TEMPO LITURGICO
 
 



Meditazioni sull'Eucaristia

L'adorazione

"L'aorazione del Santissimo Sacramento: ecco il fondamento della vita di ogni uomo".
(Charles de Foucauld, 15 giorni con Charles de Foucauld)

L'adorazione eucaristica non è un rituale marginale nella Chiesa. Può avere varie forme ma nella sua sostanza rimane un'occasione permanente di incontro con Cristo, centro di tutto, e con il centro di noi stessi. Ci permette di entrare nello spazio del silenzio e della verità, di lasciare dietro di noi tutto ciò che è rumoroso, superficiale, non essenziale. Questo silenzio può diventare la dimora dove torniamo, la via che conduce dal profano al Santissimo. E basta così poco: "Basta un solo slancio della mente e siamo nel cuore di Dio, poiché chi è Dio ci è detto e donato nell'Eucaristia" (H:U: von Balthasar).

L'adorazione - una delle manifestazioni dell'uomo credente -, da un lato esprime l'assoluta sovranità di Dio, dall'altra l'assoluta dipendenza dell'uomo a Dio. Con il solo atteggiamento dell'adorare riconosciamo la sovranità di Dio e confessiamo che egli è il Signore. Con l'adorazione ci inchiniamo davanti a lui con la coscienza di una totale dipendenza da lui, dipendenza cui è necessariamente legata la percezione della riconoscenza e della devozione.
Questa dipendenza, da un lato testimonia ed esprieme la nostra umiltà, dall'altro è la nostra suprema dignità, segno della nostra unicità nel rapporto con Dio: "Se la nostra adorazione eucaristica è autentica, dovrebbe crescere in noi la percezione della dignità di ogni uomo", soleva dire Giovanni Paolo II.

L'adorazione è l'espressione della stima che appartiene solo a Dio. Permette all'uomo di provare chi è Dio. La lode e l'adorazione di Dio sono l'espressione del fatto che bisogna lodare Dio per lui stesso, non solo per i suoi doni: "Stiamo davanti ad un gesto incredibile dell'amore di Dio, davanti al quale rimane un unico atteggiamento dell'uomo, cioè il consegnarsi adorante, pieno di gratituidine senza limiti" (C.M. Martini).
Nel momento stesso in cui nell'adorazione mi rendo conto della mia nullità a confronto con l'immensità di Dio, dimostro il valore dell'adorazione e di colui che si mette in adorazione, che è creato per la comunione con Dio, e diviene: capax Dei [capaci di (ricevere) Dio)].


 
"Lo stare da soli con Dio non ci deve separare dagli altri, ma aiutarci ad amarli con l'amore più tenero"
(Magdeleine Hutin, Règle de vie)

L'adorazione unita alla preghiera per gli altri, alla preghiera nella quale ci mettiamo davanti a Dio in nome di coloro con i quali vivaimo e lavoriamo, è uno degli aspetti più caratteristici della missione dei Piccoli Fratelli e Sorelle di Gesù che il padre spirituale, Charles de Foucauld, ha lasciato loro in eredità. L'adorazione vissuta così non è una fuga nella solitudine, fuga da coloro che sono intorno a noi. Al contrario! I Piccoli Fratelli e Sorelle si sentono chiamati a pregare per le persone sofferenti, a intercedere per la sofferenza umana. Vogliono mettersi in preghiera davanti al Signore per conto di coloro con i quali s'incontrano quotidianamente nel mondo e con i quali condividono l'abituale vita lavorativa. Lungo la giornata cercano di svolgere, ovunque siano: sulla strada o nelle fabbriche ma, in modo particolare, in disparte nell'adorazione, il compito di intercessione che si sono assunti per gli altri.

 


Il fondatore dei Piccoli Fratelli, René Voillaume, quando definiva questo stile di preghiera, si rifaceva all'esempio di Gesù stesso che, da un lato condivideva il destino e la sofferenza di tutti gli uomini e, dall'altro, era sempre intimamente unito al Padre; per questo pregava per gli altri e incessantemente li portava nella preghiera al Padre.
L'unione di questi due aspetti fa diventare la preghiera "adorazione" in nome di tutti: "L'adorazione che sgorga dal cuore pienamente dedito al servizio del prossimo è un'adorazione vera e pura".
Questo tipo di adorazione, soprattutto dopo una giornata piena di lavoro, è naturalemnte diverso dall'adorazione di coloro che in un monastero possono dedicare ad essa i momenti migliori della giornata. Non possiamo d'altro canto vedere l'adorazione per gli altri come una fonte di forza per il giorno successivo, anche se qualche volta lo è. L'adorazione è piuttosto un duro lavoro, è un'espressione di fede nel Signore e di abbandono in lui, è l'espressione dell'amore verso coloro per i quali preghiamo.

Stanchi, esausti, affermiamo che solo Gesù può cambiare le vite umane, non noi stessi né i nostri sforzi.


  da: Vojtech Kodet, Meditazioni sull'Eucaristia,
Edizioni Città Nuova 2007, pg. 69-70
 
web site official: www.suoredimariabambina.org