TEMPO LITURGICO
   
 

Tempo di Quaresima - 3a domenica

Perché amiamo Gesù?

Esodo 17,3-7; Salmo 94; Romani 5,1-2.5-8; Giovanni 4,5-42

Perché amiamo Gesù?
Tante volte sentiamo di amarlo senza sapere spiegare il perché.
Questa meravigliosa pagina del vangelo di Giovanni ci può aiutare a capire meglio le ragioni del nostro amore. Anzitutto lo amiamo perché Gesù non tiene le distanze. Non sceglie di rimanere separato o in compagnia di pochi, di quelli che godono di una stima riconosciuta da tutti. Gesù non ha paura di mescolarsi con la gente comune, anche a costo di dover affrontare qualche contrarietà.

"Stanco per il viaggio", si legge nel vangelo, Gesù è capace di fare anche un lungo cammino per realizzare questi incontri. Sembra che ad attirarlo non sia l'evidenza dei meriti, ma piuttosto l'assenza, non l'esemplarità, ma la fallibilità. E' meraviglioso questo Gesù che porta la sua santità dentro la nostra miseria, quasi nascondendosi in essa, senza alcun tratto di separatezza o di superiorità.

E' meraviglioso perché tutte le volte che ci sentiamo ridicoli, infantili, noiosi, imbecilli o pazzi, noi possiamo conservare la fiducia che lui non è in compagnia solo della gente perbene, ma è accanto a noi come uno che ha fatto tanta strada per cercarci.

Perché amiamo Gesù? Perché Gesù ha amato questo nostro corpo.


  Non si è comportato come un asceta eroicamente impegnato a ignorare il proprio corpo e a non vedere quello degli altri.
"Dammi da bere", chiede alla donna samaritana. E' stanco, ha sete, sente l'oppressione di quell'ora estremamente calda, comprende la fatica di quella donna. Gesù è un profeta che non si dimentica del corpo, anzi conosce le esigenze del corpo e le connessioni del corpo con lo spirito. Se la sua parola continua a trovare ascolto, è perché è una parola in cui il corpo, la materia, la fame, la sete, la sessualità, la malattia e la morte sono realtà primarie e fondamentali, osservate sempre con grande comprensione e perfettamente integrate dentro il progetto di salvezza della persona umana.

Gesù, come non si è vergognato del proprio corpo, così non ha avuto paura del corpo altrui, neanche del corpo della donna. Davanti alla samaritana, che per essere piaciuta a sei uomini doveva certamente segnalarsi per una particolare bellezza fisica, non si ha l'impressione che Gesù tenga gli occhi abbassati o le rivolga la parola guardando altrove. Il suo sguardo è libero, sciolto, senza complessi inutili.

Un giorno, a Betania e prima ancora nella casa di Simone, accetterà da una donna l'omaggio del profumo sul suo corpo. Era un omaggio riservato al suo corpo, ma al tempo stesso, era un omaggio destinato a ogni corpo perché Gesù sapeva che il corpo è ciò per cui una persona è visibile, è sensibile, comunica e rivela il suo mondo interiore.

Perché amiamo Gesù?
Perché si dimostra senza pregiudizi. Ha davanti una donna, per di più samaritana. Ha davanti i samaritani che, per il fatto di adorare Dio in un santuario che non è quello di Gerusalemme, sono considerati eretici e bestemmiatori. Ma Gesù non si ferma a questi aspetti, anche se non li ignora.
 

Noi passiamo accanto a molte persone e siamo soliti formulare giudizi affrettati, legati per lo più a pochi elementi esteriori, senza sospettare la profondità, il mistero, la ricerca, tutto quel mondo segreto e insondabile che c'è in una persona.
Fossimo stati noi al posto di Gesù, avremmo detto. "Questa è una donna, per di più samaritana, per di più, da come si presenta, piuttosto disinvolta in fatto di morale. E' inutile tentare con lei un discorso religioso: sarebbe tempo sprecato".
Gesù invece è capace di intuire che in ogni persona, fosse anche la più spenta nei confronti delle cose di Dio, c'è una scintilla divina la quale, se riconosciuta e incoraggiata, può diventare addirittura, come nella samaritana, passione teologica".

Perché amiamo Gesù?
C'è un'ultima ragione che possiamo esprimere, sempre sul filo del racconto di Giovanni. Gesù non solo è libero da pregiudizi, ma è una presenza liberante perché fa saltare i limiti dell'esistente, allarga gli orizzonti della vita, apre possibilità inaspettate.
Noi siamo prigionieri di ciò che è visibile e lui ci immerge nelle profondità dell'invisibile. Noi cerchiamo l'acqua per la sete quotidiana e lui ci parla di un'altra acqua, dalla sorgente misteriosa. Noi ci chiudiamo nei nostri templi di pietra, difendendo i nostri particolari religiosi e riducendo spesso la fede a codici di comportamenti morali.

Succede infatti che in tanti dibattiti religiosi la discussione si fermi su problemi che, se pure importanti, sono comunque marginali rispetto al nucleo incandescente della fede. Che senso ha, per esempio, discutere del celibato dei preti, del sacerdozio delle donne, dei rapporti prematrimoniali se prima non ci si immerge nel mistero del nostro Dio che chiama ciascuno nel segreto del cuore e riconosce a ciascuno un valore infinito?

Se non c'è questa immersione nella dimensione mistica della fede, se cioè la fede viene ridotta a morale, non c'è da meravigliarsi che molte persone si rivolgano verso altri mondi religiosi, alla ricerca di quella profondità del mistero di Dio e del destino dell'uomo che non riescono a trovare nelle nostre chiese.
Gesù libera da queste angustie e invita a sollevare lo sguardo verso l'alto, là dove sale la vera adorazione "in spirito e verità".

"In spirito", cioè nel soffio di Dio, respirando lo stesso spirito della vita di Dio.
E "in verità" (nel testo greco c'è aletheia che letteralmente vuol dire negazione di ciò che fa assopire, che mette in letargo), cioè da persone risvegliate e libere.

E' bello che queste suggestioni di Gesù abbiano come scenario uno spazio illimitato, aperto nella vastità del cielo e nella profondità dell'orizzonte. Gesù è amabile perché è un superatore di frontiere e ci porta a guardare sempre avanti, oltre il presente, oltre le nostre povere speranze, al di là perfino del peccato e della morte.

Perché amiamo Gesù?
Se le risposte che abbiamo dato sono vere, inverate cioè dentro la sincerità del nostro cuore, dobbiamo, come la samaritana, annunciare e comunicare a tutti la nostra gioiosa esperienza. Tutte le volte che siamo capaci di esprimere una preferenza per Gesù, forse non c'è bisogno di aggiungere parole. Possiamo anche eclissarci come la samaritana che a un certo punto esce di scena.

Ci sarà sempre qualche altro che, anche per merito della nostra testimonianza, sarà capace di dire: "Ecco perché amo Gesù. Perché Gesù, non saprei dire come, ha conquistato il mio cuore tanto che non saprei immaginare la mia vita senza di lui".
 

da: Luigi Pozzoli, L'acqua che io vi darò
Edizioni Paoline 2004, pg 63-67
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