TEMPO LITURGICO
 
 



Meditazioni sull'Eucaristia

Mistero della fede e sacramento del cuore

"Non vedere nel pane e nel vino dei semplici e naturali elementi, perché il Signore ha detto espressamente che sono il suo corpo e il suo sangue: la fede te lo assicura, benché i sensi suggeriscono un'altra cosa"
(Cirillo di Gerusalemme, Le catechesi mistagogiche VI,6)

L'Eucaristia è veramente mistero di fede che trascende il nostro modo di pensare e può essere accettato solo nella fede, scrisse Giovanni Paolo II. Nessun mistero può essere capito pienamente con la nostra ragione e spiegato con le nostre categorie.

René Voillaume, il fondatore dei Piccoli fratelli di Gesù, durante gli esercizi spirituali in Vaticano nell'anno 1968 si espresse in questo modo: "Gesù ha lasciato l'Eucaristia agli uomini e, qualsiasi cosa facciamo, egli è qui e sarà con noi fino alla fine dei tempi. La gente può solo tentare di capire il significato dell'Eucaristia".
Però, senza la volontà di capire che cosa in realtà celebriamo e per quale motivo, si possono correre due rischi:

- cadere in un formalismo vuoto e vivere la messa alla maniera di un sassolino buttato nel torrente. L'acqua scorre intorno a lui da ogni parte, ma dentro il sassolino rimane asciutto, non viene toccato dall'acqua.
- oppure avvicinarci alla celebrazione eucaristica in modo "magico", con la convinzione che sia qualcosa di sacro a tal punto che basta essere semplici spettatori, mentre la grazia del sacramento "funziona" automaticamente, senza che noi facciamo nulla. Anche se nella nostra vita e intorno non cambia nulla, abbiamo l'impressione che già la semplice celebrazione della messa o la nostra partecipazione ad essa diano al mondo tali valori ... che non c'è bisogno di fare altro.

Per questo fin dai tempi antichi la Chiesa ci offre la catechesi per spiegare al cristiano il significato dell'Eucaristia. Ciò nonostante, nulla può sostituire il desiderio individuale di avvicinarci il più possibile al Signore nell'Eucaristia. Non si impara a pregare leggendo libri sulla preghiera, ma solo cominciando a pregare con perseveranza. Analogamente non si può apprezzare pienamente il mistero dell'Eucaristia per la nostra vita finché non si trova il tempo di "esporsi" personalmente alla presenza nascosta di Gesù nell'Eucaristia, finché non ci si "interessa" al significato profondo di questo avvenimento e non ci si "accosta" alla celebrazione eucaristica con tutto il cuore.


 

"Il sacramento del cuore di Gesù è raggiungibile in pienezza solo con un cuore aperto. Chi riceve il sacramento del suo cuore e non prepara il il cuore proprio, non ha capito Cristo"
(Kar Rahner, Betrachtungen zum ignatianischen Exerzitienbuch)

L'Eucaristia non è una verità da scrutare, ma una realtà dalla quale bisogna lasciarsi afferrare. Non stiamo davanti a qualcosa, ma davanti a Qualcuno.
Non ci aiuta nessun pensiero nobile, neppure la conoscenza dei documenti della Chiesa sul mistero dell'Eucaristia finché non incontriamo personalmente, cuore a cuore, il Cristo che in questo sacramento si offre per noi e offre se stesso come fonte della vita.

 
 


Nessun sacramento della Chiesa, neanche l'Eucaristia, è efficace in modo magico. La comunione non ci dispensa mai dalla responsabilità personale per la nostra vita spirituale e, ancor meno, può sostituire il nostro rapporto personale con Cristo. Perché si manifesti nella nostra vita la forza nascosta del sacramento, bisogna prima di tutto accettare personalmente ciò che il Signore stesso ha fatto per ognuno di noi e, nella Chiesa, sta facendo tuttora. Occorre aprire nuovamente a lui il proprio cuore, convertirci pienamente a lui. Naturalmente tutto questo richiede anche una nostra decisione e, almeno, una "minima" preparazione all'incontro con lui.

Vale la pena prestare attenzione al fatto che in molte chiese abbiamo tolto - o ridotto - le pratiche tradizionali di preparazione alla comunione, le preghiere di ringraziamento, oppure le benedizioni solenni con il Santissimo Sacramento, senza sostituirle con qualcosa di meglio. Forse questo è accaduto per un rifiuto generalizzato verso i formalismi, oppure per convinzione che queste forme di pietà fossero fuori tempo. O, forse, per una specie di illusione sulla nostra maturità cristiana che, nel nostro rapporto con Dio, non avrebbe più bisogno di pratiche intermedie.
Non è però scontato che oggi sappiamo vivere l'Eucaristia in modo più personale e profondo. Certamente sarebbe diffcile tornare verso alcune forme di pietà che non sentiamo più come nostre. Forse dovremmo cercarne di nuove.
In ogni caso c'è bisogno di preparare il nostro cuore all'incontro con colui che ci ama e si offre per noi.
Dove si coinvolge il cuore dell'uomo, dove si dà spazio all'amore, al rispetto alla gratitudine, là si realizza sicuramente anche una forma adeguata per esprimere a Gesù questo rapporto di fede.


  da: Vojtech Kodet, Meditazioni sull'Eucaristia,
Edizioni Città Nuova 2007, pg. 9-12
 
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