TEMPO LITURGICO
   
 

III domenica di Avvento

La gioia di credere

 

Isaia35,1-6.8.10; Salmo 145; Giacomo 5,7-10; Matteo 11,2-11

Ecco, io vorrei dirvi - a commento di queste letture - della fatica e della gioia di credere. Sì, anche della mia fatica di credere. E per uno come me, che non ha la stoffa del Battista, sì, a volte tentato di scandalizzarsi di Gesù: "Beato colui che non si scandalizza di me", per uno come me che fa fatica in certi giorni a credere, sono di consolazione queste parole del Battista: "Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?". Dunque anche la roccia che sfidava il vento del deserto, colui che era "anche più di un profeta", non fu al riparo del dubbio. Eppure, tempo prima lo aveva confessato, indicato: "Ecco l'Agnello di Dio". Abbiamo giorni in cui proclamiamo, anche con fierezza. Ma non tutti i giorni sono uguali!
Abbiamo anche giorni in cui siamo scossi, messi alla prova dal dubbio! E come non poteva esserlo Giovanni che nella sua proclamazione del Messia era andato per immagini prevalentemente minacciose?
Ricordate il Vangelo della scorsa domenica? Il Messia avrebbe finalmente separato il grano dalla paglia.
Qesta tentazione - di separare - che ancora oggi, per falso zelo, attraversa le chiese!

 
Ed ecco la cosa sconvolgente: colui che il Battista aveva indicato come Messia, non separa i giusti dai peccatori, anzi cerca i peccatori, siede a mensa con loro! Aveva detto Giovanni del Messia: "Brucerà la pula con fuoco inestinguibile!". Ma dov'è questo messia che brucia la pula? E la domanda era legittima, la domanda prendeva la profondità e l'inquietudine delle ombre del carcere in cui Giovanni stava imprigionato. Vedete la fatica di credere. Un conto è la fede dei libri e del catechismo e un conto è la fede della vita, degli avvenimenti. La fede della vita e degli avvenimenti, più che una fede delle asserzioni, è una fede interrogante, è una fede in ricerca. "Sei tu o dobbiamo attenderne un altro?". L'interrogativo, se pensiamo alla fatica e alla lentezza con cui emerge un mondo nuovo, l'interrogativo, dopo duemila anni, rimane.

Persistiamo a puntare in questa direzione? o dobbiamo rivolgerci ad altri?


Gesù più che rispondere, rimanda ai fatti. E' importante!
Ad annunciare la vera immagine del Messia e a dire che la sua venuta è già in atto, non sono le parole, ma sono le opere e - ecco il punto! - non opere minacciose, ma opere di guarigione, di consolazione.
Ecco la gioia di credere!

E' un Messia che si china sulla sofferenza degli uomini e la solleva. E' il Messia che ha occhi - occhi e cuore - per la debolezza umana, per l'infinita debolezza che segna l'umanità. Quell'infinita stanchezza che veniva da Isaia segnalata nella sua universalità questa settimana in una delle Messe feriali: "Anche i giovani" diceva "faticano e si stancano, gli adunti inciampano e cadono ...". "Viene il Signore a irrobustire le mani fiacche - le nostre - a rendere salde le ginocchia vacillanti - le nostre!".

 

 

  E' bellissimo: è questo che dà gioia al cuore.

E anche noi - chiamati a prolungare la visita di grazia del Signore - abbandoniamo le vuote parole!
Prolunghiamo la sua visita non aggiungendo peso a peso, ma accoorgendoci e provando compassione per l'immensa debolezza, per l'infinita stanchezza, sollevandola, confortandola, per quel poco che a noi è consentito. E resistere allo scandalo. Anche questo è importante: "Beato colui che non si scandalizza di me".

Quale lo scandalo da sopportare? Quello della piccolezza, della lentezza, della debolezza di Dio.
Il Messia che apre gli occhi ai ciechi! Ma non tutti gli occhi furono aperti! Il Messia che raddrizza gli storpi! Ma non tutti gli storpi furono raddrizzati.
Duemila anni: e le cose crescono a fatica. E non patire scandalo della debolezza di Dio.

"Guardate l'agricoltore" diceva oggi l'apostolo Giacomo "egli aspetta pazientemente ...". Siate pazienti anche voi! Rinfrancate i vostri cuori. E non patire scandalo - vorrei proprio aggiungerlo! - nemmeno della nostra debolezza. Non siamo i salvatori del mondo, solo possiamo portare insieme qualche peso, possiamo consolare qualche umana stanchezza. Non di più. Forse è poco, ma già è un segno del Regno che viene.

Come costruire la gioia?


Aprendoci alla via del Messia: i verbi sono venire, avvicinare, consolare, aprirsi, sollevare l'umana stanchezza, con uno sguardo buono che non misura, ma incoraggia.
Accettando la nostra misura, quella della nostra debolezza.


da: Angelo Casati, Ricordare le sue parole
Edizioni Centro Ambrosiano 2002, pg 17-196
web site official: www.suoredimariabambina.org