità, sopraffazione. L'angoscia può sfigurare tutto, anche l'amore. Così la morte appare essere attiva e presente non solo nel momento dello spegnimento della vita fisica del corpo umano, ma anche prima: essa è una potenza che compie incursioni nella sfera dell'esistenza e attenta alla pienezza delle relazioni e della vita.


Questa è la morte contro la quale Gesù ha lottato fino a riportare la vittoria. L'agonîa iniziata da Gesù nell'orto degli Ulivi (Lc 22,44) è una lotta (agón) che si è conclusa con la discesa agli inferi, quando ha sconfitto il diavolo - e dunque la morte e il peccato - in modo definitivo. E Gesù non ha vinto solo la sua morte, ma la Morte: "Con la morte ha vinto la morte", canta oggi la liturgia! Ora, questa dimensione di lotta è essenziale per il cristiano: tutta la vita è lotta, è una guerra contro la morte che ci abita e contro gli istinti e le pulsioni di morte che ci attraggono.

La resurrezione di Gesù è dunque il sigillo posto dal Padre sulla lotta del Figlio, sul suo agón: questi, mostrando di avere una ragione per morire (dare la vita per gli altri), ha mostrato che c'é una ragione per vivere (amare, dimorare nella comunione). Allora il Padre lo ha richiamato dai morti facendolo Signore per sempre.

Gli uomini tutti, anche se non conoscono Dio e neppure il suo disegno, portano nel loro cuore il senso dell'eternità e tutti si domandano: "Che cosa possiamo sperare?". Essi sanno che, se restano insensibili alla resurrezione, si vietano di conoscere "il senso del senso" della loro vita. Gli uomini attendono, cercano a fatica, e a volte per cammini sbagliati, la buona notizia della vita più forte della morte, dell'amore più forte dell'odio e della violenza. Cristo, risorto e vivente per sempre, è la risposta vera che attende dai cristiani quella narrazione autentica che solo chi ha fatto l'esperienza del Vivente può dare. Dove sono questi cristiani? Sì, oggi ci sono ancora cristiani capaci di questo: ci sono nuovamente martiri cristiani, ci sono nuovamente profeti cristiani, ci sono testimoni che non arrossiscono mai del vangelo. Ancora una volta giunge dalla tomba vuota, oggi come quel mattino della resurrezione, l'annuncio: "Non temere, non abbiate paura, non siate nell'angoscia! Il Crocifisso è risorto e vi precede!". Sì, è ormai vicina per la chiesa una primavera, una stagione in cui lo Spirito del Risorto si farà presente più che mai, una stagione in cui la Parola di Dio sarà meno rara.

E sarà una stagione senza fughe, né evasioni, né spiritualismi, ma segnata dal vivere la resurrezione nell'esistenza, nella storia, nell'oggi, in modo che la fede pasquale diventi efficace già ora e qui. Cosa significa questo secondo i vangeli? Che i credenti devono mostrare nella compagnia degli uomini la resurrezione, devono narrare agli uomini che la vita è più forte della morte, e devono farlo nel costruire una comunità in cui si passa dall'io al noi, nel perdonare senza chiedere reciprocità, nella gioia profonda che permane anche nelle situazioni di pressura, nella compassione per ogni creatura, soprattutto per gli ultimi, i sofferenti, nella giustizia che porta a operare la liberazione dalle situazioni di morte in cui giacciono tanti uomini, nell'accettare di spendere la propria vita per gli altri, nel rinunciare ad affermare se stessi senza gli altri o contro di essi, nel dare la vita liberamente e per amore, fino a pregare per gli stessi assassini.

Perché il cuore della fede cristiana sta proprio in questo: credere l'incredibile, amare chi non è amabile, sperare contro ogni speranza. Sì, fede, speranza e carità sono possibili solo se si crede alla resurrezione. Allora, davvero l'ultima nostra parola non sarà la morte né l'inferno, ma la vittoria sulla morte e sull'inferno. la Pasqua apre per tutti l'orizzonte della vita eterna: che la Pasqua sia Pasqua di speranza per tutti! Veramente per tutti!

 
da: Enzo Bianchi, Dare senso al tempo. Le feste cristiane
Edizioni Qiqajon, Comunità di Bose 2003, pg 93-96
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