TEMPO LITURGICO
   
 

Tempo di Quaresima - 1a domenica

La vera grande tentazione

Genesi 2,7-9;3,1-7; Salmo 50; Romani 5,12-19; Matteo 4,1-11

Anche Satana ha le sue beatitudini da proporre.
Gesù sul monte celebra i poveri. Satana nel deserto esalta quelli che possiedono. Gesù fa l'elogio degli umili, dal cuore mite e misericordioso. Satana invece invita ad ammirare quelli che hanno il potere e l'orgoglio di fare cose straordinarie. Gesù chiama beati i perseguitati per causa della giustizia. Satana invece considera beati quelli che ottengono l'applauso e il consenso.

Come si fa a discernere che si tratta di tentazioni, quando le cose che vengono suggerite dal tentatore sembrano buone e il tentatore ha buon gioco nel presentarle con la parola stessa di Dio? E' importante prendere in esame il racconto di Matteo per vedere quali sono le forze e i valori che entrano in conflitto nel momento in cui il tentatore sviluppa le sue arti nel cuore del nostro essere e del nostro esistere.


  Bisogna subito osservare che il luogo tipico della tentazione è il deserto. Renan diceva che "il deserto è monoteista", alludendo al fatto che le tre grandi religioni monoteiste sono nate nel deserto.

Ma si potrebbe anche dire che il deserto è satanico o diabolico, se si tiene conto che è facilmente frequentato da Satana (nel linguaggio semitico vuol dire Accusatore), o dal diavolo (parola greca che significa "colui che divide").


Noi che siamo lontani dal deserto siamo dunque risparmiati da ogni incontro con il tentatore? In realtà l'esperienza del deserto è universale. La parola deserto significa luogo vuoto, desolato. Chi è stato tanto nel deserto, come Théodore Monod, il grande naturalista ed esploratore francese, dice che il deserto ha il potere di purificarti e di richiamarti incessantemente all'essenziale perché nel deserto sei obbligato a fare l'apprendistato della sottrazione.

Questo è il deserto fisico, cosmico, fatto di sabbia e di pietre.
 

Ma c'è anche il deserto che è dentro di noi, che ci abita e in cui noi abitiamo, che ci avvolge e ci compenetra. E' quel deserto in cui si fa esperienza quando, per lo più in età adulta, si scopre che il fondo del proprio essere è come uno spazio vuoto, abitato da una solitudine essenziale e da un'angoscia fondamentale.

Noi, di solito, per poter vivere senza grossi problemi abbiamo bisogno di metterci delle maschere, di ingannarci e di ingannare sulla nostra vera personalità. Il deserto che è in noi ci obbliga a lasciare ogni maschera: la commedia è finita. E' in questa situazione di verità radicale (è la verità riguardante la nostra povertà di creature finite) che ci rende presente il il tentatore.

Lutero l'ha definito simia Dei: la scimmia di Dio, la caricatura di Dio, perché si comporta come fosse Dio. Si mette la maschera di Dio e, come Dio, anche lui promette. Ad Adamo ed Eva aveva promesso: sarete come Dio. A Gesù promette: sarai un messia accolto e osannato.

A noi pure promette tante cose per vincere il nostro senso di insicurezza di fronte al futuro. Per questo ci mette a disposizione molte cose, anche una fede religiosa. Sa benissimo che nel mondo non ci sono atei perfetti. Ciascuno ha la sua fede: se non in Dio, in qualcosa che tenga il posto di Dio: in un idolo. Il diavolo è disposto anche a lasciarci la fede in Dio, ma in un dio ridotto a idolo: un dio da utilizzare e da far servire; un dio dal miracolo facile.

Si può allora capire che la vera grande tentazione che si nasconde dietro le piccole tentazioni quotidiane riguardanti il possesso dei beni, l'esercizio del potere, la ricerca del successo, il ricorso a una religiosità di comodo è la tentazione dell'apostasia.

Il tentatore vuole distaccarci da Dio. Gesù sente questo pericolo.
Lui che nel tempio a dodici anni aveva detto a Maria e a Giuseppe: "Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?", avverte che è in gioco proprio la fedeltà al padre, alla sua parola e alle sue promesse.

Gesù vince la tentazione rinnovando al Padre tutta la propria fiducia: "Sta scritto": la volontà del Padre non può essere discussa. Gesù si fida e si affida: il suo desiderio più profondo sarà sempre quello di avere il cuore del Padre per essere grande nell'amore. Il deserto diventa allora per Gesù il luogo dove si realizza una unione intensa con il Padre e con lo Spirito che l'ha condotto in questo luogo arido, ma non l'ha abbandonato.

L'esperienza del deserto, alla luce della vicenda esemplare di Gesù, può essere affrontata perciò da ogni credente con grande compostezza interiore perché non si è mai abbandonati all'azione ingannatrice del tentatore.

Quando il tentatore si avvicina con la promessa di colmare il vuoto che ci fa soffrire (in realtà con l'intento di distaccarci dal nostro Dio), lo Spirito rimane sempre in noi a suggerire con la preghiera che ci può salvare: "Padre nostro, non indurci in tentazione", o meglio, secondo il senso che sembra essere sotteso a queste parole: "Fa' che non soccombiamo nella tentazione. Che niente e nessuno possa separarci da te, perché tu solo, lo crediamo fermamente, puoi appagare con la tua sorprendente inesauribile tenerezza, quella fame di pace profonda e di fiducia nella vita che ci portiamo dentro nell'attraversare il deserto della nostra solitudine esistenziale e della nostra povertà morale".

 

da: Luigi Pozzoli, L'acqua che io vi darò
Edizioni Paoline 2004, pg 55-58
web site official: www.suoredimariabambina.org