TEMPO LITURGICO
 
 



Affascinati dalla Trinità

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito

Il cammino che il tempo di Pasqua ci ha offerto, ci ha progressivamente introdotti nella personalità di Gesù, ma il mistero che qualifica Gesù è così grande che il Maestro stesso, al termine del Vangelo di questa mattina, ci ha detto: “Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine dei secoli”. Il Signore è rimasto in mezzo a noi per attirarci progressivamente nella sua esistenza: è il senso stesso della nostra vita.

Quando noi ci poniamo la domanda quale valore abbia la nostra vita noi intuiamo chiaramente come essa sia una continua attrazione nel mistero di Dio; quando nel brano evangelico abbiamo sentito quell’espressione a noi sommamente nota “battezzare nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo” Gesù ci dice che in quella formula “battezzare” c’è il mistero della attrazione continua nelle tre Persone divine.
Battezzare non è porre un rito, ma dire un processo di vita che qualifica per tutta la storia e per l’eternità il soggetto: una attrazione inesauribile nelle tre Persone divine. La bellezza dell’essere discepoli è entrare in questo continuo processo dove il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo ci attirano a sé e ci trasfigurano in sé.
Il battesimo non è un rito, è il mistero della continua nostra trasfigurazione nelle tre Persone divine. Ecco perché Gesù ha detto: “Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine dei secoli” perché quando l’uomo sarà veramente trasfigurato nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo, noi in semplicità dobbiamo dire “noi”… non è l’eternità beata? L’eternità beata è realizzare in pienezza quella attrazione nella fede e nel sacramento che si è iniziata nella storia. L’eternità è questo fascino trasfigurante di Dio che sarà veramente inesauribile…ecco perché il Signore ha detto: “Io sono con voi tutti i giorni” perché da me dovete imparare a lasciarvi prendere nel mio mistero!

Il cristiano infatti quando vuol entrare nello specifico della sua storia e della sua esistenza intravede questa affascinante avventura: fin dal mattino di ogni giornata c’è una attrazione: il Padre, nella potenza dello Spirito Santo, ci attira a Cristo perché Cristo, attraverso la potenza dello Spirito Santo, ci faccia accedere al volto ineffabile del Padre.
Non è quella formula molto semplice che la Chiesa dal quarto secolo in poi ci ha regalato e che noi ripetiamo sia nella vita di preghiera personale che nella vita di preghiera ecclesiale: “Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo” dove questa formula da una parte dice la fonte della nostra vita, dice il cammino dell’istante e ci fa intravedere la trasfigurazione?

 

Affascinati dalla Trinità, gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito, gustiamo il dimorare delle tre Persone in noi, le quali ci attirano. Ogni volta che diciamo questa formula dovremmo avvertire un processo di assunzione nella vita delle tre Persone divine!

Spesse volte noi siamo abituati alle formule eppure, queste formule, la Chiesa fin dai primi secoli ce le ha regalate per inebriarci di quella vita divina che poi è la verità della vita umana. Quando noi saremo veramente uomini?

Quando la Trinità ci avrà trasfigurati in sé.

Questa esperienza che ci deve affascinare quindi, ritrovare la nostra esistenza immersa nelle tre Persone divine, è una realtà normale della vita. Non so se abbiamo notato come nella seconda lettura la Chiesa abbia scelto quel testo dell’Apostolo per dire che il mistero trinitario –
e l’anima di quel testo – è la preghiera.

 
 


La preghiera è la vitalità trinitaria.

Infatti se entriamo nel profondo significato del nostro pregare ci accorgiamo che pregare è fondamentalmente essere attirati in Dio.
Noi qualche volta pensiamo che siamo noi a pregare: non è affatto vero! Nella preghiera “è Dio che prega Dio” perché il principio del pregare è l’attrazione che Dio, che abita in noi, opera continuamente!
Il pregare è il vivere della Trinità in noi. Spesso quando preghiamo siamo tentati da questo problema: cosa vado a dire al Signore? Chi dice così ha già smesso di pregare perché la verità del pregare è il movimento divino in noi che non necessariamente diventa una formula.
Il pregare è la potenza dello Spirito Santo che ci immedesima progressivamente in Cristo e ci dà lo stesso gusto di Gesù che si rivolge a Dio chiamandolo Padre.
Il pregare è il gustare l’attività dei Tre in noi e quando entriamo in questo stile di preghiera le formule sono linguaggi, non sono il mistero.
Il pregare in silenzio è lasciare agire loro Tre in questa attrazione veramente inesauribile che ci porta alla trasfigurazione: ogni volta che noi preghiamo dovremmo dire in semplicità a quei Tre personaggi: “Parlate in me e offrite quello che volete a voi stessi”!

E’ la semplicità della preghiera!

Allora credo che il cristiano ogni volta che dice: “Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo” dice semplicemente: ecco quello che sto vivendo, ecco la meta verso la quale va la mia vita poiché, vedete, il Signore – lo sappiamo esattamente – ha scelto le cose più semplici e più brevi per dire quelle più importanti e quelle eterne.
Sono specie di finestre sull’ Infinito che adesso ci affascinano, ma che domani rivestirà di gloria le nostre persone… Ogni volta che diciamo: “Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito” apriamo questa finestra dove la Trinità attraverso il nostro gesto orante ad aprire la finestra, ci orienta attirandoci a quella gloria futura che è il senso stesso della nostra vita.

Il Signore è rimasto con noi per dirci questo ogni giorno e se noi, nell’esperienza della fede, riuscissimo ad intravedere questa ricchezza, non siamo più soli, noi siamo sacramento dei Tre e quando noi riusciamo ad intravedere questa bellezza, allora ogni solitudine diventa comunione e ogni solitudine si apre a quella comunione della Gerusalemme del cielo che è pienezza divina.
Ecco perché il Signore questa mattina ci chiama a celebrare la festa della Trinità, non per capire l’incomprensibile, ma per gustare l’Ineffabile…..e se noi riuscissimo ad entrare in questa ricchezza la nostra persona sarebbe il luogo in cui contempliamo i Tre che stanno giocando …

Non è l’Eucaristia?

Se guardiamo attentamente il mistero eucaristico sono le tre Persone divine in azione: il Padre ci dona il Corpo e il Sangue del Figlio nell’ebbrezza refrigerante dello Spirito Santo!
Noi dicendo “Amen” riveliamo questa fede: la Trinità in noi si fa desiderare, la Trinità in noi ci viene regalata perché la Trinità in noi sia sempre più radicata in prospettiva di pienezza di gloria!
Viviamo così questo mistero, ritroviamo la semplicità della vita in modo che quando camminiamo potremmo anche essere soli, ma stiamo passeggiando con le tre Persone divine.

 
OMELIA di Mons. Antonio Donghi, 7 giugno 2009
http://antoniodonghi.wordpress.com/2009/06/
 
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