TEMPO LITURGICO
   
 

Natale del Signore - Messa del Giorno

Hai contemplato la tenerezza

 

Isaia 52,7-10; Salmo 97; Ebrei 1,1-6; Giovanni 1,1-18

Il Natale che insieme celebriamo è giorno su cui si è appuntata una fin troppo facile e ormai abusata ironia, le chiese si affollano al punto che qualcuno dice: Ci vengono proprio tutti. Ebbene vi dirò che, anche dopo tanti anni, io persisto nel credere che qui, in questo giorno, ognuno viene a cercare qualcosa di vero, qualcosa d'altro. Altrimenti perché ci verremmo? La città è ormai piena di riti laici! E poi - lasciatemi dire - quanto è lontana dal vero Natale l'ironia sul fatto che in questo giorno ci vengano proprio tutti, quasi che il Natale fosse per pochi intimi e per i puri.
Dopo tutto, i pochi che hanno preso il vero Natale di Cristo non furono proprio quelli che appartenevano al circolo degli "illuminati" del tempo? Gli uomini del potere e della religione! Essi non si degnarono di mettersi in cammino verso quella mangiatoia, con tutti: "Con i pastori? Ma scherziamo!".

  E invece siamo qui tutti. E, più ci sentiamo pastori, cioè coscienti della nostra povertà esistenziale, più siamo sul sentiero del Natale. E c'è un altro luogo comune da sfatare, che riguarda la bellezza. Bello sì - si dice - questo momento che godiamo tutti, ma in concreto? Come se la bellezza davanti alla quale incantarci, non fosse già una cosa concreta. Come se concreto nella vita fossero solo i soldi o la roba! Abbiamo tutti sotto gli occhi gli esiti di una società dove il concreto sono i soldi e la roba.

Il mirabile prologo dell'Evangelo di Giovanni, che è purissima poesia, ci ha introdotto a contemplare la bellezza: le cose belle non sono mai astratte. Ebbene, perché siamo qui tutti?

Perché l'avvenimento, che oggi ricordiamo e riviviamo, è la Parola definitiva. "Dio aveva parlato tante volte e in tanti modi attraverso i tempi" - dice l'autore della Lettera agli Ebrei - "ma ora, ultimamente, ci ha parlato attraverso il suo Figlio".
 
Ecco, siamo qui a udire la Parola definitiva, l'ultima. L'ultima che, d'altro canto, è la prima, quella che sta al Principio, quella parola cioè che è il segreto nascosto di ogni cosa: "Tutto è stato fatto in vista di Lui".

Questa Parola è la ragione segreta che tiene in piedi tutto ciò che esiste: la mia vita e la tua vita, la vita dell'umanità, ciò che comprendiamo e anche ciò che ancora non comprendiamo. Il progetto della creazione è Cristo. Ci sono purtroppo costruzioni senza progetto. Ma ci sono costruzioni che hanno dentro un progetto, un'idea, una bella idea. Così il mondo. Non è vero che è senza un progetto. E noi siamo qui a riscoprire questo progetto che è vita, che è luce.

E per questo oggi veniamo qui tutti, perché tutti abbiamo nostalgia di vita, di luce. Un progetto, una Parola - quella definitiva - da contemplare, per poi trascriverla, nella vita, perché le costruzioni - le nostre - reggano alle bufere del tempo. E quale la rivelazione ultima? E che bisogno c'é dunque di inseguire altre rivelazioni? Quale la rivelazione ultima? E' questa: "Il Verbo si è fatto carne". La parola ultima è la tenerezza di Dio, la tenerezza che scende, la tenerezza che avvicina, la tenerezza che ti tocca nella carne.

E' sconvolgente: perché noi Dio persistiamo a metterlo sul trono. Ma la parola ultima è:
Dio sceso nella carne, Dio nella mangiatoia.
E' questa la gloria di Dio.
Questa è anche la gloria vera della terra.
Questa notizia è inaudita. Ed è anche rottura: rottura di un nostro modo di pensare, sovvertimento delle nostre vedute.
Che senso infatti avrebbe se, dopo aver contemplato questa rottura noi, nella vita, riprendessimo a inseguire, quasi mito ossessionante, la scalata, l'arroganza del cuore, la prepotenza della vita, l'indifferenza alle situazioni e non ci sfiorasse l'incarnazione, cioè prendere carne nell'umile storia degli uomini, avvicinando con tenerezza la carne dell'umanità, difendendo - così come difende il tuo Dio - la carne e la dignità di ogni creatura.

Hai contemplato la tenerezza.
E' la prima ed è l'ultima parola.
Sia la prima e l'ultima parola della nostra vita.


da: Angelo Casati, Ricordare le sue parole
Edizioni Centro Ambrosiano 2002, pg 28-30
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