TEMPO LITURGICO
   
 

Tempo di Quaresima - 5a domenica

Come vincere la morte

Ezechiele 37,12-14; Salmo 129; Romani 8,8-11; Giovanni 11,1-45


Il racconto di Giovanni, dal punto di vista narrativo, non soddisfa.
Chi legge si aspetta che il miracolo venga raccontato con una certa ricchezza di dettagli che ne facciano risaltare l'eccezionalità e la spettacolarità.

E' innegabile, inoltre, che ci sia in tutti la curiosità di sapere da Lazzaro, dopo che è ritornato a vivere, qualcosa almeno di quella straordinaria avventura che gli è stata concessa una volta varcata la soglia della morte. Il narratore non concede molto a queste attese, anzi sembra quasi che le voglia ignorare.

Se poi lo scopo era quello di celebrare l'immagine di Gesù, si direbbe che anche sotto questo profilo il racconto si rivela poco convincente. Non si capisce anzitutto il ritardo di Gesù: perché ha aspettato a mettersi in cammino, dopo che era stato informato delle gravi condizioni dell'amico Lazzaro?
E ancor meno si capiscono le parole che rivolge poi ai discepoli: "Lazzaro è morto e io sono contento di non essere stato là, perché voi crediate". Ma proprio perché ci sono queste incongruenze, nasce il sospetto che lo scopo del racconto fosse diverso da quello che noi vorremmo attribuirgli.

Che cosa interessava particolarmente all'evangelista nel narrare questo miracolo? Lo si può capire se si osserva che la parte centrale della narrazione, la più estesa, è organizzata attorno al dolore delle due sorelle.


  Nel loro lamento ("Se tu fossi stato qui ...") sembra che l'evangelista voglia quasi leggere il lamento dei primi cristiani di fronte all'esperienza della morte. Perché gli amici di Gesù muoiono senza che Gesù intervenga a salvarli? Che cosa si deve fare quando la morte sopraggiunge e si muore soli, anche se si è coltivata la fiducia di essere amati da Gesù?

Questo è il vero problema che sta al cuore dell'evangelista.

Ecco perché presta particolare attenzione alle risposte che Gesù dà alle due sorelle. "Tuo fratello risorgerà", dice a Marta. E Marta, pur accettando questa promessa non nasconde una punta di amarezza.
E' l'amarezza che può provare anche oggi ogni credente quando, colpito da un lutto, si sente ripetere che c'è una risurrezione: "So che c'è una risurrezione alla fine dei tempi", potrebbe dire. "E' una verità che non mi sento di rinnegare. Ma è un fatto che questa fede non mi restituirà la presenza della persona che ho tanto amato, e che oggi non è più accanto a me ...".
 
 
C'è però un'altra parola di Gesù che viene a correggere l'amarezza di Marta e la nostra amarezza: "Io sono la risurrezione e la vita".
La fede in virtù di queste parole viene profondamente trasformata: non è più soltanto una fede nella risurrezione futura, ma diventa fede in colui che ora è risurrezione e vita. Chi crede, già ora passa dalla morte alla vita. L'eternità comincia ora.
Il vero problema è perciò quello di vivere intensamente e appassionatamente la vita che ci è data, come creature risorte.

In passato abbiamo troppo collegato l'idea di Dio a funerali, tombe e cimiteri, come se Dio presiedesse solo la morte e promettesse solo l'immortalità. Con questo risultato: che volendo fuggire la morte, ci siamo messi in fuga anche da Dio.

Gesù invece ci parla di vita, di vita piena, di vita che può rinnovarsi continuamente in unione con lui che è fermento di risurrezione dentro la nostra condizione di morte la quale può assumere diversi volti: quello della povertà di affetti, della solitudine, della sfiducia, della insignificanza del vivere.

"Vivete", ci dice oggi Gesù. "Togliete la pietra che pone un sigillo di morte su tutte le vostre speranze. Riempite la vostra vita di gesti che esprimano amore per la bellezza, amore per la giustizia, amore per l'amore: perché tutto ciò che è vero, bello, giusto, soprattutto ciò che parla di amicizia, di affetti delicati rappresenta già una vittoria della risurrezione sulla morte. E se volete sciogliere dalla paura della morte qualche persona amica, non spendete parole vuote, ma fate scorrere vita e speranza con la vostra presenza piena di solidarietà e di pietà: io sarò sempre accanto a voi perché possiate operare anche voi miracoli di risurrezione e di vita".

"Credi tu questo?", ci chiede oggi Gesù. Credi che il solo antidoto alla morte è l'intensità della vita, e soprattutto la forza della pietà?

Per questa fede Gesù si è consegnato alla morte (con il miracolo di Lazzaro ha affrettato la sua condanna) e ha preparato la sua risurrezione:
Per questa fede possiamo anche noi dire con Lutero: "La vita è nascosta sotto la morte. La ragione non lo coglie, ma la fede dice: "Io muoio nel Cristo. Là dove vado io lo troverò ... Nella morte io vedo la vita".
 
da: Luigi Pozzoli, L'acqua che io vi darò
Edizioni Paoline 2004, pg 73-76

web site official: www.suoredimariabambina.org