TEMPO LITURGICO
   
 

Natale del Signore - Messa del Giorno

Scandalo e fascino di un Dio disobbediente

 

Isaia 52,7-10; Salmo 97; Ebrei 1,1-6; Giovanni 1,1-18

Tra e tante definizioni che sono state date del Natale mi è capitato di incontrare anche questa: "E' lo scandalo di un Dio disobbediente".
Esaminiamo anzitutto le parole.
Scandalo è qualcosa che ci turba, ci sconcerta, lascia dentro di noi un profondo disagio. Ed è paradossale che a scandalizzare sia proprio Dio. Quel Dio che dovrebbe proteggerci dagli scandali sarebbe lui a metterci in difficoltà. Ed è sorprendente anche la ragione che viene portata: Dio ci scandalizza rendendosi disobbediente.

Disobbediente a chi o a che cosa?
Dio disobbedisce all'immagine, tutta umana, che ci siamo creati di lui. Dio, in altre parole, ci delude, non si attiene alle nostre idee, non rispetta la nostra logica o la nostra sensibilità. Nel prologo di Giovanni si parla del Verbo che si è fatto carne e si parla di gloria: "Noi vedemmo la sua gloria". L'accostamento tra queste due parole è veramente sorprendente.

  Quando parliamo di gloria, pensiamo sempre che essa abiti in alto, là dove arrivano coloro che sono capaci di competere, di prevalere, di arrampicarsi su per la scala sociale fino a raggiungere le posizioni più elevate. Quando il vangelo ci parla della gloria di Dio, ci invita a guardare in basso, perché Dio cerca la sua gloria non innalzandosi ma abbassandosi.

La gloria di Dio è nella carne dell'uomo. La gloria di Dio è in quel bambino avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia. Tutta l'azione è rivolta a questo bambino: "Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce".

Ma questo bambino, più che un segno, è un contro segno.
Perché ci troviamo davanti alla più banale delle nascite: dove è il divino? Qualcuno ha osato dire che il Natale è causa di ateismo. In un certo senso è vero. Lo conferma anche Giovanni: "I suoi non l'anno accolto".
Il Dio disobbediente del Natale non è facile da riconoscere e da adorare. Dio è disobbediente anche nei confronti di alcune pagine della Bibbia che lo presentano come l'invincibile Signore della guerra e degli eserciti. Ma qui, attorno al bambino, non c'è nulla che faccia pensare alla forza delle armi di cui dispone un dominatore di popoli.
 
A onorare il bambino ci sono pastori che, al tempo di Gesù, non godevano di alcun diritto civile e politico. Neanche Augusto voleva saperne nel suo censimento. Erano troppo poveri per entrare nei calcoli ufficiali.
C'è dunque per noi lo scandalo di un Dio disobbediente.

Ma questo scandalo si converte in fascino se appena si pensa che all'apparire di Gesù si verifica un rovesciamento nell'ordine esistente nel mondo.
Mentre Augusto "ordina" un censimento per riempire le casse dello Stato (c'é un editto da parte sua, una legge con un corredo di sanzioni, di pene previste, di pesanti paure ...), Dio annuncia la "buona novella": non c'è da temere, ma solo da gioire.
E se Augusto esprime l'ambizione di controllare "tutta la terra", Dio annuncia la buona novella per tutto il popolo a cui offre come segno un bambino: è l'avvenire che viene proposto, l'inizio, la nascita, la novità.

Il grido di questo neonato è quello di un'umanità che sta per nascere.

Per questo, si diceva, lo scandalo di un Dio disobbediente si converte in fascino. Io amo pensare che il Signore il giorno di Natale voglia fare un censimento. Quanti fanno parte della sua famiglia? In questo censimento non contano i numeri offerti dalle indagini della sociologia religiosa. A che serve, per esempio, sapere quanti in questa notte di Natale, hanno affollato le nostre chiese? E' un elemento interessante, senza dubbio, che però dice ancora molto poco in ordine alla domanda che ci siamo posti.
Occorrono altri strumenti di accertamento che sono possibili solo a Dio.
E' certo, comunque, che della grande famiglia di Dio fanno parte, a pieno titolo, quelli che nel mistero del Natale entrano in rapporto con un Dio che ci può scandalizzare con il suo modo sconcertante di agire, ma che ci conquista con il volto del suo amore.

Voglia il Signore comprenderci in questo suo censimento e non ci faccia mai mancare quella speranza che a Betlemme si è accesa come luce avvolgente per tutti i giorni oscuri della nostra vita.


da: Luigi Pozzoli, L'acqua che io vi darò
Edizioni Paoline 2004, pg 31-33
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