TEMPO LITURGICO
   
 

Natale del Signore - Messa della notte

Virtù del presepe, virtù della strada

 

Isaia 9,1-3; Salmo 95; Tito 2,11-14; Luca 2,1-14

E' una nascita - questa del Salvatore - su cui vegliamo nella notte. Continua, anche nella nostra Chiesa, ma in tutte le chiese del mondo, questo venire a vedere il mistero cantato nella notte, la nascita del Salvatore. E saremo beati finché come i pastori sapremo metterci in cammino, non lasciandoci scoraggiare dalle nostre distanze, nemmeno dalla nostra distanza da Dio. Beati voi, che avete ascoltato la voce, e vi siete messi in cammino e questa notte siete qui. Attraverso voi, con voi, la veglia su questa nascita mirabile si prolunga nel tempo. Si prolunghi, fino alla sera del mondo.

 

Ecco, lasciatemi dire, entrare in questo movimento - quello dei pastori - che é il vero, unico, assoluto movimento che fa salvi, che ci restituisce a noi stessi, che riconduce la terra alla sua armonia delle origini. Ebbene, nel Vangelo della nascita dell'evangelista Luca era descritto - oserei dire - molto solennemente un altro andare, un altro movimento, che spesso, purtroppo,
si tenta di imprimere alla storia: é la cronaca grigia di un avvenimento amministrativo, un censimento voluto dal potente di turno. "Andavano tutti"
è scritto "a farsi registrare, ciascuno nella sua città".

Mi ha molto colpito quest'anno questa imposizione: tutti intruppati, tutti costretti nel medesimo cammino; tutti nell'atto che riduce ogni persona a un numero. Un atto che è quasi espressione estrema della brutalità d'ogni potere, d'ogni potere umano che tratta gli uomini come un gregge di pecore. E' un movimento che distrugge la dignità. E, pensate, questo del censimento, questo andar a farsi registrare sembrava il grande evento, l'unico registrato nel diario degli uomini. E invece nella notte inizia un altro paradossale - sì, lasciatemelo dire - paradossale movimento, piccolo, insignificante, non verso i troni del corrotto potere, non verso la grande città, verso la piccola!, verso un bambino nella mangiatoia. E questo movimento non è ancora finito, noi siamo una piccola parte di questa carovana.

Che cosa vediamo?
Un segno di speranza e l'indicazione di un cammino. Un segno di speranza.

 
Lasciatemelo dire: un Dio sul trono, della sua incorrotta distanza, non ci avrebbe preso più di tanto il cuore.

Ora un Dio della mangiatoia - perché di una mangiatoia si tratta - un Dio nel disagio, un Dio della strada, perché in un certo senso è nato sulla strada, e quindi Dio di un popolo in cammino, in cammino nei passaggi non facili della storia, - come non facile è il passaggio dei giovani popoli - un Dio così ci prende il cuore.

Un segno di speranza e l'indicazione di un cammino.
Ricordo le parole di Tommaso da Celano che, del Presepe vivente di Greccio voluto da Francesco d'Assisi, scrive:
"Risplende la semplicità evangelica
si loda la povertà
si raccomanda l'umiltà"..
E mi chiedo se non siano queste, proprio queste le virtù da risuscitare, la semplicità evangelica, la povertà, l'umiltà, virtù dimenticate, ma a qual prezzo!
Virtù del presepe. Virtù della strada.

La semplicità evangelica che non è infantilismo, né - tanto meno - semplicioneria. Questo bambino ti riconduce all'essenziale. E, dunque, puntare all'essenziale e sapere ciò che conta e ciò che non conta, ciò che vale molto e ciò che vale poco.

La povertà, o forse potremmo usare un'altra parola più trasparente: la sobrietà. Questo bambino che assomiglia a tanti, troppi bambini che ci inquietano fin nel più profondo del cuore dagli schermi televisivi, questo bambino mette più di un sospetto su tanti nostri sconfinamenti dalla sobrietà.

E infine l'umiltà.
Dai palchi, dagli alti palchi - ve lo dicevo altre volte - dai palchi alti si vede così poco, si capisce così poco. Questo bambino ci dice, come un giorno l'apostolo Paolo: "Non fatevi un'idea troppo grande di voi stessi. Non aspirate a cose alte, piegatevi invece a quelle umili". Semplicità evangelica, sobrietà, umiltà perché il Prese non rimanga solo un rito delle chiese, ma passi nella vita.


da: Angelo Casati, Ricordare le sue parole
Edizioni Centro Ambrosiano 2002, pg 25-27
web site official: www.suoredimariabambina.org