TEMPO LITURGICO
 
 


Pregare i salmi con Cristo

Discepoli del Signore per la preghiera dei salmi


Signore, insegnaci a pregare!

E' la parola con la quale i discepoli si rivolgevano a Gesù. E mentre dicevano questo riconoscevano che da se stessi erano incapaci di pregare: dovevano imparare a pregare.
'Imparare a pregare': è un'espressione che ci sembra contraddittoria. Noi diremmo piuttosto: o il nostro cuore sovrabbonda al punto tale che da se stesso comincia a pregare, o diversamente non imparerà mai a pregare.
Ma è un errore pericoloso, in verità oggi molto diffuso tra i cristiani, il pensare che l'uomo possa naturalmente pregare. Ciò significherebbe confondere il desiderio, la speranza, il sospiro, il pianto, la gioia, tutto ciò di cui il nostro cuore è capace per se stesso, con la preghiera. Sarebbe un confondere la terra e il cielo, l'uomo e Dio. No, pregare non significa solo aprire il proprio cuore; significa piuttosto trovare la via che conduce a Dio per dialogare con lui, sia che abbiamo il cuore pieno oppure vuoto. Ma nessuno è capace di fare questo con le sue forze: per fare questo è necessario Gesù Cristo.
I discepoli vogliono pregare ma non sanno come farlo. Può essere una grande sofferenza voler parlare a Dio senza poterlo fare, vedersi condannati ad essere muti davanti a Dio, nel dubbio che il cuore e le labbra parlino una lingua sbagliata che Dio non vuole capire.
In questa difficile situazione noi andiamo in cerca di uomini che conoscano in qualche modo la preghiera e che siano capaci di venirci in aiuto. Se almeno qualcuno capace di pregare ci facesse partecipi della sua preghiera, noi saremmo salvati! Certamente degli uomini che vivono il loro cristianesimo possono fare molto per noi su questo punto! Ma anch'essi non lo possono fare se non in grazia di Gesù Cristo dal quale essi stessi ricevono l'aiuto, e al quale ci riconducono se sono veramente maestri di preghiera.
Quando Gesù Cristo ci unisce alla sua preghiera, quando possiamo fare nostra la sua preghiera, quando ci apre la via verso Dio mediante il suo cammino e ci insegna a pregare, allora noi siamo liberati dal tormento degli uomini che non possono pregare. Ma è proprio questo che Gesù Crsito vuole per noi. Egli vuole pregare con noi, vuole che facciamo nostra la sua preghiera, e che perciò ci sentiamo sicuri e gioiosi che Dio ci ascolta.
Noi preghiamo nel modo giusto quando la nostra volontà e tutto il nostro cuore si uniscono alla preghiera del Cristo. Solo in Gesù Cristo noi possiamo pregare; ed è anche con lui che noi saremo esauditi.
E' in questo modo che dobbiamo imparare a pregare. Il bambino impara a parlare perché suo padre gli parla; in questo modo egli impara la lingua di suo padre. Allo stesso modo noi impariamo a parlare a Dio perché Dio ci ha parlato e continua a parlarci: è nel linguaggio del Padre che sta nei cieli che i suoi figli imparano a parlargli; ripetendo le parole stesse di Dio noi cominciamo a pregarlo. Non è nel linguaggio maldestro e confuso del nostro cuore, ma nella lingua chiara e pura nella quale Dio ci ha rivolto la parola in Gesù Cristo che noi dobbiamo parlare a Dio e che egli vuole ascoltarci quando parliamo a lui.
Il linguaggio di Dio in Gesù Cristo lo conosciamo nella Bibbia. Se vogliamo pregare con fiducia e con gioia, è necessario che la parola della Sacra Scrittura sia la solida base della nostra preghiera. E' là che ci è detto come Gesù Cristo, la Parola di Dio, ci insegna a pregare. Le parole venute da Dio saranno i gradini del nostro progressivo incontro con Lui.

 


La preghiera nel nome di Gesù

Tra i testi sacri vi è un libro diverso da tutti gli altri libri della Bibbia, perché è un libro che contiene solo preghiere: è il libro dei Salmi.
Si rimane sorpresi, di primo colpo, che nella Bibbia vi sia un libro di preghiera. La Bibbia non è infatti tutta una parola rivolta a noi da Dio? Ora le preghiere sono parole umane, e perciò come possono trovarsi nella Bibbia? Ma la Bibblia è parola di Dio anche nei Salmi; dunque anche le preghiere rivolte a Dio sono parola di Dio? Ci sembra difficile poter comprendere questo fatto.
Lo possiamo comprendere solo pensando che Gesù Cristo solo può insegnarci a pregare rettamente; allora comprendiamo infatti che la preghiera è la parola che il Figlio di Dio vivente tra di noi uomini rivolge al Padre che vive nell'eternità. Gesù Cristo ha portato innanzi a Dio tutto il dolore, tutta la gioia, tutta la gratitudine e tutta la speranza degli uomini.

 

Sulle sue labbra la parola dell'uomo diventa parola di Dio; ma inoltre, quando compiamo la nostra preghiera, la parola di Dio diventa a sua volta parola dell'uomo. In tal modo tutte le preghiere della Bibbia sono preghiere che compiamo assieme a Gesù Cristo e allo stesso tempo di lui; ad esse egli ci associa e in grazia di esse ci porta innanzi al volto di Dio; se così non fosse, esse non sarebbero preghiere autentiche poiché non è possibile pregare veramente se non in Cristo e con Cristo.
Se perciò vogliamo leggere e pregare le preghiere della Bibbia, e in modo particolare i Salmi, dobbiamo anzitutto chiderci non quale interesse essi hanno per noi, ma quale rapporto essi hanno con Gesù Cristo. Dobbiamo chiederci anzitutto come è possibile vedere nei Salmi la parola di Dio, e in seguito ci sarà possibile fare nostra questa preghiera. Non si tratta dunque di sapere se i Salmi esprimono esattamente i sentimenti attuali del nostro cuore; può anche accadere che sia necessario pregare anche contro la disposizione del nostro cuore, proprio per pregare in modo autentico.
Ciò che importa non è l'oggetto preciso che assegniamo alla nostra preghiera, ma quello per il quale Dio vuole che noi preghiamo. Se fossimo soli innanzi a noi stessi, è fuori dubbio che spesso non innalzeremmo altro che la quarta domanda del 'Padre nostro'. Ma la volontà di Dio è un'altra. Non è la povertà del nostro cuore, ma è la ricchezza della parola di Dio che deve determinare la nostra preghiera.
Se la Bibbia contiene anche un libro di preghiere, dobbiamo dedurre che la parola di Dio non è soltanto quella che egli vuole rivolgere a noi, ma è anche quella che egli vuole sentirsi rivolgere da noi, poiché questa è la parola del suo Figlio diletto.
E' una grande grazia che Dio ci dica come possiamo parlargli e come possiamo entrare in rapporto con lui; e lo possiamo fare pregando nel nome di Gesù Cristo: i Salmi ci sono dati perché noi impariamo a pregare nel nome di Gesù Cristo.
Quando i discepoli gli hanno chiesto di insegnare loro a pregare, Gesù ha dato loro il 'Padre nostro'. Ogni preghiera è racchiusa in esso; quanto è contenuto nelle domande del 'Padre nostro' è preghiera autentica, ma ciò che in esso non vi è, non è una preghiera. Tutte le preghiere della Scrittura sono riassunte nel 'Padre nostro' e vi sono assorbite largamente. Il 'Padre nostro' non le rende dunque superflue: esso sono la inesuaribile ricchezza del 'Padre nostro', così come il 'Padre nostro' è il coronamento di esse e il legame che le unisce.
Parlando del salterio, Lutero ha detto: "Il salterio è attirato dal 'Padre nostro' e questo è attirato dal salterio; per questo l'uno può essere interpretato mediante l'altro in una maniera molto sottile, e può essere trovato tra di essi un forte rapporto".
Il 'Padre nostro' diventa così la pietra di paragone per sapere se noi preghiamo nel nome di Gesù Cristo o se preghiamo nel nostro nome. E' dunque un fatto ovvio che il salterio sia frequentemente usato nel Nuovo Testamento; esso è la preghiera della comunità di Gesù Cristo, esso fa parte del 'Padre nostro'.

 
Gli oranti del salterio

Nel salterio sono contenuti 150 salmi: settantatré di essi sono attribuiti al re Davide, dodici ad Asaf maestro di coro al servizio di Davide, dodici ai figli di Core, famiglia levitica di cantori che esercitava la sua attività sotto il regno di Davide, due al re Salomone, e uno a ciascuno dei maestri di musica forse nel periodo di Davide e di Salomone, e cioè Héman e Etàn. Per questo motivo il nome di Davide è legato in modo particolare al salterio.
Si racconta che Davide, dopo essere stato consacrato segretamente, venne chiamato presso il re Saul che Dio aveva ripudiato e che era tormentato da uno spirito cattivo; e Davide aveva il compito di suonare l'arpa davanti a Saul. "Così, ogni volta che lo spirito di Dio assaliva Saul, Davide prendeva la cetra e suonava; allora Saul si calmava, si sentiva meglio e lo spirito cattivo lo abbandonava" (1Sam 16,23). Forse ebbe origine da questo fatto la poesia salmodica di Davide. Mediante la forza dello Spirito di Dio su di lui con la consacrazione reale, egli allontanava lo spirito cattivo con il suo canto. Nessun salmo ci è ricordato che risalga a prima della sua unzione reale. Soltanto colui che aveva ricevuto la vocazione di re messianico e dal quale doveva discendere il Cristo, il Messia promesso, esprimeva la sua preghiera in canti che più tardi sarebbe stati accolti nel canone della Scrittura.
Secondo la testimonianza della Bibbia, Davide, consacrato re del popolo eletto da Dio, è una prefigurazione di Gesù Cristo; ciò che in lui avviene, accade a motivo di colui che già è in lui e che da lui uscirà: Gesù Cristo. Davide aveva coscienza di ciò; poiché "egli era profeta e sapeva che Dio gli aveva giurato di porre sul suo trono un discendente del suo sangue, egli ha previsto e annunciato la resurrezione del Cristo" (Atti 2,30). Davide fu un testimone del Cristo nella sua funzione, nella sua vita e nelle sue parole. Anzi, il Nuovo Testamento dice di più: nei salmi Davide è il Cristo promesso che già parla (Ebr 2,12; 10,5), o si può ben dire che è lo Spirito Santo che parla (Ebr 3,7). Le parole stesse che Davide pronunciava era il Messia futuro che le pronunciava in lui; le preghiere di Davide erano allo stesso tempo quelle del Cristo, o piuttosto era Cristo stesso che le innalzava nel suo precursore Davide.
Questo breve accenno del Nuovo Testamento illumina tutto il salterio, lo ricollega a Cristo. Rifletteremo poi come questo avvenga in modo più particolare. Ciò che ora ci interessa è sapere che Davide stesso non pregava semplicemente per la sovrabbondanza personale del suo cuore, ma per il fatto che Cristo era presente in lui.
E' certo tuttavia che è Davide a pregare i suoi salmi, e nonostante questo il Cristo prega in lui e con lui. Le ultime parole del vecchio Davide esprimono tutto ciò in modo misterioso: "Oracolo di Davide, figlio di Jesse, oracolo dell'uomo posto più in alto di tutti, dell'unto del Dio di Giacobbe, del cantore dei cantici di Israele. Lo spirito di Jahvé ha parlato in me, la sua parola è sulla mia lingua"; e a questa affermazione segue subito un'ultima profezia circa il futuro re di giustizia, Gesù il Cristo (2Sam 23,2).
Questo ci riporta a quanto abbiamo già appreso da poco; è certo che non tutti i salmi sono di Davide, e così pure nel Nuovo Testamento non tutto il salterio è posto sulle labbra del Cristo. Rimane tuttavia il fatto che le indicazioni da noi apprese hanno sempre importanza sufficiente in relazione a tutto il salterio legato in modo decisivo al nome di Davide. E inoltre Gesù stesso dice dei salmi presi nel loro assieme, che essi hanno annunciato la sua morte e la sua resurrezione, come pure hanno annunciato la predicazione dell'Evangelo (Lc 24,44).
Ma come può essere che un uomo e Gesù Cristo preghino allo stesso tempo il salterio? E' il Figlio di Dio fatto uomo che ha portato tutta la debolezza umana nella propria carne, è lui che spalanca innanzi a Dio il cuore di tutta l'umanità, è lui che prende il nostro posto e prega per noi. Egli ha conosciuto più profondamente di noi il dolore e la sofferenza, la colpa e la morte. Per questo si tratta qui della preghiera della natura umana assunta da lui che si innalza davanti a Dio.
Essa è realmente la nostra preghiera; ma egli ci conosce meglio di quanto noi conosciamo noi stessi, egli stesso è vero uomo: si è abbassato sino a noi, e perciò la preghiera è anche realmente la nostra solo perché è stata la sua.
Chi prega il salterio? Davide, Salomone, Asaf ... il Cristo, noi. Diciamo: noi ... Cioé: la comunità intera, nella quale soltanto può essere pregata tutta la ricchezza del salterio; ma in fondo siamo ognuno di noi, nella misura in cui partecipiamo del Cristo e della sua comunità e in cui facciamo nostra la loro preghiera.
Davide, il Cristo, la comunità, io stesso: e quando pensiamo a tutto questo riunito in una sola realtà, allora comprendiamo la via meravigliosa che Dio segue per insegnarci a pregare.



Saper pregare i salmi

Il titolo ebraico del salterio ha lo stesso significato di 'inno'. Il salmo 72,20 chiama tutti i salmi precedenti 'preghiere di Davide'; queste due denominazioni sono sorprendenti e allo stesso tempo comprensibili.
E' vero che al primo sguardo il salterio non contiene né esclusivamente degli inni, né solo delle preghiere. Ma tuttavia, sia i poemi didattici che i canti di supplica sono anch'essi in fondo degli inni, poiché servono a lodare la magnificenza di Dio. Persino i salmi che non contengono neppure una parola rivolta a Dio (ad esempio i Salmi 1,2-78) devono essere chiamati preghiere poiché conducono ad approfondire il pensiero e la volontà di Dio.
Il 'psalterion' era originariamente uno strumento musicale, e solo per trasposizione è servito a designare la raccolta delle preghiere rivolte a Dio rivestite di canto.

  I salmi, così come oggi ci sono stati tramandati, sono in gran parte musicati per l'uso liturgico, mediante la voce dei cantori e di ogni genere di strumenti. Anche in questo caso si attreibuisce a Davide la musica propriamente liturgica. Come un tempo la sua arpa allontanava lo spirito maligno, così la musica liturgica e sacra è una forza efficace al punto che certe volte si può dire di essa la stessa cosa che designa la predicazione profetica (1Cr 25,2).
Un buon numero di sottotitoli dei salmi che sono difficilmente comprensibili sono indicazioni per i maestri di musica; lo stesso è per la parola che ritorna frequentemente 'sélah', intercalata nel testo del salmo e che si presume indichi un interludio da inserire a quel punto. Lutero annotava: "il 'sélah' sta a indicare che a quel punto bisogna fare una pausa e soffermarsi a riflettere sulla parola del salmo; poiché i salmi esigono uno spirito tranquillo e pacificato che sia nella disposizione di afferrare e comprendere ciò che lo Spirito Santo gli propone".
I salmi sono stati senza dubbio prevalentemente cantati a cori alternati; ciò era facilitato dalla forma in cui sono disposti i loro versetti: ognuno dei due membri del versetto è legato all'altro in modo che essi esprimono lo stesso pensiero con parole diverse.
E' appunto ciò che si dice parallelismo degli stichi; questa forma non è fortuita, al contrario essa induce a non interrompere la preghiera, e allo stesso tempo invita a pregare assieme agli altri.
Per noi che siamo abituati a pregare affrettatamente, ciò che sembra una inutile ripetizione è in realtà un vero approfondimento e raccoglimento nella preghiera; ed è anche il segno che molti credenti, anzi tutti i credenti, compiono una stessa preghiera con parole diverse. La forma dei versetti esige così da noi in modo particolare che preghiamo i salmi in comune.

  La preghiera liturgica dei salmi

In numerose chiese i salmi sono cantati o letti in forma alternata la domenica o anche quotidianamente. Questa chiese hanno saputo conservare a se stesse una immensa ricchezza; infatti è solo mediante un uso quotidiano che si può penetrare progressivamente in questo divino libro della preghiera.
"Con una semplice lettura occasionale, queste preghiere sono per noi troppo dense di pensiero e troppo forti, così che ci è poi facile rivolgerci a nutrimenti più facili. Ma chi ha cominciato a pregare il salterio in modo serio e regolare abbandonerà presto le altre preghierte facili, particolari e pie, e dirà: non certo in queste vi è la forza, il vigore, la violenza e il fuoco che trovo nel salterio; queste piccole preghiere mi sembrano troppo fredde e troppo prive di sentimento" (Lutero).
Quando perciò nelle nostre chiese non preghiamo più i salmi, abbiamo una ragione di più per usare il salterio nelle nostre preghiere quotidiane del mattino e della sera, per leggere e pregare ogni giorno alcuni salmi, e per quanto ci è possibile in comune, così da poter percorrere questo libro più volte durante l'anno e entrare in esso sempre più profondamente. Ma dobbiamo allora evitare di fare una scelta secondo il nostro gusto, perché in tal caso faremmo un'offesa al libro di preghiera della Bibbia, dato che stimeremmo meglio di Dio stesso ciò che dobbiamo pregare. Nella chiesa antica non era affatto un caso straordinario il conoscere a memoria 'tutto il Davide'; in una chiesa orientale era anzi una condizione per poter accedere al ministero ecclesiastico. Il padre della chiesa Girolamo racconta che al suo tempo si poteva sentir cantare i salmi nei campi e negli orti. Il salterio ha riempito tutta la vita della giovane cristianità.
Ma ciò che è ancor più importante di tutto ciò, è che Gesù è morto in croce avendo sulle labbra le parole dei salmi.
Se una comunità cristiana perdesse il salterio, perderebbe un tesoro incomparabile; ma se lo riscopre, essa potrebbe ritrovare delle forze insperate.

 


da: Dietrich Bonhoeffer, Pregare i salmi con Cristo
Edizioni Queriniana 1981 (4° edizione), pg. 33-44

 

 
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